Ciao maè!

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Ultima modifica 20 Giugno 2019

 

Complice la felicità dell’estate che ancora dura e le vacanze che, seppur agli sgoccioli, ancora ci sono, è questo il saluto che mi rivolgono i miei alunni per la strada. “Ciao maè!” e giù baci e abbracci. Di certo questo non è il clima invernale,anche se è lo stesso piuttosto amichevole. Insegno in una scuola di un paesino dove la maestra è ancora un’”autorità” come il prete o il dottore. Non capita raramente quindi, durante l’anno, di ricevere dei piccoli regalini dai bambini, quali i loro souvenir delle vacanze o i prodotti dei loro campi quali insalata, pomodori e altri ortaggi o i dolci fatti dalle loro nonne (e vi assicuro che non scherzo).  E’ questo il clima di cui godo a scuola, mi sento rispettata da tutti, bambini e genitori ma mi sento anche parte della loro famiglia e in un certo qual modo faccio parte delle loro vite. Complice ancora il fatto che non ci sia troppo divario con la mia età e quella dei genitori dei miei alunni, con la maggior parte di loro ci chiamiamo per nome. E, lo dico a bassa a voce, qualcuno di loro è anche tra le mie amicizie su Facebook. Con la rappresentante di classe ci chiamiamo per nome e molti genitori hanno tranquillamente il mio numero di cellulare. Ma non potrebbe essere diversamente visto che le nonne dei miei alunni si incontrano quotidianamente con la mia alla Messa, per cui le notizie si diffonderebbero lo stesso velocemente.

Sono sincera: a me piace questo clima. Mi piace avere l’impressione di entrare a far parte della vita dei miei bambini ed essere un pezzetto di loro. Mi piace quando danno anche a me il bigliettino di invito per i compleanni (a cui ovviamente non partecipo per evitare disuguaglianze… lavorando in quattro classi ho circa ottanta alunni!) e mi ricorderò sempre con estrema commozione il giorno della loro Prima Comunione quando tutte le insegnanti sono state invitate alla cerimonia con tanto di posto riservato. Mi piace che la scuola occupi ancora un posto importante e non sia totalmente staccata dalla vita quotidiana. In fondo noi insegnanti educhiamo alla vita e cerchiamo di sviluppare la personalità del bambino in maniera totale, è quindi bello partecipare ai momenti più importanti della vita del bambino.

Parlando con alcune amiche e colleghe che insegnano in scuole di centri più grandi ho capito invece che non è dappertutto così e che questo sembra essere il clima che si respira nelle scuole più piccole di paese. Nei centri più grandi la scuola è totalmente staccata dagli altri eventi che riguardano il bambino: giusto per fare un esempio, che le maestre partecipino alla Prima Comunione degli alunni o che facciano loro un regalo è praticamente fantascienza. Anche il regalo alle insegnanti a Natale comincia a essere in dubbio.

Alle maestre si dà del lei e c’è un certo distacco formale volto a garantire l’autorità istituzionale della scuola. Per la verità questo succede anche tra le colleghe: ognuna fa il suo lavoro e i rapporti umani non sono molto coltivati nell’ambiente di lavoro, dove sembra esistere solo quello professionale. Nella mia scuola anche se riusciamo a litigare come poche per il giorno libero che, come l’erba del vicino è sempre più verde, anche quello della collega risulta sempre migliore, poi troviamo sempre il modo di vederci al di fuori della scuola o fare una cena.

Personalmente credo che la formalità serva a creare autorità, e questo è giusto. La maestra amica, come la mamma amica difficilmente funziona. L’insegnante ha un ruolo educativo, al pari dei genitori e si occupa dell’apprendimento dei bambini, deve stare quindi su un altro piano, diverso da quello degli alunni e dei loro genitori.

L’autorità, però, almeno a scuola, non deve creare freddezza o distacco. Perché le insegnanti lavorano con i bambini che non sono un “prodotto finito” ma delle persone in divenire che hanno le loro esperienze,anche al di fuori della scuola. Per questo ho la piccola presunzione, da insegnante,di voler entrare,in parte, nelle loro piccole vite e sono felice quando sento di farne parte. Sono felice,ad esempio, quando in piscina, qualche giorno fa, ho incontrato alcuni miei alunni e mi sono ritrovata in vasca con loro e mia figlia a giocare come ragazzini. Forse non ci ho capito niente ma credo che il mio mestiere comporti anche questo.

 

Arianna Simonetti

 

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