Concentrazione nei bambini: facciamo un passo indietro.

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concentrazione

Ultima modifica 3 Giugno 2021

Si parla spesso di bambini che fanno fatica a concentrarsi.
È vero, esiste anche questa difficoltà, diversi bambini ne soffrono e spesso può essere di intralcio alle attività scolastiche e non solo.

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Ma quando un bambino inizia a concentrarsi?

Come si allena questa competenza?
A me piace sempre tornare indietro, alle origini, perché è lì che tutto comincia ed è lì che si trovano le risposte nella stragrande maggioranza dei casi.

Allora vi chiedo lo sforzo di ricordare i vostri bambini da piccoli, intorno all’anno o ai due anni circa. È qui che i bambini iniziano a giocare e a sviluppare il gioco simbolico.

Questo ha tutta una sua evoluzione, ma a noi ora non interessa.
La nostra attenzione deve andare al tempo che i bambini dedicano al gioco.

Fermo restando che ogni bambino a se’, possiamo comunque dire che i primi tempi può essere breve, ovvero presi dalla curiosità dell’ambiente che li circonda, i bambini amano esplorare di volta in volta tutto.

La loro concentrazione quindi può apparire riduttiva o senza significato.

Ricordo il commento di una nonna, vedendo la nipotina di neanche un anno, che diceva: “ma possibile che non gioca con niente?!”.

Il suo giocare, della bambina, era all’epoca esplorare, curiosare, toccare, sentire.
Spendeva anche del tempo in questa attività per lei fondamentale per la crescita.
Con il trascorrere del tempo, i tempi di attenzione si allungano.
I bambini si impegnano nei giochi, imitando l’adulto o facendo da soli.

Il gioco simbolico è il gioco del fare finta: fai finta di essere la mamma che cucina, far finta di essere il papà che sistema un oggetto ed esempi simili.

Cosa fanno i genitori di fronte al proprio bambino?
Come intervengono spontaneamente?

È in queste risposte che è contenuta una chiave di lettura nei termini della capacità di concentrazione. Spesso al genitore viene automatico rinforzare il bambino con dei complimenti, aiutarlo, sostituirsi a lui nell’attività, correggerlo, dire la sua e tanti altri simili atteggiamenti.

Ovvio è che l’intenzione è buona.

L’altro lato della medaglia tuttavia rappresenta un limite alla possibilità di concentrazione del bambino. Ad ogni intervento del genitore, qualsiasi esso sia, il bambino viene interrotto, smette anche per poco la sua attività anche solo per dare attenzione alle parole del genitore.

La concentrazione viene meno.

Il bambino devo ricominciare da capo, ritrovare tutte le energie per riprendere l’attività e tutto ciò, essendo dispendioso, potrebbe portare il bambino ad abbandonare il gioco.
La fatica di riprendere non è scontata.

Per noi adulti giocare a far finta di cucinare è una cosa banale, ad esempio.

Per un bambino vuol dire ricordare ciò che ha visto, mettersi nei panni della mamma, ricreare il contesto, i gesti, i suoni, le parole apprese.  Non è da poco.

Come possono influire quindi queste interruzioni sul futuro?

Un esempio possono essere le difficoltà di concentrazione a scuola, esemplificate in quei bambini che ad esempio non riescono a portare a termine dei compiti, faticano nel dedicare attenzione ad un compito, hanno sempre bisogno di essere stimolati.

Ora che avete fatto un passo indietro nei ricordi, vi ritrovate con queste riflessioni?

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