Moncler: e se provassimo a sentirci tutti delle Oche?

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Ultima modifica 1 Marzo 2020

Impossibile non parlare della puntata di Report che ha aperto gli occhi, per chi non li avesse già avuti aperti, su un altro capitolo della brutalità umana nei confronti degli animali.

Moncler

Questa volta sono le oche le protagonista di questo racconto dell’orrore.

Le oche o meglio il modo in cui vengono spiumate.

Una tecnica illegale, però largamente diffusa specie dove i controlli sono assenti.
Le oche vengono allevate e spiumate in capannoni industriali.

Dentro ai capannoni possono essere stipati da 5 mila a 10 animali allevati proprio per la produzione di piume che vengono ricavate tramite spiumatura, cioè lo strappo manuale, in vivo.

Una sofferenza atroce che viene ripetuta più volte sino a quando l’animale muore o non è in grado di produrre piume di “qualità”.

Per chi ancora non avesse visto, trova qui la puntata in questione.

La brutalità è talmente macroscopica e talmente scioccante che viene da piangere.
Porta ad una naturale ribellione nei confronti di chi agisce in un modo così disumano per ottenere ciò che potrebbe procurarsi in maniera meno aggressiva rispettando un poco di più gli animali anche se con tempi decisamente più lunghi e costi un bel po’ più alti.

Per quanto riguarda la polemica Moncler penso che di piumini ce ne sono di tutte le marche; bene o male ognuno di noi ne ha uno in casa sia esso un piumino da letto o uno da indossare.

Tutti, o quasi, reperiscono le piume nel modo in cui lo fa questa azienda.

Certo, Moncler ha l’aggravante di far pagare i suoi capi come se fossero fatti con materiali di ottima qualità e provenienti da allevamenti regolari, ma si è visto che invece di qualità ce n’è ben poca e le piume provengono dagli allevamenti denunciati per la pratica dello spiumaggio in vivo.

Comunque anche tutti gli altri signori della moda non è che sono da assolvere tant’è che molti di loro si sono scomodati a difendere il collega Ruffini: da Bertelli del gruppo Prada agli stilisti Dolce e Gabbana, tutti indignati per la denuncia della Gabbanelli e della Giannini.

Non si capisce con quale coraggio!

Sono molteplici le denunce fatte sia da parte delle trasmissioni televisive che da parte di associazioni animaliste dove si scoprono gli altarini sulle procedure usate per la produzione di beni di lusso made in Italy. Dove gli sfruttati non sono solo gli animali ma anche la mano d’opera mal pagate e sfruttata.

Ma torniamo alle oche.

In Italia l’articolo 19 del Decreto Legislativo 146/2001, vieta a partire dal 1°gennaio 2004 la spiumatura di volatili vivi. Ma sul mercato nazionale è possibile acquistare prodotti con piume ottenute da questa crudele pratica e ricavate da animali allevati all’estero.

Quindi, bene o male, quasi tutti i prodotti che compriamo contengono piume di questa provenienza. Dobbiamo incominciare a chiederci seriamente se sia giusto o meno usare gli animali per soddisfare delle nostre esigenze. Esigenze che potrebbero essere soddisfatte in altro modo quantomeno senza tutto il dolore, la paura e la morte che quotidianamente infliggiamo ad altri esseri viventi.

Mi ha colpita in modo particolare quello che ha detto Mark Berkowitz, sopravvissuto dopo essere stato internato da bambino ad Auschwitz, che fu oggetto sperimentale insieme alla sorella gemella degli studi di Joseph Mengele, in occasione di un incontro in difesa delle oche canadesi :

Anch’io sono stato un’oca”.

Ecco, se imparassimo a calarci nei panni degli animali certo sarebbe un passo in avanti verso una visione ed un comportamento più rispettoso verso gli altri abitanti di questo pianeta. E’ vero che spennare un’oca non è una bella situazione per le oche stesse, ma anche finire in un macello non è poi neanche questa una gran bella cosa.

A proposito di torture alle oche, sappiate che anche il patè de foie gras viene ottenuto con una altissima dose di tortura per questi animali che vengono ingozzate in maniera forzata e meccanica. Magari come buona azione natalizia potremmo evitare di comprarlo.

Sarebbe bellissimo vivere in un mondo cruelty free.

Purtroppo non credo sia un obiettivo raggiungibile almeno a breve tempo, almeno però dovremmo mirare a rendere il mondo “ cruelty less”.

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