Ultima modifica 30 Marzo 2015

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A Roma è boom di richieste di interventi terapeutici a sostegno dei bambini o per sospetto Disurbo dell’attenzione o per ADHD, sindrome del deficit di attenzione, o addirittura sospetti di autismo seppur lieve. Venerdi sera a cena, dodici persone, 6 coppie a cena con figli: 6 bambini in terapia o logopedica o psicologica. Possibile ci siamo chiesti? Davvero siamo così disfunzionali come genitori da avere almeno un figlio per famiglia in terapia di qualche tipo?

O la statistica è una scienza inesatta per noi 12, oppure semplicemente siamo pazzi. E siccome entrambe le ipotesi non reggono, ho deciso di chiedere lumi a una specialista, e a lei lascerò la parola per spiegare cos’è questa malattia e tutte le informazioni specifiche.

Sarà un’inchiesta a puntate per dare il massimo spazio all’argomento e per capire meglio di cosa stiamo parlando, troppa confusione viene generata dal sentito dire e dalle opinioni dei soliti sotutto.

La terapista

Mi presento, sono Jessica Costantini, una terapista della neuropsicomotricità e oltre ad aver avuto la fortuna di essere formata a livello universitario da professori che hanno svolto diverse ricerche sull’ADHD, mi capita spesso di seguire a livello riabilitativo neuropsicomotorio bambini con ADHD o bambini con altri tipi di difficoltà che sono accompagnate da problemi di attenzioni e iperattività. La mia esperienza non è lunghissima sicuramente, ma mi sto molto formando in questo senso anche occupandomi con l’Associazione Bimbi&Co Onlus di sensibilizzazione e screening rivolti all’ADHD.

 

1 – Cos’è l’ADHD?

ADHD

Credo che partire dal capire che cosa è l’ADHD sia importante per capire molte cose.
L’acronimo ADHD sta per la dicitura americana Attention Deficit Hyperactivity Disorder e cioè Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività, da qui l’acronimo italiano DDAI.
L’ADHD fa parte di quelli che vengono definiti disturbi dirompenti ed è definita come una vera e propria sindrome viste le basi genetiche, l’alta familiarità e le sue caratteristiche.

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[accordion title=”Le caratteristiche ” load=”hide”]
Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività è caratterizzato da livelli inappropriati, persistenti e compromissivi di disattenzione, impulsività e iperattività
I bambini con deficit di attenzione e iperattività presentano una caratteristica triade di sintomi caratterizzata quindi da disattenzione, impulsività e iperattività. I sintomi che fanno sospettare la presenza di ADHD sono la fatica a mantenere l’attenzione, l’incapacità di controllare i propri impulsi, l’eccessiva attività motoria e l’irrequietezza.
Questi sintomi vanno distinti dalla comune distrazione, agitazione o tendenza a rispondere di getto. Perchè sia effettivamente presente l’ADHD è necessario che i sintomi di iperattività, disattenzione e impulsività influenzino negativamente il funzionamento quotidiano del bambino in almeno due degli ambienti in cui vive, per esempio a casa e a scuola, creandogli delle difficoltà di adattamento e in termini di riuscita nei suoi compiti e nelle sue attività.
Quando parliamo di disattenzione si intende la presenza di: frequenti errori di distrazione; difficoltà a mantenere l’attenzione sui compiti o nel gioco; la tendenza a non ascoltare; la difficoltà nel seguire le istruzioni; le difficoltà di organizzazione; l’incapacità di concentrarsi a lungo su un compito; la tendenza a perdere cose; la facile distraibilità; l’essere molto sbadato nelle attività quotidiane.
I comportamenti iperattivi comprendono: irrequietezza; difficoltà a rimanere seduto; tendenza a scorazzare e saltare ovunque; difficoltà a giocare tranquillamente; agire come se si fosse animati da un motorino; parlare eccessivamente.
Infine, i comportamenti impulsivi si manifestano attraverso la tendenza a rispondere prima che la domanda sia conclusa; la difficoltà nel rispettare i turni; la tendenza a interrompere gli altri e ad essere invadente.[/accordion]
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[accordion title=”La classificazione” load=”hide”]
Vengono distinte tre forme cliniche di ADHD:
 tipo con disattenzione prevalente (il bambino presenta principalmente il sintomo di disattenzione);
 tipo iperattivo-impulsivo predominante (il bambino presenta principalmente le caratteristiche di iperattività e impulsività);
 tipo combinato (sono presenti tutti i sintomi di cui sopra).

