Ultima modifica 18 Giugno 2018

Io che sono diversamente fertile me ne sono accorta da poco. Oddio, diciamo che qualche piccolo “indizio” l’ho avuto. Tre indizi, per la precisione.

Li definisco “indizi”, non mi giudichino aspramente le donne che hanno vissuto la mia stessa tragedia, perché lo so che è una definizione fin troppo cinica. Ma ho terminato le lacrime, credetemi. Non è che non abbia più voglia di piangere. La voglia ce l’ho, sono le lacrime che si rifiutano di sgorgare. Si sono messe in sciopero da un po’ di tempo a questa parte. Forse perché ora so perché mi è capitato quello che sto per raccontarvi, e una speranza di diventare madre ce l’ho.

glutine

La motivazione non mi ripagherà mai per ciò che ho perso. Mai. Perché io ho perso tre figli in meno di due anni. Se ne sono andati via strappandomi ogni volta un brandello di cuore. Al mio cuore, adesso, mancano tre minuscoli pezzettini. Se li sono portati via per ricordo i miei bimbi, e a me piace comunque pensare che in qualche modo, ovunque essi siano, il mio amore sia capace di farli sentire meno soli.

“Embrioni”, così dovrei chiamarli in realtà, non “figli”. Perché i miei piccoli non sono sopravvissuti nel mio grembo per più di 11 settimane. Non ce l’ho fatta a tenerli con me. Non ci sono riuscita, e mi sono ammazzata di sensi di colpa e di perché. Non c’era un perché, apparentemente. Io ho avvertito distintamente la loro presenza dentro di me, sempre. Tutte e tre le volte mi sono sentita madre, anche se per poche settimane. Io ho perso tre figli, non tre “embrioni” e ucciderei a colpi di machete chiunque continui a dirmi, pensando forse di consolarli, che in fondo non ho perso “granché”.

Perdere un figlio è considerato “clinicamente” normale. Capita, a tante donne. Perderne un secondo a distanza di 6 mesi forse è un po’ meno normale, ma succede anche questo. Perderne un terzo rischia di farti impazzire. E infatti io sono quasi diventata matta per il dolore, sono riuscita a sopravvivere soltanto grazie all’appoggio del mio compagno, e delle persone che mi amano sul serio.

Ci sono voluti ben tre aborti per far svegliare il mio ginecologo. Perché prima no, non gli era mica venuto in mente di farmi fare qualche analisi più approfondita. Tre aborti sono “clinicamente accettabili”, questo dicono i medici. E se non ne perdi almeno tre di figli, allora non “vale la pena” fare accertamenti. Forse è una sorta di prova del fuoco: al terzo aborto vinci il diritto agli accertamenti, prima di allora sei soltanto un caso “clinicamente accettabile”.

Poco importa se nel frattempo le tue notti sono costellate dagli incubi, se al mattino il tuo primo pensiero è quello di essere una madre mancata, se l’ultimo prima di addormentarti è il tuo ventre maledettamente vuoto.

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Ma almeno io adesso una speranza di diventare mamma ce l’ho, devo solo avere la pazienza di aspettare.

Incredibile ma vero, eppure non ho mai avuto il sospetto di essere celiaca, mai. Perché la mia è una celiachia silente, o asintomatica. Nessuno nella mia famiglia è intollerante al glutine, questo è un privilegio tutto mio. Ho fatto una lunga serie di esami del sangue, risultavano tutti valori insignificanti per spiegare la mia poliabortività.

Ma quelli specifici per la celiachia (emocromo – transaminasi – ferritina- gammaGT – proteine tot – IGA – AGA – EMA – transglutaminasi – TSH – estrazione DNA e tipizzazione genomica per HLA-DRB a bassa risoluzione -HLA DQA1e HLA-DQB1 e gli anticorpi ANTIENDOMISIO) risultavano sballati, anche se non sufficienti a stabilire in modo preciso se fossi malata oppure no. Allora mi sono sottoposta a una EGDS ( esofagogastroduodenoscopia con biopsia in 3 punti) un esame doloroso e rischioso che ho fatto oltre un anno fa, e che ho ripetuto da poco, finalmente con esito positivo.

Quindi ho dato finalmente un senso alle mie mestruazioni ballerine, fin da quando avevo tredici anni sono sempre state irregolari. E mi hanno spiegato che spesso si tratta di cicli anovulatori, per questo sono rimasta incinta tre volte, è vero, ma con grande difficoltà. Ed è probabilmente per questo che ho subito tre aborti, anche se la percentuale di rischio rispetto a una donna non celiaca è soltanto del 12% in più.

Ora il ginecologo mi ha detto che devo sottopormi a una dieta priva di glutine per almeno 12 mesi prima di riprovare a concepire un bambino. Non so se questo mi assicurerà il miracolo di un figlio. Non lo so davvero, ma spero ovviamente di sì. Nel frattempo la mia dieta è completamente cambiata. Devo stare attenta anche alle cose più assurde, tipo lo zucchero al velo. Sì, vi sembrerà pazzesco, ma persino lo zucchero al velo contiene glutine, lo dice il prontuario del bravo celiaco.

Io mi attengo scrupolosamente alle sue indicazioni. Sarei disposta a digiunare anche per due anni pur di diventare madre. Sembra un’affermazione melodrammatica, me ne rendo conto. Ma le diversamente fertili come me sanno perfettamente cosa intendo.

Antonella

La redazione del magazine. Nato nel maggio 2013, da marzo 2015, testata registrata al tribunale di Milano. Mamme di idee rigorosamente diverse commentano le notizie dell'Italia e del mondo, non solo mammesche.

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