È colpa delle donne?

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Ultima modifica 6 Novembre 2015

Non bastano femminicidi e violenze da parte di mariti, amanti, fidanzati, padri o fratelli. No, non basta. Non basta a far riflettere, a far capire a molti uomini che l’esercizio della forza bruta, di cui molti di loro sono dotati, è da condannare senza SE e senza MA. Non basta dedicare una giornata al ricordo delle vittime di tale violenza a far ragionare alcune menti maschili e maschiliste, no non basta!!

L’ennesimo esempio è sotto gli occhi di tutti: un sacerdote, un parroco di un piccolo paese affacciato sul mare di Liguria, vede, oggi come ieri, la donna come tentatrice, come emissario di satana, nata per tentare, stuzzicare gli uomini, poveri uomini, tanto deboli da non saperla, da non poterla contrastare, ignorare, ma totalmente da essere onnubilati al punto da non capire più nulla e, nel loro delirio, essere, come dire, obbligati (?) alla violenza per poterle controllare? Sottomettere? O, sino a raggiungere l’atto estremo: l’assassinio. E il pio sacerdote, immemore delle parole di Cristo che invitava a porgere l’altra guancia, si affretta a comporre un libello e ad affiggerlo nella bacheca della sua chiesa, nel quale si invita le donne a riflettere, a comprendere che la colpa delle violenze subite non è altro che la difesa degli uomini alle loro provocazioni, ai loro comportamenti, insomma che quella degli uomini non è altro che una risposta, dovuta, comprensibile, che non è colpa loro, ma delle donne che, detto in parole povere, se la sono cercata.

Eh sì, perché per quell’essere che porta la tonaca l’uomo è fatto a immagine di Dio, mentre la donna è solo la figlia di Eva,  che continua l’operato della sua ava nel tentare, nel distogliere l’uomo dalla retta via, l’uomo che deve tentare, con ogni mezzo, di ravvederla, di cercare di distoglierla dal percorso peccaminoso che sta seguendo. Peccato che quel percorso sta solo nella sua testa, che non siamo più nel medio-evo, che l’onore di un uomo e di una donna non stanno nei loro organi riproduttivi e che, comunque, ogni essere umano, uomo, donna o bambino che sia, è soggetto di diritto e non ha padroni, non è schiavo di nessuno, ha facoltà di agire come meglio gli pare, senza invadere la sfera altrui.

Nessuno possiede nessuno, nessuno risponde degli atti di altri, un marito non è proprietario di sua moglie, né un padre di una figlia, né, tanto meno un fidanzato della fidanzata, e, anche se non puà piacere, devono essere accettate  le decisioni delle donne, anche quella di andarsene, di abbandonare i propri uomini o di sposare qualcuno non gradito al padre. Sapete, a me non piacciono certi comportamenti femminili, li reputo sciocchi e stupidi, specie quando scimmiottano quelli maschili. Non mi piacciono le donne che girano per strada seminude o che passano, come per secoli hanno fatto gli uomini, da uno all’altro. 

Ma nessuno, ripeto, nessuno si può arrogare il diritto di punirle per questo, di violarle, violentandole o picchiandole o, tanto meno assassinandole, con il pretesto assurdo di essere stati provocati o di essersi solo difesi. Il “lei mi voleva lasciare ed io non volevo, non potevo concepirlo”, “lei mi ha tradito ed io….” sono sole le scuse di miseri, piccoli uomini senza cervello, senza intelligenza, molto simili, nell’intelletto se non nell’aspetto, a quei nostri avi che tentavano di rizzarsi sulle loro zampe posteriori e molto, molto meno umani di qualsiasi altro animale che vive sul nostro pianeta.

Questo è il parroco di San Terenzo, che giustifica l’ingiustificabile, che condivide il pensiero dei violenti e degli assassini. Il suo vescovo ha preteso la rimozione del libello, un altro ministro della chiesa lo ha sconfessato, ma…nient’ altro, nessun’altro, se non i media, ha stigmatizzato l’evento. Anche il cardinale Bagnasco, dall’alto della sua carica, non ha trovato altro che poche parole: ”atto grave e triste”, null’altro e, interrogato, ha risposto che non tocca a lui prendere provvedimenti, sancire l’operato del parroco. A chi tocca allora, chi deve assumersi la responsabilità di un provvedimento, forse punitivo? Al Sommo pontefice? Che, al proposito, tace.

Nessuno può dare colpe ai vertici della Chiesa se al suo interno vivono mele marce, ma è inammissibile che, quando scoperte, possano continuare tranquillamente la loro vita. Il buon parroco si riposerà un poco, avrà un periodo di ferie per scordare il clamore mediatico che il suo atto ha suscitato, e, senza ripensamenti, senza chiedere scusa, ritornerà al suo ministero, magari in quella stessa chiesa, in quello stesso paese, oppure gli verrà affidata un’altra parrocchia o, magari, l’insegnamento della religione in una scuola, dove potrà spargere il suo veleno, giustificare gli atti violenti come….Parola di Dio .

E poi ci si meraviglia se le chiese sono vuote, se molti non osservano i suoi precetti….e perché dovrebbero?

Nonna Lì

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