Esiste davvero il “bravo insegnante”?

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Ultima modifica 15 Luglio 2019

Qualche giorno fa mi è capitato di leggere un’intervista allo scrittore Daniel Pennac, intitolata “Il bravo insegnante è un drammaturgo”.

pennac

L’articolo mi ha riportato ad un fatto accaduto la settimana scorsa, che volevo quasi dimenticare, per l’amaro che mi ha lasciato in bocca. Una mia collega, con molta più esperienza di me, che andrà in pensione entro l’anno, mi ha dato un consiglio…

A scuola meno parli e meglio è.  Attieniti al programma, fai lezione e cerca di non parlare di altro. Se i bambini ti fanno domande, cambia discorso, non sai mai quello che possono recepire. Non fare più di quello che ti viene richiesto e falli lavorare tanto sul quaderno, così passa il tempo ed i genitori sono contenti!”.

Io ho rabbrividito. Tutto la mia etica ed il mio pensiero di insegnante, ma prima di tutto di genitore si è sgretolato in un secondo. Volete tapparmi la bocca?

Nei miei articoli più volte ho espresso la mia assoluta convinzione che ai bambini va detta la verità e che la conoscenza sta alla base di tutto. Leggere il pensiero di Pennac mi ha ridato la forza di andare avanti. “Tutto quello che imparo, tutto quello che scopro, se mi piace e mi dà emozioni, ecco che scelgo di fartelo conoscere perché possa incantare e arricchire anche te”.

Molti insegnanti considerano la scuola come un luogo di mera valutazione, ma come sostiene il grande scrittore, noi dobbiamo essere dei passeur, cioè dobbiamo trasmettere le nostre conoscenze ai nostri alunni.

La cultura non si possiede, non appartiene ad una piccola cerchia di persone che la sanno capire. La cultura va condivisa, va tramandata, passata. E non c’è niente di più bello del pensare che ogni alunno ha dentro di sé una parte,un pensiero, del proprio insegnante, che poi trasmetterà a qualcun altro.

Un bravo insegnante deve saper essere presente in classe non solo fisicamente, ma deve sedurre i suoi alunni. Ogni lezione deve essere uno scambio di idee e conoscenze. Stare dietro una cattedra e spiegare lascia il tempo che trova se non si interagisce, se non si scambiano opinioni ed idee. Anche una poesia imparata a memoria diventa un corpo in movimento se la si anima di pensieri.

Ogni studente, poi, dal più piccolo al più grande, vive ed impara secondo le sue esperienze e le sue aspirazioni. Il malessere di uno studente va analizzato e va data una valida motivazione ed alternativa alla sua capacità di imparare. Spesso mi è capitato di sentirmi dire “Studiare non mi serve a niente, da grande voglio fare l’agricoltore!” L’agricoltore è una delle persone con più conoscenze, perché deve conoscere alla perfezione la matematica, la geografia, l’astronomia, le scienze, la chimica e la dialettica.

Una lezione senza sentimento non è una lezione. Le parole non entrano nel cuore e non rimangono impresse. E allora lo dico soprattutto alle insegnanti con “più esperienza”: non abbiate paura del cambiamento, se è sinonimo di crescita e miglioramento.

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