Ultima modifica 22 Aprile 2015

L’endometriosi è un malattia dolorosa, e molto più diffusa di quanto non si pensi, lo stanno dicendo anche in uno spot in TV. Se soffri di endometriosi dovresti accorgertene facilmente, visto che dovresti soffrire come una bestia durante il periodo mestruale e persino mentre fai l’amore , sanguinare fra un ciclo e l’altro, avere dolori fissi ai reni, e persino l’abbonamento alla diarrea e/o alla stitichezza, quello dipende dalla sfiga personale.

Eppure io che soffro di endometriosi me ne sono accorta “semplicemente” perché non riesco a rimanere incinta. “Nessun dolore” per citare il buon Battisti. Nessun dolore né sintomo particolare, la mia è un’endometriosi asintomatica, ed è proprio perchè non me ne sono accorta prima che la mia situazione è piuttosto difficile. Più la diagnosi è intempestiva, più ci sono possibilità di diventare sterile.

Le statistiche dicono che la sterilità colpisce il 30-40% circa delle donne con endometriosi ed è un esito comune con il progredire della malattia. Non so dirvi se rientro nel 30 oppure nel 40% dei casi, fatto sta che potrei rientrarci. .

Da quando un chirurgo mi ha infilato un affare nell’addome per vedere cosa accidenti succedesse da quelle parti, so che sarà difficilissimo per me, se non impossibile, diventare mamma. La cosa curiosa è che la cura per guarire da una simile malattia sarebbe proprio fare un figlio. Questo riguarda naturalmente quelle donne che non sono sterili a causa dell’endometriosi. Ma se, come me, invece si è sterili proprio per questo motivo?

Sterile no, non ne ho ancora la certezza, ma che io sia diversamente fertile è un dato di fatto. Non c’è cura risolutiva, e non c’è certezza assoluta del fatto che non diventerò mai madre. Ed è proprio questo che mi fa impazzire. Non ho certezze, io. Potrebbe andarmi bene così come no. Le terapie ormonali le sto seguendo da tempo, con la conseguenza che ho messo su 10 chili e la gente che non mi vede da un po’, mi chiede ovviamente se per caso sono incinta. Una domanda scortese già per una che, volendo, di figli potrebbe sfornarne anche cinque/sei, figuriamoci per una che un figlio lo vuole disperatamente e si sente dare dell’incinta quando invece è semplicemente grassa.

Io so mai se piangere o mettermi a ridere come un’isterica. Di solito liquido la questione con un sarcastico: “No, non sono incinta. Ma se la cosa ti interessa tanto stai pur certo che sarai uno dei primi a saperlo. Magari creo un evento su Facebook per l’occasione, così partecipi anche in diretta al travaglio, se ti regge lo stomaco.”

No, non dico esattamente così. Beh, magari la prima parte del discorsetto sì, la seconda no. Perché è troppo sgarbata come risposta, persino rivolta a gente che non attiva il cervello prima di aprire bocca.

Mi sono rivolta a un centro che cura la sterilità, la poliabortività, l’infertilità.. Curioso: sembra che tutte le dannate sfighe che ti impediscono di avere un figlio debbano terminare con l’accento sulla “a”, come se si fossero messe d’accordo. Mi hanno consigliato di proseguire con gli ormoni ancora per qualche mese, prima di valutare l’eventualità di sottopormi a un secondo intervento, stavolta non per stabilire la causa della mia infertilità, ma per tentare di risolverla.

“Tentare”, questo è purtroppo la definizione più corretta, non “risolvere”. La cosa più assurda è che l’operazione potrebbe migliorare la situazione oppure addirittura peggiorarla, senza contare che nel frattempo potrei già essere diventata sterile, Dio non voglia. Vivo ormai da due anni come se qualcuno mi avesse infilata in un frullatore: sbatto la testa sul bordo del bicchierone di plastica passando da un pensiero all’altro nel tentativo di distrarmi, ma la mia concentrazione, il fulcro di tutto ciò che respiro, penso e sogno rimane sempre fisso in un punto, e non si smuove di lì.

Mi auguro di riscrivere in questo spazio non pretendo presto, va bene anche poi. Mi auguro di riaffacciarmi da queste parti per dirvi che finalmente vomito tutte le mattine, che ho le caviglie gonfie come cocomeri adulti e che sì, dentro la mia pancia non c’è più il vuoto, ma la felicità assoluta.

Lo auguro a me stessa, naturalmente, ma lo auguro a chi come me ha raccontato la sua storia in questo sito. Ve lo dico dall’angolino più profondo del mio cuore: in bocca al lupo a tutte le diversamente fertili. A tutte.

Valentina

La redazione del magazine. Nato nel maggio 2013, da marzo 2015, testata registrata al tribunale di Milano. Mamme di idee rigorosamente diverse commentano le notizie dell'Italia e del mondo, non solo mammesche.

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