Caro Presidente Mattarella, due parole sulla scuola italiana

Ultima modifica 30 Ottobre 2017

Caro Presidente Sergio Mattarella,

ieri ho seguito tutto il suo discorso di insediamento, per capire tra le parole che tipo di Presidente della Repubblica lei potrebbe essere. Il futuro del nostro Paese è cos’ nebbioso e circondato da minacce enormi che cerco ovunque un lumicino di speranza, per me, per noi ma soprattutto per i miei figli.

matterella discorso scuola

Queste personcine che si affacciano alla vita adesso, che vivranno in una realtà difficile da immaginare per me, figlia del boom economico, in cui tutto ero possibile e la speranza di realizzare i propri sogni era concreta. Noi potevamo essere qualunque cosa e potevamo permetterci di sognarlo. Noi respiravamo speranza, caro Presidente della Repubblica.

Oggi i nostri figli, i nostri bambini, respirano la possibilità di essere quello che vogliono sostenuti da noi genitori che non ce la sentiamo di negare loro nulla o quasi, per poi passare all’adolescenza e all’età adulta che la speranza è morta.

Noi genitori dobbiamo per primi preparare i nostri figli al futuro, alle lotte che dovranno sostenere, all’emigrazione forzata o quasi, ma la nostra scuola, quella scuola pubblica che per tutti noi è un dolce ricordo, deve essere un pilastro portante di questa formazione continua al futuro e alla vita.

Ecco perchè le chiedo aiuto, credendo ciecamente nelle parole da lei pronunciate “I nostri ragazzi hanno diritto a una scuola moderna e ambienti sicuri!” perchè diventi realtà.

Caro Presidente, sogno una scuola pubblica dove gli insegnati siano preparati e pagati adeguatamente alla vocazione che esercitano, che amino raccontare la loro materia, che accolgano le domande curiose con entusiasmo e le sfide quotidiane che ogni singolo alunno rappresenta.

Sogno una scuola pubblica dove la standardizzazione non sia la regola, che respinga la legge del branco di pecore nell’imparare ma esalti la singolarità dell’individuo per creare un gruppo classe coeso e competitivo il giusto.

Sogno una scuola pubblica moderna, attrezzata dalle migliori tecnologie e strumenti per studiare. Sogno una scuola aperta al territorio, agli incontri con gli altri, che formano magari più di una lezione cartacea.

Sogno una scuola dove le lingue siano respirate fin da piccoli in modo adeguato, dove l’italiano non è la virgola sbagliata. dove la matematica è l’armonia sottostante al reale.

Sogno una scuola con tanti bidelli perchè l’accoglienza e l’accudimento dei nostri piccoli ne fanno adulti sereni.

Sogno una scuola sicura, dove i topi o la scarsa igiene siano esecrabili.

Sogno un Paese che investe nella scuola, negli insegnanti, negli alunni. Seriamente. Sogno un Paese dove la scuola rimane la fonte del futuro benessere e non la risorsa da cui tagliare e prendere soldi quando servono altrove.

Sogno un luogo amorevole, rilassato dove far crescere i miei figli con gli altri, senza discriminazione e alunni di secondo livello perchè disabili.

Mi aiuti a far si che il mio sogno, quanta speranza, possa diventare reale.

Guardando quello che sta succedendo a Roma Capitale e alle sue scuole materne e nidi la mia fiducia è scarsa, molto scarsa… forse lei può aiutare una mamma a crederci di nuovo.

Lei che ha attraversato la storia forse può capirmi.

In bocca al lupo, Presidente, ne avrà bisogno.

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