Che ce ne facciamo di una Donna

Ultima modifica 22 Aprile 2015

 

Anche durante un consiglio regionale, come in tanti e ancora troppi angoli del mondo, esattamente come degli scarti del caffè o della carta unta che avvolge la focaccia dopo che l’hai mangiata, qualcuno si chiede cosa farsene di una donna. Perché è una cosa, un oggetto, un utensile da usare appunto e all’occasione maltrattare. Ma inutile alla fin della fiera. Si usa ma poi è difficile liberarsene.

Si parlava di femminicidio in quel consiglio. Una parola che fa tristezza solo a sentirla. Ma qualcuno dichiara” le donne non vanno uccise vanno scopate “. In quanto donna leggo una frase come questa e cosa devo fare ? Inghiottire il conato di vomito e indignazione che sale dallo stomaco. Lo ricaccio indietro per non mettermi a gridare per la rabbia che una frase come questa suscita in me. In quanto donna ma comunque essere umano. Ma sta tutto li il punto. La donna ancora non è vista come un essere umano al pari di quello maschile. Perché la diversità è un problema maschile. Lo deve essere per forza se ti vedi, ti descrivono da millenni, ti trattano socialmente dalle posizioni sul lavoro fino allo stipendio, come superiore. Migliore, degno, unico esemplare che merita per concezione divina o semplicemente perché più forte fisicamente rispetto ad una donna.

In quanto uomo è facile cadere in questo ragionamento. Perché sono migliaia, da sempre, le fonti che dicono che è lecito sentirsi così. Allora la donna è quello che è. Un oggetto sessuale per il soddisfacimento del piacere dell’uomo. Si certo so che non è così per tutti gli uomini. Non voglio pensiate che sia una generalizzazione totale ci mancherebbe. Ma è così avvilente leggere ancora frasi come queste, vedere quanto ancora sia brutale e arcaico il modo di vedere le donne  nonostante le tante teste maschili cambiate e anzi, cresciute pensando che da donna sia invece un dono. Ma resta il fatto che un uomo lo ha detto. In un posto dove si parlava proprio del fatto che maltrattare, perseguitare e uccidere una donna sia un fenomeno sociale su cui intervenire. Come l’abbandono dei cani in estate o lo smaltimento dei rifiuti. Un fenomeno sociale su cui intervenire…

Perché nonostante le lotte e le vittorie di molte donne in molti campi e nonostante sia davvero difficile da accettare la visione del ruolo di una donna all’interno della società della famiglia del lavoro e del sesso, è ancora molto maschile e non a favore o comunque paritario in termini di diritti-doveri per una donna rispetto ad un uomo. Passano i secoli, gli anni, la storia alla fine torna inesorabile. Sempre la stessa storia da conato di vomito. Ma perché picchiarle le donne quando si possono scopare ? Certo e dato che ci siamo freghiamocene pure del consenso così si perde anche meno tempo. Già il termine scelto “ scopare “ la dice lunga su come quest’uomo vede le donne.  Perché sembra banale forse ma anche la scelta di una parola come quella piuttosto che altre ha un suo peso e un suo significato. E non un bel significato…

Difficile credere che verranno prese serie ed efficaci decisioni su come poter prevenire e punire in modo adeguato chi ferisce, violenta, perseguita, maltratta, uccide un’ altro essere umano. Che sia una donna dovrebbe contare poco. E’ un essere umano a cui vengono fatte cose orribili. Che sono orribili per due motivi: per il gesto in se che ovviamente è violento e quindi impossibile da accettare e, ancor di più in un certo senso, per il fatto che parte dal modo di pensare. Perché è un modo di vedere contorto, arcaico e che va cambiato. In questo resta la vera difficoltà nel cambiare le cose. .

E sarà banale ma perché mai dovrebbe o come potrebbe essere diversamente ? E’, come detto, qualcosa di radicato da sempre e sotto mille strati di lotte, di cambiamenti e di miglioramenti anche. E’ un modo di vedere la donna che sta li da troppo tempo. Sedimentato, cementificato. Per quanto si scalfisca è difficile tirarlo via del tutto e da ogni angolo. Forse impossibile. Forse….

Nathalie Scopelliti

2 COMMENTS

  1. Buona sera, ho letto l’articolo sulla condizione femminile nel nostro paese (e non solo). poi mi si è come accesa una lampadina e ho pensato: ma perché non li trattiamo anche noi come loro ci trattano da troppo tempo? li sfruttiamo sul lato economico, li sfruttiamo nei lavori domestici sdraiandoci al loro posto sul divano di casa, torniamo tardi la sera perchè dopo il lavoro ci fermiamo a discutere con le colleghe e i colleghi magari sorseggiando una bibita, lasciandoli da soli a preparare la cena al posto nostro; la spese il sabato a supermercato superpieno di carrelli, ci vanno loro mentre noi ci facciamo belle dal parrucchiere. questo ovviamente per un tempo limitato tanto per far capire cosa noi NON SIAMO e anche IL NOSTRO VALORE AGGIUNTO all’interno di una coppia.
    chi scrive è una persona che ha tanto dato (donne che amano troppo) e che ancora da ma in misura più limitata a seconda di quello che l’altra persona si è guadagnata.
    mi sono ritagliata i miei spazi, ho raggiunto una mia autonomia in tante cose (autonomia imposta perchè il mio lui non c’era mai) e ne vado fiera.
    fiera anche di essere donna! e sempre in lotta con gli stereotipi che la Tv e la pubblicità ci propongono.

  2. Ciao antonella.
    Sai capisco la tua rabbia e plaudo alla tua autonomia ma su una cosa non concordo. Non è con il male che si risponde al male…non è possibile per me accettare di comportarmi in modo ingiusto per far arrivare un messaggio…credo che l’unica cosa che si può fare sia cambiare il pensiero nei nostri figli . Insegnare ai piccoli uomini cosa vuol dire essere un uomo vero. E alle piccole donne come si diventa donne. Con le diversità che ci rendono speciali e unici ma con il rispetto come base. Il rispetto verso chiunque.
    È un lavoro lungo e difficile ma solo così si cambia una società. Cambiando il modo di pensare. Istillando Nella testa di chi deve formare il suo pensiero quello on cui crediamo davvero.
    E non solo come spesso accade solo per la cura del proprio orticello ma insegnando che siamo tutti parte di una unica società. E che il nostro singolo pensiero e che ogni azione ha una conseguenza su chi vive accanto o lontano. Ed è nostro dovere preoccuparcene.
    Grazie per aver condiviso con noi il tuo pensiero.
    Nathalie.

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