Due mesi di carcere per un parcheggio in doppia fila

parcheggio doppia filaAnche quando non ero ancora mamma, mi sono sempre posta il problema delle macchine parcheggiate in doppia fila che non permettevano il passaggio di passeggini o carrozzelle.
Mi sono sempre chiesta perchè io passo , a volte, un’ora di tempo a parcheggiare in maniera corretta e poi arriva il furbo di turno et  voilà, parcheggia come gli pare.
Da quando sono mamma, invece, mi scatta proprio un “istinto omicida” visto che spesso sono costretta a fare lo slalom tra strada e marcapiede!

Appena ho letto questa notizia, ho esultato: il tribunale di piazzale Clodio ha condannato un cittadino romano a scontare due mesi di carcere (che eviterà solo se risarcirà quattromila euro alle parti civili) perchè ha parcheggiato l’auto in doppia fila bloccando un’altra vettura e, a causa di un problema all’udito, non ha sentito il vicino di casa che gli chiedeva di spostare l’automobile.

Tutto questo grazie ad una sentenza della Corte di Cassazione del 2006, che ha stabilito che rifiutarsi di rimuovere l’auto parcheggiata in doppia fila, impedendo così ad altre vetture di muoversi, costituisce reato, quello di violenza privata.

La sera del nove ottobre di cinque anni fa, quartiere Torre Maura, un uomo lascia la sua automobile in doppia fila, perchè non trovava posto.
La mattina seguente, intorno alle sei e mezza, il proprietario dell’auto bloccata deve recarsi a lavoro. Trova la sua auto bloccata, ma riconosce l’auto del vicino e citofona a casa sua.
Non ricevendo risposta, va a bussare…ma niente.
«Non ho sentito nulla- aveva detto in aula il trasgressore– la notte sono solito levare le protesi acustiche perchè fischiano e quindi posso solo sentire al venti per cento. Mi sono accorto solo che la porta traballava».

L’uomo rinuncia e va a lavorare utilizzando il motorino.
Mentre si allontana arriva il vicino per spostare l’auto: «Scusa, scusa – aveva detto l’uomo – non volevo bloccare nessuno». «Io ti denuncio» aveva invece risposto furibondo il prorpietario dell’auto bloccata.

La vicenda è finita in procura.
L’uomo era quindi stato rinviato a giudizio e dopo un processo durato un anno è stato recentemente condannato a due mesi di carcere e quattromila euro di risarcimento.

Rachele Masi

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