Bracciali made in china altamente cancerogeni.

Ultima modifica 14 Ottobre 2019

 

E ora manco dei braccialetti ci si può più fidare. In quei tre magri miseri scarni giorni di mare che ho fatto quest’anno, la richiesta di compra vendita era altissima. Tutti i miei vicini di ombrellone sfoggiavano il nuovo trend dell’estate. I fantastici bracciali formati da elastici colorati. Intanto tutti i venditori ambulanti cercavano di vendermi i bracciali di elastici colorati e tutte le persone che ancora non avevano i braccialetti di elastici colorarti tentavano di acquistare da suddetti venditori ambulanti la tanto ambita merce. La mia amica, laureata in economia, che era al mare con me ha cercato di attuare un bilancio commerciale di questa transizione e con un calcolo complicatissimo voleva dimostrare che il PIL italiano sarebbe potuto rifiorire a seguito di questo buisness di bracciali di elastici colorati. Di notte sognavo bracciali di elastici colorati assassini che tentavano di impossessarsi del mio corpo fino ad uccidermi.

braccialetti colorati
Ma io sono out e non li ho comprati per tutta l’estate. E ho fatto bene. La mia nota repulsione nei confronti del consumismo e il mio naturale anticonformismo, una volta tanto, mi hanno salvata. Si è, infatti, scoperto, che i braccialetti non originali, quelli made in China, per capirsi, contenevano una quantità improponibile di ftalati (sostanza simile al benzene) e che quindi erano altamente cancerogeni. Ottimo. La merce è stata sequestrata in cinque depositi i via Giordano Bruno, a Milano, per un valore di niente meno che tre milioni di euro. Vedete che gli economisti la sanno lunga, la mia amica aveva capito tutto sul mercato che si poteva creare.

Ora, se volessi fare del qualunquismo da quattro soldi o del complottismo estremo o una battuta cattiva potrei dire che i braccialetti, che arrivavano dalla Cina, erano stati appositamente creati dai cinesi che vogliono notoriamente ucciderci per conquistare il mondo. Ma non sono tipo, mi considero un persona seria e dotata di giudizio. Quindi la infilo fra un articolo e l’altro, non proprio del tutto a fondo pagina di modo che l’idea penetri e si insidi, così poi i complottisti avranno uno spunto per arrivare a discutere anche di ciò, senza che io abbia fatto praticamente nulla. Un po’ così…

Silvia Gamba

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