Ultima modifica 16 Giugno 2023

Sappiamo tutti che cos’è l’anoressia.

Una patologia subdola e complicatissima da gestire. Un fenomeno terrificante che purtroppo fa sempre notizia e rimpingua gli scaffali delle librerie delle tragiche testimonianze di quanti si sono quasi lasciati morire di fame.

Quello che forse non è noto è che di anoressia si può soffrire persino in età prescolare.

Un assoluto rifiuto del cibo nei bambini è piuttosto infrequente, poiché legato a disturbi mentali e psicologici piuttosto gravi. Sarebbe quindi un’evenienza rara…

Baby Anoressia

Ma secondo i dati diffusi recentemente dal National Health System, in Gran Bretagna, negli ultimi tre anni, 98 bambini di età compresa tra i cinque e i sette anni sono stati ricoverati in ospedale a causa di disturbi alimentari normalmente associati all’adolescenza o all’età adulta, come l’anoressia.
Nello stesso periodo, e per gli stessi motivi, sono stati ricoverati altri 99 bambini tra gli otto e i nove anni, 400 tra i dieci e i 12 anni, e 1.500 tra i 13 e i 15 anni.

Il fenomeno è presente da tempo anche in Italia.

Secondo il direttore del Centro per i disturbi del comportamento alimentare del Niguarda di Milano, un punto fermo per la lotta di queste patologie, 9 pazienti su 10 sono ragazze quindicenni, ma è capitato di curare anche bambine di appena 9 anni.

E’ la “baby-anoressia”, ancora più pericolosa perché rischia di bloccare la crescita.

L’insorgenza sempre più precoce dei disturbi alimentari è una realtà dalle ragioni ancora incerte. Gli esperti la imputano all’anticipato sviluppo puberale e alla struttura di una famiglia mal definita, spesso troppo presa dal quotidiano per focalizzarsi sui problemi dello sviluppo psicofisico del bambino.

Ma le cause principali sarebbero dovute al martellamento mediatico del messaggio: “Magro è bello”, un modello di riconoscimento fuorviante che riesce a influenzare anche i bimbi piccolissimi.

Baby Anoressia

E’ per questo che il libro “Maggie goes on a diet”, destinato ai bambini dai 6 anni ha destato un vespaio di polemiche. Nella quarta di copertina si legge che la protagonista è una quattordicenne in forte sovrappeso che diventa una star della squadra di calcio della scuola dopo una drastica dieta. Il testo è opera di Paul Kramer, un papà americano già autore di altri volumi per ragazzi. Secondo le intenzioni di questo scrittore, il libro costituirebbe uno strumento efficace per combattere l’allarmante fenomeno dell’obesità infantile negli USA, dove il tasso dei bimbi in forte sovrappeso sarebbe aumentato del 119% fra il 1999 e il 2006. Secondo gli esperti rimanderebbe invece un messaggio di altra natura e incoraggerebbe i ragazzi a mettersi a dieta ferrea, scaraventandoli nell’inferno dell’anoressia. Non sono meno tenere le critiche di alcuni genitori che non esitano a definire il libro come un abominio che equipara la magrezza all’unico mezzo per regalare fiducia in se stessi.

Di per sé, un regime dimagrante (se effettivamente necessario) non causa un disturbo alimentare. Quello che è pericoloso è associare la dieta a una situazione di bassa autostima legata all’immagine che il bambino ha di se.

Spesso è sufficiente un commento infelice ai danni di una bimba un filino troppo in carne per scatenare una reazione di rifiuto del cibo, a volte le basta maneggiare bambole sempre più filiformi per sentirsi “brutta”e inadeguata. Avere un vitino da vespa e due gambe chilometriche è un plusvalore. Apparire, non essere.

Gareggiare su chi è più magra, e quindi socialmente accettabile.

Anche a cinque/sei anni.

A questo proposito vi racconto un aneddoto personale. Quest’estate la mia (splendida e assolutamente normopeso) nipotina di 8 anni mi ha più volte chiesto se fosse grassa. Ho fissato le sue braccine affusolate e le ho chiesto:

“Tesoro, ma chi te l’ha messo in testa che sei grassa?”

“Beh…” ha risposto serissima lei “Me l’hanno detto X e Y e pure Z. Non lo vedi che ho la pancetta? Sono grassa…”

“Ascolta, gioia. Tu pensi che la zia sia bella, giusto? Me lo dici sempre…”

“Certo zia, tu sei bellissima…”
“E perché sono bella?”
“Perché ridi sempre, sei buffa, mi racconti le favole come fanno al teatro e sei fichissima quando balli Danza Kuduro…”

“Ecco, appunto…” e, mostrandole i miei (autentici) rotolini, le ho chiesto: “Hai visto la mia pancetta, sì? Pensi che se la zia fosse più magra sarebbe più brava a fare quelle cose?”
“Ma no, certo che no! Le faresti comunque…”

“Le faccio, amore mio, perché io sono quella che sono. Non sono la mia pancetta, sono zia Luana. Punto e basta. Se poi un giorno dovessi perdere un po’ di peso, non sarei più brava, più intelligente o più felice. Sarei soltanto più magra, lo capisci?”

“ Sì, zia. Lo capisco… Te l’ho mai detto che ti voglio bene?”
“ Si, tesoro. Anche la zia ti vuole un mucchio di bene…”

Ma non voglio affatto bene a X Y e Z.
Se becco quegli imbecilli che hanno messo in testa a un fiore di ragazzina che deve assomigliare alla Barbie per essere strafiga, giuro che li metto sotto con la macchina.
Due volte, e pure di retromarcia.

La redazione del magazine. Nato nel maggio 2013, da marzo 2015, testata registrata al tribunale di Milano. Mamme di idee rigorosamente diverse commentano le notizie dell'Italia e del mondo, non solo mammesche.

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