Co-sleeping? Assolutamente si!

Ultima modifica 14 Ottobre 2019

Bambini-letto-mamma-e-papa

L’essere diventata mamma ha fatto si che io e mio marito non avessimo più un letto tutto per noi perché dopo pochi giorni dal rientro dall’ospedale la nostra bimba è venuta a dormire con noi.

Perché questa scelta?
Per comodità credo o forse solo per egoismo (mio) perché non dormire mi stava rendendo isterica, perché mia figlia faceva fatica a crescere e così mi sembrava di poterla nutrire di più.
Sono passati quasi quattro anni e lei dorme ancora con noi e adesso nella stessa stanza (e spesso nello stesso letto) c’è anche l’altra bimba nata da pochi mesi.  Prova ne è che mi sono dotata anche di una culla da attaccare al letto!

In questi anni non sono mancate le critiche a questo mio modo di operare, anzi, più volte mi sono scontrata con un’amica che mi accusava di non contribuire allo sviluppo dell’autonomia di mia figlia, ma di renderla mamma dipendente.
Io non ho mai creduto a queste parole e ho sempre pensato che non è il co-sleeping a creare figli non autonomi, ma altri atteggiamenti, comportamenti dei genitori verso i figli.
Poi mi è capitato di leggere le parole della psicologa Brunella Gasperini e la prima reazione che ho avuto è stata quella di sorridere e in cuor mio mi sono detta che a volte l’istinto materno non sempre sbaglia…cito le sue parole:
Il neonato nasce con dei bisogni che non sono solo fisici – mangiare, dormire, essere cambiato – ma soprattutto emotivi. Tra questi c’è il bisogno di essere contenuto, rassicurato, sentire la vicinanza, il contatto protettivo, l’odore della madre. Il momento della nanna è molto particolare, è il momento del distacco, è il doversi lasciare andare al nulla, allo sconosciuto, ancora di più il bimbo ha bisogno di rassicurazioni. Le ninne nanne, il cullare per conciliare e accompagnare il sonno non sono nate a caso. Dormire insieme non causa nessun disagio familiare, relazionale, di sviluppo, sociale e quant’altro. Anzi.
Il bisogno di contatto, di vicinanza, di accettazione non appartiene anche all’adulto? Non lo riconosciamo alla coppia? Perché non lo dovremmo riconoscere ad un cucciolo!
12Dormire insieme risponde al bisogno del bambino di sentirsi protetto”
Sempre per rimanere in tema prima di diventare mamma ho regalato a molte mie amiche il libro di Estevill “Fate la nanna “ perché mi dicevano fosse fondamentale per una mamma perché solo con quel libro si poteva tornare a dormire e quindi a “vivere” perché era un metodo infallibile.
Quando io sono diventata mamma me lo sono comprato ma non sono riuscita ad arrivare alla fine, perché quando mi è stato chiaro che mai sarei riuscita a mettere in pratica quanto lui diceva di fare, l’ho lasciato a metà e ho continuato a fare di testa mia continuando a praticare il co-sleeping.
E nonostante questo di notti non ne ho perse nemmeno una.
E poi che male c’è a dividere il letto con i propri figli, loro crescono così in fretta e il piacere di svegliarsi insieme non durerà tutta la vita perché, come mi ripete spesso un caro amico, non conosco nessuna coppia i cui figli, arrivati a 18 anni, continuano a dormire con i genitori!

Laura Zampella

 

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