Cento micron

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Voglio leggervi alcuni passaggi di questo bel libro, come amiche sedute su un grande divano con in mano una tazza di cioccolato caldo, a riscaldare cuori…

Il libro è “Cento micron” di Marta Baiocchi

Il ginecologo, seduto tra le gambe di lei, così terribilmente spalancate – … – muove la sonda nel corpo della donna, attraverso lo speculum, gli occhi fissi sul monitor dell’ecografia, dove tremola l’immagine delle sue ovaie.
Eccoli lì, anche Eva riesce a riconoscerli facilmente, i follicoli: piccole cavità nell’ovaia, piccole bolle scure sul monitor. In ogni bolla naviga un ovulo, troppo piccolo per essere visibile, ma c’è, loro lo sanno: dove c’è un follicolo c’è anche un ovulo.
Eva vede nel monitor l’ago che si muove, che entra nella bolla scura, allora il medico preme un tasto e l’ago risucchia il liquido del follicolo, che si svuota e collassa come un minuscolo palloncino.
Con un sibilo le poche gocce di liquido succhiate via corrono lungo un tubicino trasparente, colano in una provetta poggiata lì accanto, su un ripiano di metallo.
“Uno”, conta il ginecologo a voce alta: é lì dentro, adesso, l’ovulo, nella provetta, e intanto lui ha già infilato l’ago un pò più in là, sta già succhiando da un altro follicolo. Si sente di nuovo il breve gorgoglio della pompa, il gocciolio nella provetta. “Due”, dice.
“Sta per svegliarsi”, dice l’anestesista.
“Dammi un altro minuto”, dice il ginecologo. L’anestesista preme una valvola, si sente il gas soffiare nella maschera, sul viso della donna addormentata. Il ginecologo infila l’ago più in fondo.
(…)
Tutta la procedura è durata pochi minuti, il ginecologo si sta togliendo i guanti di lattice, la donna è già in piedi: “Venga”, dice l’infermiera, se la porta via attraverso una porta più piccola, di lato.
(…)
Tre o quattro persone, le tute di carta e le mascherine: lavorano veloci, i colleghi di Bianca, qui dove gli ovuli vengono fecondati, si muovono con gesti rapidi. Bianca ha versato gli ovuli dalla provetta in un piccolo recipiente piatto di plastica trasparente, guarda nel microscopio, Eva nello schermo vede tutto quello che Bianca fa, nel momento in cui lo fa.
“Sì, sono tre, ci sono tutti, vedi?”, Eva li vede, avvolti in una specie di membrana. “Ora li libero”, dice Bianca; armeggia con una sottile siringa di vetro, li succhia e li risputa, finchè ognuno dei tre ovuli è sgusciato dalla membrana.
Eccoli lì, adesso sono così uguali alle cellule con cui Eva lavora tutti i giorni, cellule di sangue di topo, magari, o di cervello di ratto: sono quasi identiche. Impossibile riconoscere queste cellule, tonde, traslucide come microscopiche bolle di sapone, impossibile dire che queste non sono cellule di rana o di topo o di zebra, ma sono, sì.
Sono uova di donna.

Eva ha visto tutto, ha visto quando Bianca ha scelto gli spermatozoi: in quel forsennato correre per il recipiente, gli occhi piantati nel microscopio, Bianca, uno alla volta, ne ha scelti tre.
A ognuno ha spezzato la coda con un colpo d’ago per immobilizzarlo, lo ha succhiato su per la sottile punta di vetro.
E poi, ecco, questo è il momento, li ha iniettati negli ovuli.
A ognuno dei tre ovuli ha bucato la parete, in ognuno ha iniettato uno spermatozoo.
Eva lo ha visto, nel monitor.
Come si vede sempre nei filmati.
Ma è completamente diverso, vederlo con i tuoi occhi.

Hanno un fascino ipnotico, a guardarli, pensa Eva..
Forse il fascino della simmetria, della loro regolarità quasi magica. Forse lo stupore di pensare che da così piccola cosa potrebbe scaturire una vita intera, tutto l’infinito peso di una mente, dei gesti, dei pensieri, di una memoria. Eppure sono così piccoli, Eva li guarda, ingranditi sullo schermo, ma sono così piccoli, pensa. Solo cento micron. Frazioni di millimetro, lo spessore di una pagina di quaderno. Questi embrioni che Bianca adesso velocemente controlla, e fotografa al microscopio, e qualcuno lo scarta.
Li scarta se non ce l’hanno fatta, e invece del gruppetto regolare e ordinato c’è solo un ovulo inerte e moribondo che non è mai riuscito a partire. Li scarta se invece di quattro cellule tonde e lucide ne vede tre, o cinque, o sette. Asimmetriche, minuscole, oppure gigantesche.
Eva pensa ai pesci femmina, che rilasciano milioni di uova nel mare, nubi infinite di uova che si disperdono nell’acqua come volute di fumo, in attesa dello sperma che le fecondi. Solo poche incontrano lo sperma, nel mare infinito.
Un terzo delle gravidanze naturali delle donne normali vengono abortite prima che la donna stessa se ne possa accorgere.
La natura abbonda, scialaqua. La natura non risparmia, va a casaccio.

(…)

I colleghi di Bianca stanno facendo quello che fa lei: ombre bianche chine sui microscopi, controllano gli embrioni da reimpiantare tra poco, alle donne della lista del pomeriggio, che stanno fuori e aspettano il loro turno e ribollono di ansia.
Loro invece lavorano veloci.
Sì, pensa Eva, me lo aspettavo, certo, ma poi solo quando lo vedi con i tuoi occhi capisci davvero, solo quando lo vedi con i tuoi occhi ti rendi conto che.
I gesti con cui si fabbrica un essere umano non sono diversi da quelli con cui un artigiano infila le sue perle sul filo di una collana.

Raffaella Clemnti

 

1 COMMENT

  1. tu lo sai,
    ho amato immensamente questo libro mentre lo leggevo, regalo casuale di mio fratello più piccolo, forse regalo inconsapevole.
    Ho pianto molto tra quelle pagine, perchè al di là della “fanta-storia”, la descrizione della pma dal punto di vista della scienza e non della coppia, è schietta, cruda, vera.

    Spero davvero di potervi vedere nel confronto che farete a Terni e grazie per aver fatto conoscere questo libro.

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