I piccoli hanno in genere una natura vivace, ma nei bambini ADHD fin da piccoli l’esuberanza diventa impetuosità: si spostano correndo, parlano urlando, non giocano mai seduti tranquilli. Questa veemenza diventa un problema quando interferisce troppo con la loro crescita e la possibilità di integrare e di sviluppare le diverse parti di sè. La vivacità diventa, quindi, una condizione su cui intervenire se l’ipercinesia e i suoi correlati disturbano eccessivamente il rapporto con gli altri bambini e la relazione con gli adulti, diventando un ostacolo alla capacità di apprendere e all’abilità di sviluppare le funzioni progettuali, cognitive, linguistiche o motorie.
Questi bambini non solo non riescono a stare fermi, ma agiscono senza pensare a quello che stanno facendo, in modo impulsivo, e hanno spesso incidenti. Inoltre, non sembrano tenere conto degli altri, si intromettono nei loro discorsi o interrompono i loro giochi, non riescono a mantenere l’attenzione su nessuna attività , a seguire le istruzioni e a rispettare le regole sociali di base.
Il problema riguarda quindi soprattutto le capacità di autoregolazione. Le carenze si esprimono sul piano comportamentale, ma sono fortemente coinvolte anche le funzioni cognitive, con difficoltà a livello di pianificazione, organizzazione, funzioni esecutive, flessibilità cognitiva, automonitoraggio e autocorrezione: ne risentono la capacità di rappresentazione mentale di un obiettivo, il mantenimento volontario dello sforzo, l’uso intenzionale di strategie e l’inibizione di risposte inappropriate.[/accordion]
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Mi piace molto usare per spiegare l’ADHD un paragone usato da un ragazzo con ADHD per descrivere questo disturbo, il suo disturbo: il bambino con ADHD è come un orchestra senza direttore, gli strumenti ci sono tutti, ma ci sono continue stonature perchè senza direttore non sanno come suonare. È un video che vi consiglio per capire meglio l’ADHD:

2. La diffusione in Italia

Dare dei dati precisi e affidabili sulla diffusione dell’ADHD nel nostro paese è un po’ difficile.

Il Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta, negli USA, ha pubblicato un report molto dettagliato sulla diffusione dell’ADHD negli Stati Uniti in cui viene riportato che tra i 4 e i 17 anni hanno ricevuto diagnosi di ADHD 5,4 milioni di soggetti, pari al 9,5%.  In un altro studio a cui si fa molto riferimento (Am J Psychiatry, 2007; 164(6); 942-948) viene riportata una percentuale di 8,7% di diagnosi ADHD nella fascia d’età 8-15 anni.

Si stima che a livello mondiale la prevalenza dell’ADHD (cioè il numero di persone affette attualmente da questo disturbo)sia del 5% nella popolazione, in Europa le stime parlano di un 4%.

Sempre a livello mondiale, tale percentuale è suddivisa tra bambini (8%) e adolescenti (4%), con un doppio di maschi diagnosticati rispetto alle femmine.

La percentuale di diagnosi di ADHD è cresciuta con una media del + 5,5% per anno tra il 2003 ed il 2007. Un dato questo che è stato ritenuto molto significativo.

Addirittura nello studio americano di cui ho parlato all’inizio è stato sottolineato un aumento del 22% delle diagnosi di ADHD nei bambini dal 2003 al 2007 negli USA.

In Italia i dati epidemiologici ufficiali sono pubblicati nella pagina dedicata all’ADHD dell’Istituto Superiore di Sanità

Riporto una piccola tabella con gli studi utile per capire meglio i dati che abbiamo in Italia.

Fonte e anno dello studio Campione dello studioLuogoPrevalenza: percentuale dei bambini affetti nel campione di quel luogo
Gallucci F, Bird HR, Berardi C, Gallai V, Pfanner P, Weinberg A. Symptoms of attention-deficit hyperactivity disorder in an Italian school sample: findings of a pilot study. J Am Acad Child Adolesc Psychiatry 1993; 32:1051-1058. Campione: 232 bambiniLuogo: Firenze e PerugiaPrevalenza di ADHD: 3,6%
Studio del 1998 (non viene citata la fonte) Campione: 47781 bambiniLuogo: TorinoPrevalenza di ADHD: 2,52%
Besoli G, Venier D. Il disturbo di attenzione con iperattività: indagine conoscitiva tra i pediatri di famiglia in Friuli-Venezia Giulia. Quaderni acp 2003; X: 8-9. Campione: 64800 bambiniLuogo: Friuli Venezia GiuliaPrevalenza di ADHD: 0,43%
Corbo S, Marolla F, Sarno V, Torrioli MG, Vernacotola S. Prevalenza dell’ADHD in bambini seguiti dal Pediatra di Famiglia. Medico e Bambino 2003;1:22-25. Campione: 2511 bambiniLuogo: RomaPrevalenza di ADHD: 0,91%
Ciotti F. La sindrome ipercinetica “pura” fra gli alunni nel territorio cesenate. Quaderni acp 2003;X:18-20. Campione: 11980 bambiniLuogo: CesenaPrevalenza di ADHD: 1,1%

 

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[accordion title=”I dati in Italia” load=”hide”]Come si può notare i dati riportati sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità appaiono piuttosto diversi tra loro nei diversi luoghi in cui sono stati registrati. Sembrerebbe quasi che a Roma non ci sono bambini con ADHD mentre in altri luoghi ci sono percentuali che raggiungono quasi la soglia di prevalenza mondiale di cui abbiamo parlato prima. Gli studi sono stati condotti in posti diversi, da persone diverse, con metodi diversi e un numero di bambini coinvolti diversi. Le variabili da controllare in uno studio sono tantissime.

