Criminali nazisti

0
552

Ultima modifica 20 Aprile 2015

Forse lo si studia, ora, sui libri di storia che a conflitto mondiale terminato, le potenze vincitrici processassero i più noti tra i plenipotenziari nazisti e li condannassero come criminali di guerra.

Naturalmente non tutti furono trovati, molti si rifugiarono nei paesi dell’America del sud facendo perdere le loro tracce, ma molti, forse i meno noti, ma non per questo meno feroci, si ritirarono a vita privata, magari in piccole città dove non erano conosciuti, e continuarono tranquillamente la loro vita.

Simon Wiesenthal ha continuato a cercarli e, con la sua fondazione, a scovarne molti riuscendo, negli anni, a farli processare e condannare .

Non di rado si scoprono, tutt’oggi, criminali nazisti che si nascondono sotto le mentite spoglie di tranquilli e, ormai, innocui vecchietti che, anche alla loro ormai veneranda età, vengono sottoposti al giudizio di tribunali ordinari.

Ora, dopo la sua morte, si scopre che uno di loro non si era affatto nascosto, anzi, aveva acquisito notorietà e fama internazionale, nascondendo però a tutti il suo passato.
Ora è ovvio che una persona della sua età doveva necessariamente avere, in passato, militato nell’esercito tedesco, ma questo non è un crimine.

Ma il sig. Horst Tappert non è stato un semplice soldato e neppure un ufficiale delle normali truppe, nossignori, lui aveva chiesto ed ottenuto di entrare a far parte delle famigerate SS, le unità che ospitavano i più fanatici e brutali tra i nazisti, giovani, o meno giovani, i quali avendo sposato in toto le ideologie hitleriane le volevano applicare in tutta la loro ferocia.

E questo non successe prima della guerra, ma quando essa era in pieno svolgimento, il che significa che Tappert era uno di quei giovani nati e abbeverati dal credo nazista, perciò il 22 marzo 1943 si arruolò nella divisione dal nome profetico testa di morto che operava sul fronte russo.

La scoperta è stata fatta per caso dal sociologo  Joerg Becker durante le ricerche per un libro, scoperta che è stata confermata dall’associazione tedesca che custodisce i documenti degli eserciti e delle ruppe speciali del regime nazista.
Ma nulla era trapelato da questa associazione che pur ben sapeva, con la scusante che nulla si conosce dell’operato del Tappert durante la sua militanza e, d’altronde, non era che un semplice granatiere.
Certo un semplice soldato non un ufficiale, non uno che comandava, ma un soldato di una formazione che brillava, si fa per dire, per brutalità e ferocia.

Terminata la guerra, nei panni di un pacato detective aveva acquistato un’enorme popolarità sia in Germania che all’estero.
È ben vero che, all’epoca, l’offerta televisiva era molto limitata, ma il tranquillo e, per me, noioso detective era molto seguito anche da noti personaggi come Indro Montanelli, Francesco Cossiga, Papa Giovanni XXIII che non perdevano un appuntamento con l’ispettore.

Anch’io ho visto qualche puntata, per noia, forse, o perché non c’era altro e avevo letto per l’ennesima volta l’ultimo libro acquistato, ma non mi piaceva, anzi non ci piaceva, per cui sia io che mio marito eravamo increduli di fronte al grande seguito e al gradimento dei suoi telefilm, e si che siamo appassionati del genere trilling, ma….

Trovavamo il personaggio troppo lento e noioso, troppo prevedibile, le trame farraginose ed improbabili e non abbiamo seguito le vicende personali del Tappert, non ci interessavano.
Ora lo si processa post mortem, si depreca il fatto che avesse nascosto il suo passato, il suo credo la sua appartenenza.

Ma chi sapeva e ha taciuto, è condannabile come lui, o no?

Lui era un figlio della sua epoca, indottrinato, esaltato dal mito della superiorità della sua razza, forse senza possibilità di conoscere altre dottrine, forse privo di conoscenze, forse onubilato dal regime, forse…
La tv olandese ha sospeso le repliche dei suoi telefilm perché non vuole onorare un attore che ha mentito sul suo passato.

Il nazismo è stata una tragedia, ma o chiediamo all’associazione tedesca di aprire gli archivi e rendere pubbliche le appartenenze di ogni tedesco in età militare in epoca nazista e si interroghino e si indaghi su ciascuno di loro o, in mancanza di atrocità dimostrate e dimostrabili, stendiamo un velo sulle intenzioni,  sulle possibili menzogne.
Perchè doveva forse autodenunciarsi per un’appartenenza magari priva di atti di atrocità personali?

Qualcuno lo avrebbe forse fatto? Siamo sicuri che noi lo faremmo?

Una signora nata nel 1912 e cresciuta durante il regime fascista, una signora tranquilla, non colta, che non avrebbe mai fatto male ad alcuno, una volta mi disse: ‘…al piano di sopra abitava una famiglia che malgrado fosse ebrea era composta di ottime persone’

Capite, malgrado fosse ebrea, glielo avevano insegnato, inculcato, faceva parte del suo dna, non aveva capacità di critica e ci credeva veramente, non le passava neppure per l’anticamera del cervello che potesse essere sbagliato, purtroppo…

Nonna Lì

 

 

Rispondi