Bambini e animali: un magico sodalizio

0
2142

Decidere di far vivere i nostri bambini con un animale è un atto di grande responsabilità e impegno. Oltre ad essere un investimento di non poco rilievo sull’educazione, l’emotività e la crescita dei nostri “cuccioli” umani.

La mia esperienza in tal senso è stata colorata, felice, sensazionale e colma di stupefacenti effetti speciali che hanno reso più luminosi i primi sette anni e mezzo di vita di mio figlio.

Voglio raccontarveli in modo semplice e spontaneo, senza studi, analisi e sondaggi, semplicemente per descrivervi quello che succede nel quotidiano in questa convivenza.

I bambini vedono nell’animale, all’inizio, un’entità “X”, non meglio identificata, che nel loro mondo dove cercano attenzione a 360°, può risultare invadente e antagonista.
Non sempre esternano questa sensazione, soprattutto se pensavo di farci arrabbiare.
Questa può essere una delle ragioni che induce il bimbo a fare dispetti all’animale o a maltrattarlo.

Bambini e animali: un magico sodalizio

bambini e animali

Di contro, il cane, nel caso specifico, non comprende inizialmente cosa sia quell’essere che urla, piange e si dimena che non interagisce con lui e gli toglie attenzione.

Basta un po’ di pazienza per far si che entrambi comprendano che nessuno dei due toglie spazio all’altro. Ciò avviene, in genere, verso i tre anni di età del bambino, quando inizia a parlare e a giocare.

Il nostro compito, in tal senso, è quello di sgridarli entrambi.

Se esagerano e di renderli partecipi entrambi della vita di ognuno, per esempio quando il cane mangia, va a passeggio e gioca o quando cambiamo il bimbo, usciamo, gli facciamo il bagnetto e gli diamo la pappa.

Come d’incanto, inizieranno a rispettarsi, ad amarsi e a condividere il gioco.

I bimbi assimilano tutto e comprendono cose dagli animali che noi adulti non siamo più in grado di recepire.

Piano piano il bimbo inizia a preoccuparsi se il cane è a casa da solo, se ha freddo, caldo, se è comodo in macchina o se sta bene.
Questo unicamente perché capisce la dipendenza dell’animale dall’uomo in modo più facile del nostro, lo capisce perchè vive le stesse emozioni.
Imparano da subito il rispetto per quell’essere vivente che gli esterna sentimenti sinceri e spontanei, che gli dedica attenzione e che lo difende.

Quell’egoismo iniziale si tramuta in affetto e la diffidenza scompare lasciando posto ad un senso di responsabilità che li aiuta a riconoscere le esigenze reciproche.

Il cane che ha vissuto questa esperienza senza frustrazioni e privazioni, riconosce in quel bimbo cresciuto un amico e un piccolo padrone.

Gli sta vicino, lo cerca, gli da affetto e ci gioca creando talvolta con lui un rapporto anche più stretto che con l’adulto.

Tutto ciò non può e non deve mai avvenire, a mio modesto parere, senza la supervisione dei genitori.

Non dobbiamo mai dimenticare che uno è un animale ed è soggetto a confondere movimenti, atteggiamenti e urla e l’altro è un essere umano troppo piccolo ancora per limitare in modo corretto la sua esuberanza.
Dai quattro ai sette anni, l’unione tra la mia cucciolotta, una femmina di pastore tedesco e il mio bimbo, aveva stemperato e smussato tutte le difficoltà iniziali creando tra loro un’empatia e un affetto davvero speciali.
Nel mio piccolo uomo ho visto crescere il rispetto per lei e per tutti gli animali che lo circondano, comprendendone le differenze e le necessità, ho visto nascere e ingigantirsi l’amore, ho visto apparire in lui il senso di rinuncia e sacrificio e, soprattutto, ho visto il modo in cui si guardavano scambiandosi sguardi di complicità e intesa che mi risulta difficile descrivere.

In lei ho visto aumentare quella devozione che per sua natura già aveva verso l’essere umano, ma che con lui prendeva le tonalità della difesa e della protezione.
L’ho vista stare al suo fianco se stava male, aspettarlo all’angolo del cancello quando usciva e corrergli incontro appena lo vedeva in lontananza.

E’ stata una grande esperienza che ha richiesto da parte di tutta la famiglia tanto impegno, estrema attenzione e molta fatica. Ma che ci ha ripagato enormemente nel riconoscere quanto importante siano stati questi anni per la crescita del nostro ometto.

Oggi lei non c’è più e anche in questo vedo la crescita emotiva e interiore del mio bimbo, la ricorda e la pensa con serenità, affetto e passione.

Quello che ha dato a me nei tredici anni di vita insieme è impossibile da descrivere, non so, è come vivere su una ruota panoramica per 365 giorni ogni anno, il sorriso non ti si spegne mai!

Ma questa è tutta un’altra storia……

® Riproduzione Riservata

Mamma e nonna strafelice. Compagna di una donna che mi ha fatto riscoprire la voglia di vivere.

Rispondi