Camminare insieme. Mano nella mano.

Ultima modifica 15 Gennaio 2020

Il 22 di maggio è una data segnata con un cerchio rosso sul mio calendario. Mi sembra ieri, faccio per dire, perché secondo come la guardo mi sembra così lontana.

Era il 1959 quando un cuore fu disegnato su di un vetro, appannato dal respiro e una A inserita con una richiesta nello sguardo e prima che tutti si dissolvesse una G si aggiunse.

Sono passati 53 anni e sempre festeggiamo quella data, importante per noi, come quella del 28 agosto di 8 anni più tardi quando, come si usa dire, convolammo a giuste nozze.

Avevo 16 anni ed il mio Lui 20 quando abbiamo iniziato il nostro percorso, travagliatissimo all’inizio, non per colpa nostra ma, forse, quei grandi e, per noi, stupidi problemi ci hanno aiutato a costruire il nostro cammino.

Camminare insieme. Mano nella mano.

camminare insieme

Ci siamo sempre riservati quei due giorni solo per noi.
Festeggiamo sempre da soli, insieme, non ci occorrono grandi cose.
Un viaggio o una serata in uno splendido ristorante, una sera a teatro. Una tavola ben imbandita, un pranzetto non pretenzioso, ma con le cose che più ci piacciono, un aperitivo che, vi assicuro, è degno del più esclusivo dei bar alla moda, il tutto a casa nostra, tranquillamente, con un brindisi di fronte al mare.

È passato più di mezzo secolo, non sempre tranquillo, allietato dal sorriso di una bimba, che ora è mamma a sua volta e ci ha regalato uno splendido nipotino

Stiamo bene insieme, e se uno si allontana l’altro lo cerca.
Dicono che l’amore finisca, ma io dico di no.

Finisce, forse, l’illusione della perfezione, la passione estremizzata.

Finisce la novità della scoperta, l’attrazione, se è solo fisica, ma resta e aumenta l’affinità elettiva, soprattutto se ben coltivata. Il piacere di far felice l’altro, se entrambi lo si prova, la felicità della condivisione, di gioie, piaceri, scoperte.

Se non si parla di sacrifici, ma di scelte, se non si deve pensare prima e dire dopo: “perché sempre io?”,  se non ci si annulla, compiacendosene, se si cresce insieme, se si “vive” insieme.

Non dico di non avere anche interessi diversi, amicizie diverse, ma come è più bello condividerli! Come è più bello camminare insieme.

Sento spesso dire “mi sento soffocare”, “ho bisogno dei miei spazi”.
Ma i propri spazi sono da ricercare in amicizie esclusive? Non penso.

Gli spazi si trovano nel rispetto reciproco e quando c’è rispetto non ci si sente soffocare, non si vive tra spazi limitati.

Quando io mi sono sposata, il matrimonio era “forzatamente” per sempre.

Per assurdo, poteva essere annullato dalla Sacra Rota, il matrimonio religioso (e, se concordatario, anche quello civile) ma non il matrimonio civile (se celebrato separatamente) e comunque non per motivi diversi da quelli contemplati dalla religione cattolica, allora religione di Stato.

È troppo lungo elencare le aberrazioni che in nome di quel tabù si verificavano, ma erano gravi e molteplici. La battaglia per il divorzio (approvato con un referendum) e la modifica del diritto di famiglia, che sanzionava una reale parità tra i coniugi, ha posto fine a quegli enormi problemi, ma…

Ma ora il matrimonio è sovente preso troppo “alla leggera”.

Come un traguardo, solo come una cerimonia il più possibile sfarzosa. Abito, pranzo, bomboniere e viaggio di nozze sembrano essere lo scopo unico e non un punto di partenza, al quale comunque si deve arrivare cum grano salis.

Il rapporto tra due persone non è solo “passione” o “sesso”, ma amore, nel suo senso più ampio, è condivisione è, a volte, rinuncia, compromesso, ma, soprattutto, dialogo.

Non è semplice né facile camminare insieme, e il rapporto si costruisce giorno dopo giorno, c’è un “via” ma non un traguardo, fin che si è insieme…

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