Un indumento rosso contro la violenza sulle donne

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Ultima modifica 11 Novembre 2015

 

ROSSO COME IL SANGUE DELLE DONNE UCCISE, per dire tutte insieme “Non una di più!”sciopero_generale_assemblea

ROSSO COME LA RABBIA ogni volta che sentiamo di una donna maltrattata

ROSSO COME L’ENERGIA che ci serve per dire basta ai soprusi e alle discriminazioni, anche sul lavoro

Ed è per questo che il 25 Novembre, data scelta nel 1999 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite come Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, l’Italia si tinge di rosso per ricordare Fabiana, Cristina, Tiziana, Silvana, Lucia, Marilia e tutte le oltre 100 donne che nel nostro Paese hanno trovato la morte per mano del proprio compagno. Sarà il primo sciopero femminile con l’obiettivo di sensibilizzare, creare consapevolezza generale e smuovere l’opinione pubblica e politica su un problema ancora troppo sottovalutato.

L’iniziativa, nata dall’unione delle giornaliste Barbara Romagnoli e Adriana Terzo con il sostegno di Tiziana Dal Pra, presidente dell’associazione Trama di Terre, è stata lanciata lo scorso Giugno in seguito alla morte di Fabiana Luzzi, la ragazzina di Corigliano Calabro data alle fiamme dal fidanzato diciassettenne in seguito ad una lite causata dalla gelosia di lui. Un progetto finora inedito che, in questi mesi, ha raccolto migliaia di firme di sostegno provenienti non soltanto da personaggi noti, ma anche dalle migliaia di donne quotidianamente impegnate nell’arginare gli abusi di genere: sindacaliste, responsabili di centri antiviolenza, attiviste di Amnesty International, scrittrici, intellettuali, giudici, medici, giornaliste e altre decine e decine di professioniste, casalinghe, insegnanti, madri, direttrici di banca, consigliere comunali, amministratrici e impiegate.

Per rivendicare le vittime di femminicidio e di violenza di genere si può aderire al progetto in vari modi: indossando la maglietta con la scritta “Sciopero non basta”, smettendo di lavorare dai 15 minuti alle 24 ore consecutive, partecipando ai cortei cittadini o appendendo un drappo rosso alla finestra.
Sono tanti, tantissimi i modi per sposare la protesta in modo pacifico ma significativo. E altrettante le modalità che le organizzatrici dello sciopero delle donne consigliano e che potete trovare al sito internet www.scioperodelledonne.it o http://scioperodonne.wordpress.com/ dove troverete le iniziative organizzate, fino ad ora, nelle città italiane.

“Noi non vogliamo più limitarci a lanciare appelli che raccolgono migliaia di firme ma restano solo sulla carta” scrivono le promotrici nella lettera indirizzata a Laura Boldrini, Susanna Camusso e Maria Cecilia Guerra e pubblicata sul sito dello scioperodelledonne “a proclamarci indignate per una violenza che non accenna a smettere; a fare tavole rotonde, dibattiti politici, incontri. Adesso chiediamo di più”. E continuano: “Fermiamoci per 24 ore da tutto quello che normalmente facciamo. Proclamiamo uno sciopero generale delle donne che blocchi questo maledetto Paese. Perché sia chiaro che senza di noi, noi donne, non si va da nessuna parte. Senza il rispetto per la nostra autodeterminazione e il nostro corpo non c’è società che tenga. Perché la rabbia e il dolore, lo sconforto e l’indignazione, la denuncia e la consapevolezza, hanno bisogno di un gesto forte”.

Elisa Costanzo

 

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