Disturbo Oppositivo Provocatorio, che strategie adottare?

Ultima modifica 17 Novembre 2015

Il Disturbo Oppositivo-Provocatorio (DOP) è un disturbo del comportamento, riguarda cioè il modo in cui il bambino agisce, il suo modo di relazionarsi agli altri.

Il bambino con questo disagio ha difficoltà ad interagire con gli altri, in particolar modo con gli adulti, ma anche con i coetanei.
La sua tendenza è quella di sfidare i genitori o gli altri adulti che se ne occupano, spesso provocando e cercando il modo di generare irritazione. Non ama seguire le regole e rispettare le richieste che gli vengono fatte opponendosi verbalmente
e con le azioni. Si innervosisce facilmente, è permaloso e si arrabbia di frequente anche per futili motivi, per arrivare spesso a litigare. Di fronte al rifiuto e al non accoglimento delle sue richieste, si mostra irritato e capriccioso, sbatte i piedi e piange, si rifiuta di accettare la decisione dell’adulto. Il bambino è spesso rancoroso e cerca di vendicarsi dei torti che crede di aver subito poiché ha spesso un atteggiamento vittimistico e pessimistico e la tendenza ad incolpare gli altri per i suoi errori e comportamenti sbagliati.

disturbooppositivoprovocatorio

Quanti i bambini DOP?

Il disturbo oppositivo-provocatorio è riscontrabile in circa il 5-10% dei bambini in età compresa tra i 6 e i 12 anni e con maggior frequenza nei maschi che nelle femmine.
Secondo il DSM IV per stabilire se un bambino ha questo disturbo, e poter fare di conseguenza una diagnosi, bisogna tenere in considerazione questi criteri:

A ) Una modalità di comportamento negativistico, ostile e provocatorio che dura da almeno 6 mesi, durante i quali sono stati presenti 4 (o più) dei seguenti segnali:

– Spesso va in collera;
– Spesso litiga con gli adulti;
– Spesso sfida attivamente o si rifiuta di rispettare le richieste o regole degli adulti;
– Spesso irrita deliberatamente le persone;
– Spesso accusa gli altri per i propri errori o il proprio cattivo comportamento;
– E’ spesso suscettibile o facilmente irritato dagli altri;
– E’ spesso arrabbiato e rancoroso;
– E’ spesso dispettoso e vendicativo.

B) L’anomalia del comportamento causa compromissione clinicamente significativa del funzionamento sociale, scolastico o lavorativo.
C) I comportamenti non si manifestano esclusivamente durante il decorso di un Disturbo Psicotico o di un Disturbo dell’Umore.
D) Non sono soddisfatti i criteri per il Disturbo della Condotta, e, se il soggetto ha 18 anni o più, non risultano soddisfatti i criteri per il Disturbo Antisociale di Personalità.

E’ evidente che prendersene cura è molto difficile, questi bambini/ ragazzi sono causa di stanchezza, di scoraggiamento e di frustrazione per chiunque cerchi di instaurare con loro un rapporto.

Eppure genitori e insegnanti hanno degli strumenti a cui ricorrere, esistono delle STRATEGIE!

Partiamo da cosa NON FARE, ossia da alcuni “Errori educativi” comuni, da evitare perché possono facilitare l’insorgenza o il mantenimento di condotte oppositivo-provocatorie:

Permissivismo: La mancanza di regole definite impedisce al bambino di capire quali saranno le risposte dell’adulto
alle sue azioni;
Incoerenza: Alternare punizioni e ricompense senza una ragione chiara, lasciandosi condizionare dal proprio stato d’animo (piuttosto che dall’oggettivo comportamento del bambino) lo disorienta;
Iper-protezione: Il controllo genitoriale eccessivo ostacola la crescita socio-cognitiva del bambino che, insicuro, può reagire con atteggiamenti di ribellione e sfida dell’autorità adulta;
Uso eccessivo delle punizioni: Ponendosi come modello d’apprendimento, la punizione rafforza la tendenza del bambino a risolvere i conflitti e imporre la propria volontà attraverso l’aggressività.

COSA FARE :
Concordare e far rispettare poche regole chiare che tutti dovranno osservare in casa o a scuola, evitando la forma negativa (es.: “Parlare a voce bassa” invece di “Non gridare”);
Preferire i premi (per i comportamenti positivi, anche piccoli, che conducono alla condotta desiderata) alle punizioni e darli in breve tempo, altrimenti l’effetto comportamentale svanisce;
Scegliere le punizioni (comunque mai fisiche) solo per comportamenti molto gravi (esplicito danno verbale o fisico agli altri);
– Preferire sempre la perdita di un privilegio (es. uscire o usare il pc) alla punizione (es. fare qualcosa di spiacevole);
– Ignorare le “esibizioni” del bambino, ossia rimuovere il rinforzo derivante dall’attenzione degli “Spettatori”;
– Spiegare al bambino le motivazioni che rendono inadeguato il suo comportamento, senza formulare giudizi sulla sua persona, umiliandolo, perché è la cosa che ha fatto ad essere sbagliata, non lui (Per non gravare sulla sua già bassa autostima) e suggerire modalità alternative indicandone i vantaggi;
– Individuare e agire sugli antecedenti del comportamento problematico (attenuare o modificare l’esposizione alle situazioni che normalmente conducono a comportamenti oppositivi).

Insomma, in sintesi, ogni comunicazione (Regole, comandi, rimproveri) deve essere data nel modo più possibile diretto, chiaro e semplice, senza formulare giudizi sulla persona.
Ad esempio: “Avevamo stabilito questa regola, tu l’hai infranta, quindi, come avevamo stabilito devi rinunciare a questo” invece di : “Sei stato cattivo, ora niente tv!”; Oppure: “Bravo, hai apparecchiato la tavola senza fartelo ripetere due volte, ti meriti un premio”; Invece di: “Bravo, oggi ti sei comportato bene”).
Inoltre, è possibile pensare di strutturare un programma a punti, guadagnati e persi in funzione di premi e punizioni. In quest’ultimo caso, però, è particolarmente importante che l’adulto assicuri al bambino la massima coerenza e impegno nel monitorarne il comportamento.

Questi “Terribili” bambini hanno insomma bisogno di limiti chiari entro cui muoversi, di sperimentare che possono essere gratificati e ricevere riconoscimento (affettivo e sociale) quando usano comportamenti positivi e di aggregazione. Hanno cioè bisogno di aumentare la propria autostima attraverso la relazione con l’altro e la costruzione di legami duraturi su cui far affidamento (invece di distruggerli). In questo percorso gli adulti hanno un ruolo fondamentale.

Sabrina Stendardo

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