Cara Befana, riempi il tuo sacco con le vergogne della scuola

Ultima modifica 14 Gennaio 2020

Sono tantissime le vergogne della scuola che vediamo anno dopo anno. 
Cara befana, che tutte le feste porti via.
Tu, che sei una specialista nella “pulizia”, mentre lo fai potresti riempire il tuo sacco, ormai capiente, con un paio di vergogne della nostra scuola?
Portati via i muri sporchi, scrostati, brutti e i colori grigi delle nostre scuole e i controsoffitti fatti tanto per sbiancare le nere magagne.

Sai, devono starci dentro i nostri figli.

E anche i bagni in cui scarichi e lavandini hanno sulle spalle 50 anni di usura… dai, alcuni sono da vergogna ripiena.

Portati via tutti i computer reduci degli anni ’90 ammassati in quelle aule che, come si crede in quel di Roma, dovrebbero supportare megalomani progetti informatici.
Se potessi poi apporre un biglietto: i computer non si riproducono né in coppia, né da soli, sarebbe fantastico.

vergogne della scuolaE ti prego, porta via anche le circolari ministeriali che parlano dell’ “ora di coding” almeno finché non arrivi l’angelica ispirazione di fornire le scuole di supporti multimediali adeguati. Connessioni che durino un’oretta ogni tanto e fornire una bibliografia da consultare, almeno un libricino. No, dico un libricino secco, striminzito, un bignamino essenziale di un possibile percorso da fare con gli alunni.
Nessuno nasce imparato.

Portati via la nostra amata Stampa che non informa più, ma narra, immaginando esperienze surreali, dilatate nel bene e nel male,  della nostra scuola, a seconda delle necessità.
Portati via la misera realtà della responsabilità degli insegnanti che diventa imponente solo quando se la devono pagare con anima e soldi.
Le vere vergogne della scuola.

E, se ti rimane un angolino, porta via quella malsana idea che la scuola debba risolvere da sola i problemi sociali e che possa  educare dal nulla.

Lascia cadere nel tuo unico volo di questo nuovo 2020, insieme a quella polverina magica che i bambini sognano dopo aver visto Peter Pan, l’idea che la scuola sia il più fruttuoso affare di famiglia che la nostra Italia possa mai offrire.
Unico modo per vincere la dispersione.

Passetto passetto ci hanno convinto che valori come la Cultura, l’Educazione, l’Onestà e la Lealtà non possano venire dall’alto. Non ce la fanno. Quei valori sono luci che vengono dal basso. Da chi lavora e da chi, pur non riuscendo a lavorare, mantiene la sua dignità e la insegna ai figli.

In questo momento storico, cara Befana, tu lo vedi chi porta avanti la bellezza del nostro paese e chi invece ci scarica immondizia morale.

Dai, fai qualcosa.

Siamo stanchi di insegnare ai nostri figli quello che ogni santo giorno ci viene smontato proprio dall’alto; quindi, Befana, per una volta, che tu sia feroce e spaventosa… 

Come canta il nostro grandepersempre  Pino Daniele
“Terra mia
Comm’è triste, comm’è amaro
Assettasse pe guardà’ tutt’e ccose
Tutt’e parole ca niente pònno fa’….

Ma solo queste ci sono rimaste, insieme ad un briciolo di amara, ironica fantasia.

Rispondi