Ultima modifica 3 Giugno 2021

Capita frequentemente di sentire alcuni racconti da parte di alcune mamme, dove vengono dipinti bambini assolutamente bravi, educati, rispettosi, calmi, sereni nell’ambito scolastico, mentre nel contesto casa sembrano essere tutto l’opposto.

Un tornado in casa

Qualcuna di voi si riconosce in questa descrizione?

Ve la racconto meglio con un esempio.
Elisa è una piccolina di 3 anni fatta proprio così!
La mamma non riesce a gestirla a casa perché Elisa si oppone a tutto ciò che lei le propone. Sembra permanere nella famosa fase del no, detta anche dei “terribili due” perché esplode proprio a quest’età.

Sappiamo però che quando si parla di bambini l’età può essere relativa.

In questo caso infatti i comportamenti tipici di Elisa ricalcano comunque la suddetta fase specifica. La bambina rifiuta la mamma, la allontana, predilige stare con il padre, al quale acconsente alle diverse richieste, mentre con la madre esprime il totale rifiuto.

Senza andare ad analizzare troppo il caso, il quale racconta anche di un rapporto madre-figlia particolare, vorrei soffermarmi proprio sulla differenza dei comportamenti che Elisa mette in atto nei diversi contesti.

Eh si! Perché lei a scuola o nei contesti non-casa è appunto serena, accondiscendente all’altro, rispettosa delle regole e di quel minimo di autorevolezza necessaria che un adulto è giusto che trasmetta ad un bambino.

Secondo voi perché Elisa si comporta in questo modo?

I pensieri potrebbero andare nella direzione di un possibile “nodo” critico nella relazione con la sua mamma. Elisa potrebbe opporsi perché è arrabbiata con lei, potrebbe farle pagare lo scotto per un torto subito, potrebbe opporsi per separarsi psicologicamente da lei per sentirsi una personcina indipendente.

Quest’ultimo concetto è appunto tipico della famosa fase che citavo prima, ovvero spiega il perché serve la fase del no nei bambini.

Questo però è solo un lato della medaglia.Quello difficile, critico, negativo, se vogliamo utilizzare questo aggettivo per intenderci.

E quello positivo potrebbe esserci in questa storia?
C’è. Ma la mamma in questione non ha potuto vederlo da sola.
Ha chiesto infatti aiuto.
Quale può essere secondo voi?
In questo caso che vi ho raccontato la parte positiva è questa.

Elisa è libera di portare alla mamma tutte le sue emozioni, tutti i suoi vissuti, sia quelli critici che quelli positivi.

Nella mamma trova sicurezza, trova le risposte, rassicurazione, conforto, la possibilità di un contenimento di pensieri ed emozioni altrimenti soffocanti, la ragione di una spiegazione.

Quante cose esprime quindi questa bambina con questi comportamenti!

Il mio invito è qui quello di poter trovare l’altra faccia della medaglia, poiché non tutti i mali vengono per nuocere, poiché in ogni difficoltà può comunque esserci un aspetto costruttivo, di crescita, come per Elisa e la sua mamma.

Sono mamma di una splendida bambina. Terapeuta EMDR, Psicoterapeuta (specializzata in psicoterapia dell'infanzia, dell'adolescenza e delle coppie), Consulente per il Tribunale di Varese in materia di separazione/divorzi e Formatrice in progetti di prevenzione al maltrattamento ed abuso infantile. La psicologia non è solo un lavoro ma una vera e propria passione.

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