Depressione, ecco la molecola con cui vincere la battaglia

Ultima modifica 6 Novembre 2015

 

I livelli di una piccola molecola (presente solamente negli esseri umani e in altri primati) sono più bassi nel cervello di individui depressi. Questa scoperta, frutto della collaborazione di un gruppo di ricercatori della McGill University e del Douglas Institute, potrebbe costituire un indizio importante per la diagnosi ed il trattamento di coloro che soffrono di depressione.

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La depressione è una causa comune di invalidità, e se esistono diverse tipologie di farmaci per trattarla, allo stesso tempo non risulta semplice trovare il farmaco giusto per le necessità di ogni singolo paziente.

In questo nuovo studio, pubblicato sulla rivista Nature Medicine, il dottor Gustavo Turecki, psichiatra presso il Douglas e professore presso il Dipartimento di Psichiatria della McGill University, ha scoperto insieme al suo team che i livelli di una piccola molecola chiamata miR-1202, possono essere indicativi per la depressione e quindi aiutare a individuare quale tipologia di trattamento anti depressivo sia più indicato per ogni paziente.

Utilizzando una serie di campioni, abbiamo esaminato i tessuti cerebrali di individui che hanno sofferto di depressione e li abbiamo confrontati con i tessuti cerebrali di individui psichiatricamente sani – spiega il dottor TureckiL’analisi ci ha portato ad identificare questa molecola, chiamata miR-1202, che si trova solamente negli esseri umani e nei primati, e che abbiamo scoperto regolamentare l’attività di un importante recettore del neurotrasmettitore glutammato”.

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A seguito di diverse sperimentazioni, i ricercatori hanno quindi dimostrato che gli antidepressivi sono in grado di cambiare i livelli di questa molecola.  

Anche se gli antidepressivi sono chiaramente efficaci, va tenuto conto della variabilità con cui gli individui rispondono al trattamento anti depressivo – conclude il dottor Turecki – Abbiamo infatti osservato che i livelli di miR-1202 sono molto diversi tra gli individui depressi. Per questo la nostra scoperta potrebbe fornire un potenziale punto di partenza per lo sviluppo di nuovi e più efficaci trattamenti antidepressivi”.

Ogni tanto è leggere notizie come queste perché ci fanno sperare.

Paola Lovera

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