Classe prima: maneggiare con cura

Ultima modifica 20 Giugno 2019

Non sono abituata a leggere libri che mi dicono come affrontare il rapporto con i miei figli o con gli alunni. Tutto passa per un istante in quel momento e attraverso quelle persone. Come può un libro sapere cosa avviene in quel momento, la cosa giusta da fare e quella da non fare? Oppure quelli che “ah, no, io avrei…”
Io con chi sa sempre cosa, non ci vado d’accordo.
Eppure mi trovo qui a dire un paio di cose ai genitori dei bambini che si preparano ad iniziare la prima il prossimo anno, perché in questa estate che sta per iniziare trovino l’equilibrio necessario.
Mi viene dal cuore dopo aver visto, in quasi tre cicli prima- quinta, i danni involontari che si fanno perfarebene, dicendo solo due parole e una smorfia.
Se vi ritrovate in queste tre tipologie:
1.  Compro sette libri pregrafismocomesepiovesse;
2: “Oddio! Inizia la prima e non sa ancora scrivere nome e cognome Mariavittoria Schiompartozzini  e “Aiuto! Firma araS ogni disegno!”
3. Non è possibile, si alza ogni tre secondi dalla sedia e quando non può ci si mette a ranocchia o fenicottero!

Bene…Little Girl in Classroom
Se vi ritrovate in queste 3 situazioni cercate di rilassarvi e di vedere il percorso scolastico come un percorso per maturare diversi aspetti della personalità.

Cercate di assecondare l’apprendimento della scrittura seguendo le esigenze del bambino. Certe volte smuove più la curiosità che la nostra impazienza di vederli prendere in mano la matita. Se lo chiedono, bene, altrimenti le maestre sapranno cosa fare. Poi forzarli all’inizio innesca la pericolosa ansia da prestazione che difficilmente poi si vince.
Per quanto riguarda lo “star seduti”, per molti di loro è una tristissima realtà; per qualcuno è una piccola tortura.
Già alla scuola dell’infanzia,oggi più di ieri, molto si fa per autocontrollo e prolungamento dei tempi attentivi, per cui (magari il genitore non se ne accorge a casa) a scuola è già abituato al rispetto del momento di lavoro proposto.
Inoltre, in prima, si varia l’attività statica intervallandola con storie, attività fisica, ascolto della musica, drammatizzazione, discussione.
Lavorarci va bene, ma mirando allo scopo e non costringendo. Per la serie: se non puoi distruggere l’ostacolo, aggiralo.
Potreste aiutarli invitandoli ad ascoltare brevi storie fino alla fine, parlare con loro della realtà che vi circonda, abituarli all’ascolto dell’altro. Invitarli ogni tanto al silenzio per un qualche motivo che abbia senso. Questo sì, ma perché serve anche a casa e non solo a scuola.
Infine una richiesta spassionata: se nella vostra vita avete avuto una disciplina, un’attività, un lavoro scolastico, un concetto che vi è rimasto sullo stomaco…, sì, di quelli per cui il solo ricordo vi fa piombare in un incubo raggelante…statevene zitti. Mordetevi la lingua.
Non vi potete sfogare.   Ma…
No. Io avrei difficoltà…
Per niente. Mmmm
Neanche una smorfia. Eh
Shhhh.
Neanche gli occhi al cielo.
Fermi che vi guardo!
Esercitatevi 1,2,3 volte…poi ci si riesce
Non sapevate disegnare? Sorriso. Le frazioni equivalenti erano geroglifici? Sorriso. Le divisioni avevano le corna? Sorriso. Le coniugazioni dei verbi o le tabelline, i problemi coi guantoni da box?… Sorridete. Ecco, esercitatevi a sorridere allo specchio, mascherando professionalmente ciò che avete in testa. Avete tutta l’estate.
Il motivo? Fate uno sforzo di immaginazione…

Ylenia Agostini

2 COMMENTS

  1. Come hai ragione… Le maestre dei miei figli sono straordinarie con tutte le loro stanchezze e difetti… Ma hanno pensato e pensano a loro tutti i giorni, occupandosene con tanto amore .. Ma le nuove disposizioni le lasciano sempre più prostrate…

  2. Parole sante.
    Oggi tutti vorrebbero dei genietti in casa perché purtroppo questa vitaccia ci sta insegnando tanto arrivismo e molti genitori lo trasmettono ai figli.
    Sbagliatissimo .

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