Ultima modifica 20 Giugno 2019

Fai una ricerca sul pesce gatto… e poi, fai una ricerca sul Lago di Garda.
Il bambino arriva a casa con il compito e il genitore che fa?
Giustamente si informa un po’ su internet, oppure passa un attimo in biblioteca, stampa qualcosa da leggere e poi lo propone al bambino che, tra il copiare, il non copiare e il copiare ancora, stila la sua ricerca con un bel disegno in fondo… nella migliore delle ipotesi.

Riflettevo su questo un paio di settimane fa e sul fatto che non ho mai dato ricerche da fare fino ad ora in questo ciclo. Forse ne ho date un paio alle quinte di 10 anni fa, ma non mi ero posta il problema a quel tempo.
E qual è il problema?

scuola_ricerche

Eccolo qua: le prime ricerche si devono fare a casa oppure sarebbe meglio farle a scuola?

A dire la verità la mia idea me la sono costruita in questo ultimo mese attingendo, solo per scienze e geografia, al modello facilitatore dell’apprendimento chiamato Flipped Classroom.

E mentre sto progettando proprio il lavoro di ricerca e studio a scuola (perché così ho deciso di fare), gironzolando in Internet, mi imbatto in questa frase: “Fai una ricerca su Napoleone” – “Fai una ricerca sull’Austria” – “Fai una ricerca sui mammiferi”.
Comodo dare compiti così.
Se quelle sono le “ricerche scolastiche”… be’, non è necessario essere insegnanti per poterle assegnare a bambini e ragazzi. Basta pensare un argomento e poi… gli alunni (e i genitori) si arrangino!”

Senza controllare, ho pensato subito che si trattasse di un genitore “disperato” e un po’ inquieto.
Invece no, è la frase di un insegnante di sostegno che sembra molto appassionato al suo lavoro.
Però, siccome sono abituata a mettermi nei panni di tutti, penso a qualche insegnante di scuola primaria che affida il compito della ricerca per casa.
Non credo che voglia togliersi un pensiero; magari ha dei precisi obiettivi a riguardo da perseguire.
Magari poi lavora in classe con le varie ricerche per creare un testo o una mappa approfondita da studiare, magari realizza splendidi cartelloni con le immagini recuperate dai bambini.

Una cosa però, all’insegnante di sostegno un po’ polemico, gliela devo riconoscere: i bambini non si inventano il modo di fare ricerca che richiede, in fondo… e anche in superficie, una rete di competenze altissime.

Parlando poi con una mia collega che insegna alle medie, in una scuola del Nord-Italia, senza generalizzare ovviamente, esce fuori che la ricerca è il compito più frequente che va a comporre il quadro della famosa “tesina” da esporre in alcune discipline. Dovrebbe essere un lavoro estremamente personale.
Invece per la maggior parte è un copia-incolla di alcuni testi scaricati da Internet rielaborati in modo maldestro e senza organicità, dice lei.

Certo è che Internet non favorisce in modo naturale la rielaborazione, mentre tenta i ragazzi con la straripante ondata di informazioni che distraggono, i video accattivanti che è bello guardare…ma che sono purtroppo difficili da rendere attraverso la stesura di un testo, nella totalità del loro messaggio.

Non è colpa dei bambini e non è colpa dei ragazzi se la ricerca non viene bene.

Così, tutto ciò mi ha fatto riflettere ulteriormente.
Avevo pensato sì, di fare ricerca a scuola. Una ricerca individuale o un lavoro di gruppo, guidato da me…
Ma devo avere le idee molto chiare.

Dovrei sviluppare nei bambini l’idea che la ricerca è una creazione personale.
E questo, secondo me, si può sperimentare solo a scuola, con l’insegnante che ti impedisce il copia-incolla ma ti “obbliga”, con la sua guida, a rielaborare.
Dovrei inculcare “forte forte” l’idea che la ricerca ha un centro di interesse e che non ha senso divagare attraverso il Web alla ricerca di chissà cosa, perdendo solo il tempo della rielaborazione.
Questo comporta il non esagerare con i documenti da leggere o visionare: all’inizio, ad esempio, potrebbero bastare due fonti serie (una cartacea e una Web) e un video oppure qualche foto.

Stilare già la serie di link da aprire per cercare documentazione e fare quasi una lezione intera alla LIM per mostrarli ai bambini, in modo che essi, in sede di ricerca, possano già orientarsi….per la serie, evitiamo di perdere tempo.

Dovrei poi già avere a disposizione piccole dispense con un paio di fonti da leggere.
E poi devo fornire ai bambini strumenti come mappe concettuali o diagrammi di flusso vuoti che sono i versatili, flessibili, perché si adattano a qualsiasi disciplina e soprattutto si adattano anche ai bambini in difficoltà. Li aiutano ad avere davanti agli occhi un Progetto, articolato o semplice, che sia.

E con essi potrei dare tanti post-it, quei foglietti stacca-attacca che possono riordinare, spostare. Lo so che viene meglio al computer tutto questo, ma sono anche convinta che la carta e la penna alla scuola primaria siano ancora… “primarie”, e con esse la pazienza.

Il progettare: ecco la competenza che, secondo me, è la più elevata ed è il risultato di tutte le altre. A me non l’ha insegnato nessuno… a scuola.

Stimolare i bambini a vedersi davanti i passi, i punti del loro lavoro è un impegno che mi devo prendere.
Io ci provo.
Per riprendere il titolo, credo che i miei alunni, in questi due ultimi anni di primaria, non faranno ricerche come compito a casa, né in scienze, né in geografia…a meno che non le facciano di loro iniziativa.

Volevo fare l’archeologa… invece sono moglie, mamma, sorella e maestra e per me è più che sufficiente, anzi, ottimo. Sono una donna “orgogliosamente media”, ma decisamente realizzata, che non si annoia neanche un po’…

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