Attualmente l’Istituto Superiore di Sanità Italiano afferma che a seconda degli studi, si hanno valori di prevalenza che oscillano tra il 4% e il 12%. Il numero di maschi affetti è tre volte più alto che nelle femmine. Inoltre afferma che da tutti gli studi si può supporre che in Italia la prevalenza dell’ADHD sia intorno all’1% della popolazione di 6-18 anni. Purtroppo però è parere di molti che questo dato sia molto poco affidabile e che sia necessario ed attuale implementare uno studio statistico nazionale molto più ampio, al fine di inquadrare meglio il dato epidemiologico italiano relativo alla prevalenza dell’ADHD. L’unico dato a nostra disposizione (pari all’1% della popolazione italiana di fascia d’età 6-18 anni) è ancora piuttosto lontano dal 5% di prevalenza mondiale e dal 4% europeo, e questo potrebbe essere dovuto a ricerche tuttora parziali e/o a difficoltà nell’approntare la diagnosi corretta di ADHD.

A prima vista potrebbe sembrare una buona notizia. E’ chiaro che la speranza sarebbe quella di confermare quell’1%, ma se i dati italiani fossero sottostimati, dovremmo riflettere sul fatto che un 3% della popolazione italiana ad oggi non riceve il supporto adeguato e affronta da solo un disturbo quale l’ADHD che non sa neanche di avere.

Ma lasciando un attimo i dati statistici e più medici alle spalle, come ha detto lei, nonostante i dati non ci supportino, la sensazione di molti è che si senta quotidianamente parlare di nuove diagnosi di ADHD ovunque.[/accordion]
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L’ADHD è un disturbo che è stato scoperto molto recentemente e in Italia  la conoscenza e l’ammissione dell’esistenza dell’ADHD è cosa ancora più recente. Questo ha portato ad un certo punto ad una vera e propria esplosione di “casi di ADHD”.

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[accordion title=”Una breve storia” load=”hide”]Fino agli anni Settanta, nell’ambito della ricerca scientifica americana, l’ADHD era considerata un disturbo del comportamento senza evidenti compromissioni sia nella sfera cognitiva che emotiva, mentre in Italia, il problema veniva letto in una chiave del tutto psicoanalitica. Quindi la visione dei clinici americani e quella dei clini italiani era totalmente opposta: i primi diagnosticavano un disturbo comportamentale, senza indagare a fondo le possibili spiegazioni, mentre i secondi erano più attenti alle cause che al disturbo in sé e tentavano di rintracciare alla base del comportamento problematico una causa legata ad un difficile rapporto con la madre, negando il semplice fatto che il bambino potesse essere predisposto a sviluppare l’ADHD.

Una svolta importante nella comprensione dell’ADHD è avvenuta con gli studi di Virginia Douglas che ha individuato la causa in un deficit di autoregolazione attentiva e comportamentale.[/accordion]
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Nel 2000 in Italia sono aumentate le diagnosi di ADHD come conseguenza di un incremento della sensibilità nei confronti dell’ADHD questo anche perchè le richieste di genitori e insegnanti privi di risorse e strategie per gestire i comportamenti dei bambini disattenti e iperattivi si sono fatte sempre più pressanti verso gli specialisti. Per questo motivo una parte sempre più numerosa di clinici ha dovuto abbandonare la spiegazione psicoanalitica e riconoscere l’esistenza del disturbo. Nonostante in Italia si stia recentemente affermando questo diverso approccio al problema, accade ancora frequentemente che alcuni specialisti ritengano i disturbi del bambino con ADHD riconducibili ad una situazione familiare affettivamente carente e, di conseguenza, “curabili” con una maggiore attenzione ai figli da parte dei genitori.

Recentemente è stata quindi rivolta grande attenzione a questa patologia, alla sua eziologia e ai trattamenti e ha suscitato talmente tanto interesse non solo in ambito medico, ma anche da parte dei media, che è aumentata la consapevolezza della sua esistenza ed alcuni temono persino che possa essere diagnosticata in eccesso, a volte. ”

Alla prossima settimana per l’approfondimento sui sintomi e le cause!

 

Zingara senza scarpe, madre di Tommaso e Flavia gemelli di 7 anni e di Lorenzo (detto "Nanuzz") di 2 anni. Bilingue, trimamma, monogama ed eclettica navigo tra fettuccia e scrittura.

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