Bamboccioni si diventa…a scuola?

Ultima modifica 20 Giugno 2019

 

bamboccioniUn’amica “di tastiera” mi gira questo articolo: una mamma lavorativamente molto impegnata (come tante) si lamenta dell’inserimento alla scuola materna dei suoi bambini, affermando che le insegnanti, pur vedendo i bambini tranquilli, l’hanno trattenuta a scuola per completare un protocollo che di solito si applica.
Per di più, l’atteggiamento della scuola materna in questione viene considerato un’importante spinta  al “bamboccionismo” 

Come ho commentato con la mia amica, credo che sia un caso non unico ma almeno molto raro e questo mi toglie forza all’espressione “follie dell’inserimento all’italiana” che compare nel titolo.

Mai fare di tutta l’erba un fascio, avendo conosciuto solo una realtà.

Oltre ad aver inserito un’ottantina di bambini in prima elementare, ho “atteso” l’inserimento delle mie figlie al nido, alla scuola materna (qui, ad onor del vero, lo ha fatto egregiamente il papà) e alla scuola primaria.

Da mamma dico “ho atteso” perché al nido, per entrambe, non mi hanno fatto entrare in aula. Mi hanno soltanto chiesto di aspettare all’ingresso sul divanetto a forma di mucca (comodissimo) nel caso ci fossero stati problemi…dopo mezzora ero fuori a fare la spesa e loro dentro a giocare nella piscina di palline.

Dal racconto del papà alla scuola materna: è entrato in classe un quarto d’ora, ma poi lo hanno invitato ad uscire tranquillamente mentre la piccola faceva un puzzle.

Per quanto riguarda l’ingresso della maggiore alla scuola primaria, mia figlia è entrata in classe e mi ha  detto: “Ciao mamma!”  iniziando a parlottare con le amiche ritrovate. Le maestre hanno poi organizzato un’accoglienza molto carina in palestra con i bambini-tutor delle classi quinte che hanno preso per mano i piccoli e via…di nuovo in classe da soli.

Per la cronaca un suo compagno piange ancora dopo una settimana, ma la mamma a scuola non c’è…per la serie “gli passerà” con qualche coccola dell’insegnante.

3 scuole su 3 hanno avuto lo stesso atteggiamento…fortunata io, oppure è una consuetudine che raramente viene disattesa?

Essendo anche insegnante, posso confermare di aver accolto molti bambini con la stessa modalità: si tende, cioè, a tenere fuori i genitori per una questione di principio…e anche di spazio.

I genitori, siamo sinceri, occupano troppo spazio in senso reale e “figurato” in una classe, sono proprio ingombranti…sproporzionati…non hanno neanche le sedie adatte!!!
Sembrano anche imbarazzati…non è il loro posto, diciamolo!

Si sa, inoltre, che i bambini con i genitori presenti, tendono a desiderare la coccola (niente di più bello e naturale, tra l’altro) e a non concentrarsi sulla novità dell’esperienza.

Infine, dato che giustamente non tutti i genitori possono trattenersi per motivi di lavoro, l’effetto “Perché tu hai la mamma qui e io no?” può essere devastante…come un domino di pianti accorati.

Io ho avuto due inserimenti difficili (ma difficili un sacco), in 11 anni.

Bambini in gambissima, ottimi alunni, che all’inizio non hanno accettato il distacco in nessun modo per almeno un mese.

Mai mi è passato per la testa che fossero “bamboccioni” e infatti nel corso scolastico hanno dimostrato ogni giorno di sapersi assumere le proprie responsabilità senza mollare mai.
Anzi, mi scuserà uno dei due se ricordo il suo bellissimo piglio nel discutere in modo quasi adulto e coerente con noi insegnanti.

Le famiglie erano preoccupate all’inizio e li hanno aiutati parlando…uh! Quanto hanno parlato con i loro figli fuori dalla classe!!! Preparavamo due seggioline nel corridoio. Scene tenerissime e vere.

Genitori bravi che hanno saputo parlare, ma anche andarsene senza voltarsi, mentre i figli in lacrime venivano trattenuti dai nostri abbracci. Magoni da mandare giù fino a casa.

Perché anche questo accade. I bambini a scuola lo sanno da subito che “non è rose e fiori”.

Solo chi è fuori non se ne accorge.  

Vorrei dire alla mamma dell’articolo che dovrebbe considerarsi fortunata e anche una brava madre, e che i suoi figli non saranno bamboccioni solo perché è rimasta un’ora con loro a scuola…anzi.

E non sa neanche quante volte in un giorno i suoi bambini si sentiranno dire : “Fai da solo, se hai perso il colore cercalo, trova la soluzione, se hai caldo non devi chiedere di togliere la felpa, se hai freddo chiedi di uscire e vai a prenderla” .

Quindi affibbiare una nuova responsabilità di questo tipo alla scuola mi sembra un po’ fuori luogo.

E’ vero che la scuola può fare tanto a favore dell’assunzione di responsabilità e della conquista dell’autonomia, e lo fa dal momento che esiste.  

Il bambino ogni giorno è a scuola senza genitori e non ha l’esclusiva su nulla. Inizia una sua vita. Sta al genitore stargli dietro in questo, apprezzarne la crescita e spingere all’autonomia. E’ proprio qui che la mamma e il papà devono cogliere al volo le mille occasioni di “dare acqua” al seme dell’autonomia.
Certo ci vuole tempo e pazienza nell’assistere un bambino che prepara il suo zaino da solo leggendo l’orario.
Certo che i tempi di oggi non ci aiutano affatto. Si deve fare quello che si può e per i figli anche un po’ di più.

Ritornando all’articolo, non sarà mica uno “scaricabarile” per giustificare ed esorcizzare un insuccesso educativo (che magari neanche si verificherà)?

E inoltre, anche i cuccioli animali vengono assistiti dai loro genitori finché non arriva il momento di cavarsela da soli… e pensare che loro non hanno neanche le maestre e le scuole a deciderne i tempi. Se per qualche bambino fosse troppo presto?…Lui non ha mica scelta; una piccola giraffa invece sì.

 

Ylenia Agostini

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