Ultima modifica 27 Febbraio 2017

Una perdita è dolorosa per tutti, sia per i bambini che per gli adulti.
Quando avviene un lutto in famiglia, l’atteggiamento spontaneo e naturale che può avere il genitore verso il proprio bambino è quello di proteggerlo dal dolore della perdita.

La perdita è però purtroppo avvenuta e l’unica cosa che possono fare una mamma o un papà è accompagnare il bambino nel processo di elaborazione del dolore associato alla perdita stessa.
E questo è un passaggio fondamentale che è importante fare e non rimandare o delegare.

Il vissuto del lutto cambia in base all’età dei bambini.

Fino ai 5 anni circa, un bambino non è ancora in grado di differenziare appieno tra una perdita temporanea e definitiva, ovvero può essere presente la fantasia di poter rivedere la persona o il proprio animaletto, che loro tornino.
Più tardi, dopo i 7 anni circa, è invece in grado di comprendere il concetto di irreversibilità del lutto, ovvero il fatto che se vi è la perdita di una persona o di un animale, questi non li si vedranno più.

Proprio perché la concezione del lutto non è così chiara, è importante che un genitore trovi il coraggio e la forza di parlare al proprio bambino della morte: che cos’è, perché avviene, come si fa ad affrontarla, quali emozioni provoca e così via.
Spesso si ha il timore di affrontare questi argomenti coi propri piccoli, perché si avverte il bisogno di proteggerli da un tema di grossa entità e dalla forte intensità emotiva. In realtà, un bambino ha bisogno di capire e la chiarezza, fornita da un genitore, è importante perché dà la sensazione del controllo e della conoscenza.

Tutti, a qualsiasi età, ci sentiamo più sicuri di fronte ad una cosa conosciuta, che ci permette quindi il controllo delle emozioni.

Un genitore può fare degli esempi, partendo da situazioni accadute davvero, magari più lontane affettivamente al bambino per attenuarne l’emotività e dare più spazio al pensiero, ad esempio può essere un vicino, un animale, l’esperienza di qualcun’altro.

Di fronte ad un lutto, un bambino può sentirsi arrabbiato, perché lasciato dalla persona o dall’animale a cui si voleva bene, può sentirsi profondamente solo e triste, può sentirsi in colpa e responsabile della morte, può avere il timore che possa accadere ad altre persone vicine, potrà desiderare di raggiungere la persona persa, potrà regredire a livello del comportamento o manifestare malesseri fisici o tante altre reazioni ancora.

In ogni caso, è fondamentale lasciare lo spazio per elaborare tutto questo turbinio emotivo: lasciare lo spazio per piangere la persona, ricordarla, per sfogare la rabbia, per capire.

Cosa può aiutare in questi casi?

Oltre al tempo, che permette la naturale elaborazione del lutto, può essere importante salutare la persona o animale persi. Ciò può essere fatto attraverso dei riti di saluti personali o seguendo il classico rito del funerale.
È di aiuto al bambino, prepararlo al climo emotivo che incontrerà in entrambe le situazioni : il rito di saluto è un momento in cui si concede alla persona amata di andare via, la si saluta e ci si distacca ulteriormente e ciò può alimentare ulteriori emozioni.
Un bambino preparato in questo avrà la percezione di un maggior controllo e si sentirà più sicuro.

® Riproduzione Riservata

Sono mamma di una splendida bambina. Terapeuta EMDR, Psicoterapeuta (specializzata in psicoterapia dell'infanzia, dell'adolescenza e delle coppie), Consulente per il Tribunale di Varese in materia di separazione/divorzi e Formatrice in progetti di prevenzione al maltrattamento ed abuso infantile. La psicologia non è solo un lavoro ma una vera e propria passione.

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