Ultima modifica 20 Giugno 2019

Blue Whale Challenge, un fenomeno diventato una moda del momento tra gli adolescenti. Ne avevamo già parlato qui. Oggi vorremmo approfondire l’argomento con qualche riflessione di tipo psicologico. Perché gli adolescenti ne sono così attratti? Cosa li spinge ad arrivare a tanto? Cosa può fare un genitore?

Blue Whale Challenge. La mente dell’adolescente

 

blue whale challenge

Partiamo dalla mente dell’adolescente. Esso si trova in un periodo di sviluppo dove gli è possibile costruire sistemi e teorie.

Ciò gli permette di sperimentare una fase di idealismo ed onnipotenza del pensiero, a cui la realtà, secondo loro, dovrebbe adattarsi (Piaget).

La difficoltà a mentalizzare, la tendenza ad essere impulsivi, lo scarso controllo degli impulsi, la disregolazione affettiva e, a volte, gli elevati livelli di rabbia formano un cocktail che può essere esplosivo.

Quello che tutti si chiedono, ovvero il perché non si fermano di fronte alle richieste di questa Blue whale challenge, è spiegato da questi fattori.

Loro credono di poter controllare la realtà, le loro azioni, faticano a dare un vero significato a quello che sta succedendo. La parte pulsionale li conduce ad attuare dei gesti gravi.

Questi atti autolesivi, ai quali i ragazzi acconsentono, vengono definiti “velleità suicidarie“.

Non sono “solo” dei modi per farsi del male. Ciò sottovaluta il significato implicito. Dal mio punto di vista, possono essere considerati dei veri e propri tentativi di suicidio.

E questi tentativi sono legati ai suicidi conclamati, divenuti attualmente la terza causa di morte per i giovani fra i 15 e i 24 anni (Maggiolini).

Blue whale challenge e il momento evolutivo della crescita nell’adolescente

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Quest’altro argomento apre qualche riflessione. E’ connesso alla capacità di accettare l’idea dell’ineluttabilità della propria futura morte. Ciò costituisce un momento evolutivo della crescita in quanto segnala l’accettazione dei limiti posti dalla realtà della vita. La caduta dell’onnipotenza sopra accennata. Una genuina e attiva accettazione della vita attraverso la rappresentazione mentale della possibilità del suo contrario (Pandolfi e Senise).

Quando tutto questo processo si blocca è come se l’adolescente rimanesse ancorato alla sua onnipotenza. Ovvero alla capacità di sfidare la morte. Di vincere su di essa, come se fosse una sfida e non un qualcosa di naturale. Questo spiega il perché esso accetti le sfide autolesive proposte dalla blue whale challenge e, soprattutto, la sfida di sé contro la morte stessa.
C’è un altro punto importante alla base di questa dinamica.

Ovvero, il rapporto con il proprio corpo ed il bisogno di attaccarlo e distruggerlo.

Gli adolescenti sono alla prese con l’adattamento e la costruzione della loro identità affettiva, relazionale, psichica e corporea. Lasciare il corpo e la mente del bambino che sono stati per indossare un corpo ed una mente pseudo adulti è un passaggio di crescita delicato.

Viene vissuto come una sorta di lutto, accompagnato da sentimenti di malinconia, tristezza, depressione.

Gli atti autolesivi, i tentativi di suicidio, la morte stessa possono salvare dalla drammaticità di questo momento. Di nuovo, si tratta di una fantasia magica ed onnipotente.

Blue Whale Challenge. Il ruolo del genitore.

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Detto ciò, il genitore ha un ruolo fondamentale e difficile.

L’osservazione e l’ascolto empatico dei segnali, dei gesti, dei vissuti del proprio figlio non devono mancare.

In questo periodo, i comportamenti tipici dell’adolescente, come ad esempio la chiusura verso l’adulto, possono essere facilmente fraintesi, ovvero è complesso attribuire ad essi un significato di normalità e di crescita oppure un significato di malessere e sofferenza.

E’ importante non sottovalutare, negare, trascurare i messaggi impliciti sottesi a tali atteggiamenti.

Li si osserva, nel tempo, con attenzione empatica, li si monitora, si cerca di comprenderli, anche insieme all’adolescente per quanto possibile.

Spesso allontanano e rifiutano il genitore. Questo è quello che vogliono far vedere.

In fondo, hanno bisogno della presenza, delicata e non intrusiva dell’adulto, hanno bisogno di regole e limiti che a volte chiedono a modo loro.

Non gli piace, ma hanno bisogno di essere accompagnati anche alla scoperta del mondo di Internet. Attraverso la presenza di un adulto aperto, che cerchi di entrare delicatamente nelle loro fantasie, nei loro vissuti, nella loro psiche.

Per comprenderli e passar loro gli strumenti necessari per potersi proteggere anche da soli dalle minacce che la realtà gli sottopone.

Sono mamma di una splendida bambina. Terapeuta EMDR, Psicoterapeuta (specializzata in psicoterapia dell'infanzia, dell'adolescenza e delle coppie), Consulente per il Tribunale di Varese in materia di separazione/divorzi e Formatrice in progetti di prevenzione al maltrattamento ed abuso infantile. La psicologia non è solo un lavoro ma una vera e propria passione.

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