Dire no ai bambini

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Ultima modifica 2 Settembre 2016

L’incapacità a dire no ai bambini rappresenta un fenomeno piuttosto diffuso.

Sì è passati dall’eccesso del modello padre-padrone, quello al quale dovevi chiedere il permesso persino per fare la pipì, a quello del genitore che dispensa un’educazione troppo lassista.
I motivi sono svariati, e non è nostra intenzione sviscerare l’aspetto sociale di questa nuova modalità di approcciarsi ai figli. Lasciamo che siano i pedagogisti e gli psicologi ad analizzare in modo scientifico il perché di determinati comportamenti.

Come genitori, però, riconosciamo che tutto ciò dipende anche dal lavoro che ruba troppo spazio alla famiglia (quindi: ti faccio tanti regali perchè sono poco presente) e dal fatto che oggi, a differenza di un tempo, le nostre attenzioni si concentrano su uno, al massimo due creature, invece che sulla nidiata di infanti che i nostri bisnonni erano soliti mettere al mondo.

Una contrapposizione netta con i figli mette in moto dubbi, ansietà e sensi di colpa.

In più, ammettiamolo, è decisamente più comodo assecondare i loro capricci, soprattutto se siamo in grado di soddisfarli economicamente.

Però le regole sono indispensabili, e non per fini puramente pratici ( figli disciplinati sono ovviamente più semplici da gestire), ma per il bene stesso dei nostri bambini. Non imporre delle norme ai propri figli può apparire come un regalo, una concessione di libertà ma in realtà l’assenza di regole danneggia la loro crescita e li fa sentire allo sbaraglio, senza una guida. Soprattutto li illude che al di fuori del nido familiare la società sia disposta ad accoglierli a braccia aperte, che la vita è una situazione semplice da affrontare, che anche da adulti sarà sufficiente pretendere, e tutto gli sarà dato. Sappiamo tutti che non funziona così, allora sforziamoci di guidare i nostri figli, per quanto difficile possa essere.

Secondo gli esperti l’assenza di regola genera nel bambino una diffusa incapacità a tollerare le frustrazioni e la sofferenza che si estende soprattutto nel periodo dell’adolescenza.

Quindi, naturalmente nella giusta misura e sempre nel rispetto della libertà del bambino, impariamo a dire dei no, laddove sia necessario. Insegniamo loro a non essere schiavi del superfluo, a non pretendere premi e giocattoli oltremisura, a guadagnarsi le cose perché conquistarsi un qualcosa regala più soddisfazione che non ottenere una concessione senza un minimo di sforzo. Questo li aiuterà a crescere in modo più autonomo e a guadagnare fiducia in sé stessi.

Le regole devo essere poche, essenziali, non negoziabili e soprattutto equiparate all’età del piccolo. Pretendere che un bimbo di due anni rassetti la sua cameretta dopo un pomeriggio di gioco frenato e che magari dia anche una spazzatina al pavimento è sicuramente prematuro e ridicolo, chiedere la stessa cosa a un giovanottino o una signorinella di sei/sette anni (spazzatina esclusa, ovviamente) lo aiuta a responsabilizzarsi e a sentirsi più grande.

Il rispetto per i genitori e per le persone che ci circondano, il valore del denaro, il concetto che non tutto può essere concesso, che ogni azione ha le sue conseguenze compresa anche una punizione per un comportamento sbagliato possono essere insegnati tranquillamente anche a un bimbo molto piccolo. L’importante è che tutto ciò avvenga in un clima di calma, confidenza, allegria e anche, perché no, di gioco. Perché giocare è una cosa seria e il linguaggio ludico è quello maggiormente comprensibile per i nostri figli.

Perciò, cari genitori, non lasciamoci abbindolare dai nostri adorabili tiranni. Anche se in quel momento giungono le mani come i pastorelli di Fatima oppure se imitano alla perfezione di occhioni pucciosi del Gatto con gli Stivali di Shrek, resistiamo stoicamente ai loro capricci.

Al momento magari ci manderanno mentalmente a morire ammazzati, ma un domani ci ringrazieranno per ciò che saremo riusciti ad insegnargli.

Monica

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