Cartoni animati: fanno bene ai bambini?

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cartoni animati

Ultima modifica 3 Giugno 2021

Questa settimana voglio riflettere sui cartoni animati.
Mi sono trovata a parlare e confrontarmi con una mamma sull’argomento.
Si chiedeva quali cartoni animati sono adatti al suo bambino di due anni circa, se il contatto visivo con lo schermo è adeguato al suo sviluppo e come gestire questo momento.

Penso che siano dubbi più o meno condivisi tra le mamme.
Vi dico la mia e mi piacerebbe ascoltare la vostra tra i commenti: il confronto è sempre utile e permette di crescere.

Partiamo dall’adeguatezza.
Ci sono diverse teorie in merito in letteratura. Alcune delle quali sostengono che il contatto visivo con gli schermi, intesi come cellulari tablet e quant’altro, siano da limitare, o meglio evitare, nella prima infanzia per proteggere lo sviluppo del bambino, in tutte le sue sfaccettature.

C’è poi, all’estremo, chi sostiene che nell’infanzia in generale vanno vietati, come, all’altro estremo, che può andar bene esporre il bambino allo schermo seppur adottando dei criteri logici di realtà.

Io non sono per il bianco/nero, quanto piuttosto per la via di mezzo.

Per me il criterio sta nella consapevolezza di ciò che si sta facendo, del perché, del percome e nell’uso di un briciolo di intelligenza quando si fanno le cose.

Voi cosa ne pensate? Quali sono le vostre esperienze?

Secondo punto: quali cartoni sono più adatti?
Sono i bambini stessi a comunicarcelo.
In questa fascia d’età ce ne sono alcuni che in linea di massima rispettano alcuni criteri del loro sviluppo. Ad esempio, quei cartoni in serie che durano cinque minuti circa, per cui in linea con i tempi di attenzione di un bambino.

Oppure quei cartoni il cui contenuto rispecchia le vicende di vita quotidiana, molto vicine emotivamente a ciò che i bambini conoscono. A noi piacciono quei cartoni dove si parla della famiglia e i protagonisti sono i loro componenti.

Niente è più rassicurante per un bambino di qualcosa che già conosce.

O ancora, i cartoni dove è prevista la ripetizione, intesa come sequenza di immagini, di una sigla o di una filastrocca specifica, piuttosto che di alcune sequenze di scene.
Questi, per me, sono i cartoni più adatti.
Pensando alle descrizioni, vi viene in mente qualche esempio?

Il terzo punto riguarda la gestione.

Molti cartoni sono “veloci”, sia nella sequenza delle immagini, che sfuggono via dense di dettagli, di suoni e di colori, sia nei contenuti, che possono diventare di difficile comprensione.  Altri cartoni sono più lenti, meno ricchi di dettagli, più semplici e più vicini alle capacità di comprensione di un bambino.

In ogni caso, a me piace condividere la storia che viene proposta.

In base all’età di sviluppo, e soprattutto coi piccolini, credo sia importante sedersi vicino a loro a guardare il cartone, aiutarli a comprendere le azioni e le emozioni dei protagonisti, mettendo delle parole in merito, piuttosto che riflettere con loro facendo delle domande di curiosità sulla storia, sui vissuti.

Non è come leggere una storia, dove è possibile usare l’immaginazione e la fantasia, perché tutto scorre ed è già prestabilito, ma certamente la condivisione, anche qui presente, permette di vivere le vicende assieme e di creare dei significati comuni.

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