Dal Ducato degli Sforza al Regno d' Italia

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Ultima modifica 11 Novembre 2015

 

Durante il ducato degli Sforza la città conobbe un momento di massimo sviluppo economico e culturale, e in generale la signoria degli Sforza fu un periodo d’oro per la città. Fra i più importante personaggi della famiglia spicca senz’altro Ludovico Sforza, passato alla storia come Ludovico il Moro in virtù della sua carnagione olivastra e dei capelli scuri: egli attuò una politica volta a incoraggiare lo sviluppo dell’agricoltura e della produzione di seta, chiamò architetti come Donato Bramante e Leonardo da Vinci presso la sua corte e fece della città uno dei più grandi centri artistici e culturali in Italia.

Questa epoca felice ebbe fine quando il re di Francia, sotto la cui protezione avevano governato gli Sforza, venne sconfitto da Carlo V, l’imperatore del Sacro Romano Impero che non si limitò ad ampliare il proprio dominio sulla Francia ma lo estese anche alla Lombardia.
Si susseguirono così ben 170 anni di dura dominazione spagnola, che trasformarono il fiero e indipendente Ducato di Milano nella trascurata capitale di una provincia amministrata, controllata e tassata da un popolo straniero, la Milano ferita e umiliata descritta con maestria da Alessandro Manzoni ne “I Promessi Sposi”. In un periodo durissimo per la città, in cui si aggiunse anche la devastazione provocata dalla peste a provarla duramente, l’unico barlume di luce era rappresentato dalle iniziative benefiche e culturali della famiglia Borromeo, tra cui spiccano le figure degli arcivescovi Carlo e Federico.

Le guerre che flagellarono l’Europa nel XVIII sec. provarono duramente la città, che pu più volte devastata sia fisicamente che moralmente, ma fecero anche si sì che Milano smettesse di parlare spagnolo: il dominio della città passò infatti nelle mani degli austriaci. Gli Asburgo modificarono radicalmente ogni aspetto di Milano, apportando numerosi miglioramenti a livello economico, amministrativo e culturale: alla dinastia asburgica, infatti, si deve fra l’altro la fondazione dell’Accademia di Brera e la costruzione del teatro La Scala.

In una città in cui regnava un clima tutto sommato “illuminato”, la discesa di Napoleone fu accolta con grande entusiasmo: gli ambienti milanesi lo consideravano infatti il simbolo dello spirito della riforma. Dopo la definitiva sconfitta dell’imperatore francese nel 1815, il Congresso di Vienna restituì la Lombardia a un’Austria che non era né riformatrice né illuminata, e provocò l’insurrezione della città che era ora fortemente ostile al dominio straniero.

Una ribellione che culminò nelle celebri “5 giornate” milanesi (18-22 marzo 18489): la rivolta del popolo milanese contro gli oltre 15 mila ufficiali del terribile maresciallo Radetzky segnò di fatto l’inizio della prima guerra d’indipendenza. Nonostante la vittoria dei rivoltosi milanesi, che segnò una tappa importantissima per il Risorgimento italiano, le forze asburgiche si rimpadronirono della città a causa del mancato appoggio del re Carlo Emanuele di Savoia (il famoso re Tentenna) affidando il comando della città al comando supremo di Radetzky. Il capoluogo lombardo dovette aspettare l’intervento di Vittorio Emanuele II e l’anno 1859 per vedere gli austriaci definitivamente scacciati dalla città: Milano fu così annessa al Regno di Sardegna, che si sarebbe trasformato nel 1861 nel Regno d’Italia.

Dopo una breve sosta a Torino e Firenze, la sede del governo fu definitivamente spostata a Roma, e Milano fu scelta come capitale culturale ed economica dell’Italia, ruolo che ricopre tutt’oggi rimanendo una città di primo piano nel panorama internazionale.

Valentina Cornagliotto

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