Ultima modifica 4 Giugno 2013


E’ notizia recente, e piuttosto sempre più frequente, che alcune maestre della scuola dell’infanzia sono state indagate e messe agli arresti domiciliari per maltrattamenti a bimbi piccoli . La rabbia davanti ai maltrattamenti di un essere indifeso come un bambino sale soprattutto quando avvengono in posti protetti dove i bambini dovrebbero essere al sicuro, come la scuola. A molti genitori (me compreso) viene in mente la domanda: “E se installassimo delle telecamere in aula in modo da poter vedere sempre i nostri figli o quantomeno che ciò che accade venga registrato quotidianamente?”. Personalmente condanno totalmente questi atti veri o presunti che siano: chi diventa educatore si è scelto questo mestiere e deve avere più pazienza e dolcezza di un altro. Se a qualcuno (anche ad un genitore) può scappare la pazienza ed uno “scappellotto” (anche se non è mai utile, secondo me), ad un insegnante no.
Capisco che spesso la confusione o i capricci di un bambino piccolo, e magari le “sfide” di quelli più grandi, possono mettere a dura prova i nervi, ma un insegnante deve essere più preparato degli altri a gestire delle situazioni problematiche. Per questi motivi mi stupisco sempre di più quando sento queste notizie dalla stampa.Da quando sono insegnante ho alzato la voce, per carità, ma sempre in maniera autorevole e mai con rabbia per far paura ad un bambino. Anche le punizioni, se educative, possono essere attuate, ma sempre entro un certo limite. Ricordiamoci sempre che sono i genitori che si fidano di noi insegnanti e della scuola e ci affidano il loro figlio, un rapporto di fiducia importantissimo,quindi.

Ritornando alla questione delle telecamere devo dire che in linea di principio non sarei d’accordo in quanto mi sembra che il rapporto di fiducia sia rotto a priori o quantomeno esista solo a patto che sia garantito dagli strumenti tecnologici. Non mi piace inoltre anche il fatto che i genitori possano in continuazione guardare il proprio figlio e magari piombare in classe se vedono qualcosa di poco chiaro o male interpretato, mi sembra un po’ troppo “Grande Fratello” e in una scuola o in un nido non ce lo vedo proprio anche se essa potrebbe essere utilizzata non solo per “controllare” gli insegnanti ma anche per prevenire gli episodi di bullismo per i ragazzi più grandi.

Ma l’installazione della telecamera comporta inoltre moltissimi problemi di privacy di non facile soluzione: a scuola ci sono alcuni disabili e bambini che utilizzano alcuni ausili compensativi e dispensativi (come ad esempio i DSA) e anche la loro privacy e quella della loro famiglia deve essere tutelata. Insomma, in linea generale non mi piace molto l’idea anche se purtroppo la realtà dei fatti comincia a farmi pensare diversamente e se la telecamera serve a tutelare un bambino, allora ben venga.

 In ogni caso sono felice dei tanti genitori che durante questi anni mi hanno apprezzata e capito l’amore che quotidianamente ho speso per i loro figli, anche se non c’erano le telecamere in classe ma basandosi sui sorrisi e la serenità dei loro figli.

Molti genitori comunque si stupirebbero, se ci fossero le telecamere, di guardare quanto è diverso il loro bambino a scuola da come è a casa, e che clima di rispetto delle regole che c’è e quanto si spende l’insegnante per loro: forse servirebbe anche a rivalutare una classe professionale che spesso e volentieri spesso viene poco apprezzata. Allora, di nuovo, dico, ben venga…

Arianna Simonetti

La redazione del magazine. Nato nel maggio 2013, da marzo 2015, testata registrata al tribunale di Milano. Mamme di idee rigorosamente diverse commentano le notizie dell'Italia e del mondo, non solo mammesche.

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