Dal Canada il giocattolo Transgender (leggete prima di giudicare!)

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Noi Nuove mamme abbiamo spesso affrontato argomenti quali l’identità di genere, le famiglie arcobaleno e il mondo LGBT. E quando in redazione abbiamo letto di questo giocattolo transgender abbiamo deciso che ne avremmo scritto subito.

Devo dire che inizialmente, proprio senza aver letto nulla, nutrivo qualche pregiudizio.

Credo di essere una persona aperta,
per niente bigotta,
assolutamente favorevole alle unioni gay .

Mi sono sempre schierata a favore dei diritti delle famiglie arcobaleno e dell’identità di genere (di cui la mia “collega” Arianna scrisse a suo tempo un bellissimo articolo).

Ma la storia del giocattolo transgender mi sembrava andare oltre l’apertura e la parità dei diritti.

giocattolo transgender

Un po’ una forzatura. Come quando quella famiglia inglese decise di non rendere pubblici i sessi dei loro figli appena nati per consentire loro di crescere in libertà e scegliere il proprio orientamento sessuale a prescindere dalla loro natura.

Dico io: puoi far si che tuo figlio cresca libero anche se gli metti il pantalone e lo fai poi giocare con le bambole, anziché negare ai nonni la gioia di sapere se hanno un nipotino o una nipotina.

Ma torniamo al giocattolo transgender.

Lo ha lanciato una organizzazione no-profit che si batte per l’identità di genere e sostiene, in Canada e nel mondo, le persone trans gender e le loro famiglie.

Il giocattolo transgender si chiama Sam.
L’identità di genere è una tematica in crescita in tutti i paesi.

Lo scopo di questo giocattolo transgender, dicono gli ideatori, è aiutare i bimbi a enfatizzare le sfide emozionali che sono chiamati ad affrontare.

Certo, a ben pensare ogni individuo gay è stato un bambino. E chissà quali tormenti interiori ha vissuto nella sua infanzia.

giocattolo transgender

Sapere che per questione di “cultura” molte persone non lo avrebbero accettato. Sentire prima ancora di esprimere il suo orientamento sessuale offese, scherni, magari a causa di questi cominciare a chiudersi, a confondersi, a isolarsi. Deprimersi a lungo andare.

Per questo in nazioni dove l’attenzione all’argomento è maggiore (come il Canada evidentemente), si comincia a sensibilizzare i bambini con giochi di ruolo.
Per insegnare fin da piccoli alla diversità, ma anche per creare naturali opportunità affinchè i bambini possano esprimere il loro orientamento sessuale senza pregiudizi.
In questo quadro culturale si pone Sam, il giocattolo transgender. Non un giocattolo ma un simbolo specifica il sito Transgender Kids.

Sam dà agli insegnanti delle scuole primarie l’opportunita di mettere da parte l’omofobia già in questi ambienti. Insegna empatia per tutti. E accettazione.

Il giocattolo transgender Sam è semplicemente una matrioska.
Sapete, di quelle bambole di legno russe che si aprono e dentro ce n’è un’altra più piccola e così via fino a trovare la più piccina.

giocattolo transgender

Ecco, la bambola più grande delle altre è un maschietto, ma al suo interno si trova una bimba triste, che poi decide di tagliarsi i capelli, e poi ancora è una bimba in fasce. E infine, per ultimo c’è un cuore. La storia di una trasformazione raccontata in modo semplice per bimbi piccoli. Anzi la storia di una accettazione.

Solo quando ho visto come era fatto questo giocattolo transgender mi sono convinta a scriverne.

Perché, sì, in effetti Sam è un simbolo
più che un giocattolo.

Ho mostrato Sam a mio figlio, chiedendogli cosa fosse. È stato diverso tempo a non capire quale fosse il dettaglio che volevo mostrargli (ovvero che la bambina diventava maschietto).

Perché per lui Sam era una matrioska, e poco importava se fosse maschio o femmina.

giocattolo transgender

Una innocua, semplice, tenera matrioska che oltre a divertire i bimbi può loro insegnare (magari attraverso gli occhi senza pregiudizi dei grandi) a vedere oltre.

Insegnare ai bimbi che dentro di ognuno, uomo o donna che sia, c’è un cuore non può che rendere questi bimbi degli uomini migliori in futuro.

Classe 1971, dicono buona annata per il barolo, viaggiatrice per indole, blogger per caso, mamma per scelta di 2 ragazzi di 8 e 14 anni che come tutti i figli (maschi per giunta), mi fanno tribolare.

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