Datagate:matrimonio d’interesse

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Ultima modifica 26 Novembre 2015

 

Tra Paesi amici non ci si spia, ma gli accordi di libero scambio sono fuori discussione.

Questa la reazione del Ministro Bonino alla notizia delle cimici piazzate dalla CIA nelle nostre ambasciate, e perfino nei palazzi della politica europea: “Tra Stati Uniti, Italia, Europa c’è spirito di collaborazione e amicizia. Certo, spiarsi tra alleati non è carino: ma basta leggere qualsiasi spy story per capire che se ne sono sempre viste di tutti i colori”.

Tireranno un sospiro di sollievo gli eredi di Empedocle da Agrigento, Corace e Tisia. La retorica non va in vacanza, come le emozioni in onda sulla tv pubblica, anzi si esercita sugli stessi temi che affollano i palinsesti estivi.

Se non è vero, è almeno verosimile, no? E tanto basti ai microfoni puntati a raccogliere l’ira, o almeno la ferma disapprovazione del rappresentante della Farnesina.

Del resto, non piacciono tanto i film e i serial di spionaggio? Rapiti dal fascino virile di James Bond o della splendida Annie Walker della serie tv Covert Affairs, abbiamo imparato che raccogliere informazioni riservate significa mettere a rischio la propria vita per salvare quelle di milioni di compatrioti, ignari di essere esposti a terribili minacce.

Ma qui chi sarebbero i buoni, i cittadini da proteggere? Quelli statunitensi, ovvio, parliamo di cimici made in USA.

E i cattivi? tutti gli altri, quelli spiati. Non a caso, il Segretario di Stato Kerry, sostenuto dalla conferma della stessa intelligence italiana, aveva liquidato come normalissima attività di contrasto al terrorismo le prime rivelazioni di Edward Snoden sul sistema articolato ed efficientissimo di monitoraggio delle conversazioni riservate tra ignari utenti da una parte all’altra del globo.

Dovremmo quindi dedurre che si sospettasse che le ambasciate dei Paesi alleati e le sedi delle istituzioni europee fossero sedi di cellule terroristiche.

Brutta figura, per l’illustre oratore. Ma dove non arriva l’ars oratoria arriva la potenza economica.

Una tiratina d’orecchi all’amichetto curiosone, un colpetto di tosse a richiamare il commensale che usa la forchetta sbagliata per la portata di pesce: non è carino. Ma ne abbiamo viste tante di spy story!

Peccato che il copione di questa sia scritto proprio male, e che la si voglia far piacere a quelli che, nella sceneggiatura, sono i cattivi con l’esplosivo pronto a far saltare in aria lo scuolabus.

Possiamo solidarizzare con Ezechiele il lupo, che finisce con la coda sbruciacchiata dal camino degli impavidi tre porcellini per aver cercato di riempirsi la pancia come natura comanda, ma ci vediamo bene con la cintura di esplosivo e la levetta della bomba a mano tra i denti?

Ci avrebbero convinto di più, magari, paragonandosi alla mamma che controlla gli accessi ai siti internet dal computer di suo figlio, per informarsi su chi frequenta, non solo virtualmente, ma avrebbero così dovuto ammettere che gli Stati Uniti esercitano, di fatto ininterrottamente dal secondo dopoguerra ad oggi, una pressante tutela sugli Stati alleati.

La realtà delle relazioni internazionali non è né amicizia né finzione cinematografica: l’Europa ha un bisogno estremo di siglare con gli Stati Uniti quell’accordo di libero scambio transaltlantico che rianimerebbe l’export languente per la crisi, e al tempo stesso scongiurerebbe l’alleanza degli USA con la Cina, potenza economica in ascesa rispetto alla quale le due sponde dell’Atlantico sono concorrenti e che mostra apertamente di preferire i cugini yankees alla litigiosa compagine europea. Tanto da passare sotto silenzio il temporaneo asilo offerto a Snowden a Honk Kong, quando si è trattato di accogliere calorosamente il Presidente Obama a Xi Jinping, rinnovando tra inchini e strette di mano le dichiarazioni di amicizia e le offerte di collaborazione.

Ad essere più diretti, non mi pare davvero una scena di amicizia, né una spy story, ma piuttosto la scena del corteggiamento di tanti film sentimentali. E ad un buon partito galante è più facile perdonare di non essere galantuomo, sedute al tavolo di un ristorante chic, cullate dai provvidenziali violini, a coprire i borbottii dello stomaco vuoto da un pezzo.

Bianca Villa

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