Sempre e solo selfie, alla faccia di chi sta male

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Ultima modifica 20 Giugno 2019

Forse per un ottimismo a tutti i costi digito in Google “ragazzo aiuta disabile”. Esce sì e no uno splendido articolo sul cameriere che aiuta una ragazza disabile a mangiare al ristorante. Ma uno. Provo con ragazza.
Beh, non c’è verso. Esce poco più di nulla.
Perché c’è chi si fa un selfie con una ragazza disabile in crisi epilettica e allora cerchi un appiglio.

I ragazzi non sono così. I bravi ragazzi ci sono, mi autoconvinco, alla faccia di fatti vergognosi come questo, penso.

Io sono sempre quella che “bisogna sentire tutte le campane, leggere tutti gli articoli, valutare tutto…” ma tutto che? Stavolta c’è una foto. Un istante di genialità, a livello alto, ha mosso quel dito. Un QI da record, anima compresa.
E non c’è niente da verificare.
Tre giorni di sospensione. C’è chi dice “Poco!”
Io farei in contemporanea tre giorni di sospensione dal lavoro anche per i genitori. Un tre giorni di full immertion nel mondo del rispetto per il dolore e la sofferenza delle persone. Attenzione-genitori-dal-selfie-al-porno-il-passo-e-breve_articleimageLa madre della ragazzina disabile, con la dignità che contraddistingue chi soffre ogni giorno, parla di una bravata che dà occasione di riflessione.
Come sempre penso che i ragazzi non si inventino nulla e, se per le tre ragazze lo star male è una condizione da circo, ci devono essere cresciute con questa idea.

Perdonatemi, ma possibile che nel corso della loro vita non abbiano mai incontrato la sofferenza e nessuno abbia mai fatto notare come ci si comporta di fronte ad essa?
Ma dove e come sono vissute?

Poi, mentre cerco dei libri Erickson per la scuola, esce una pagina riferita ad un congresso, a maggio, il 13 maggio, sugli young caregiver . Il mio ottimismo ha ricevuto un segno.

Gli young caregiver sono ragazzi, 13.000 nella sola regione dell’Emilia Romagna, che si prendono cura di familiari malati o disabili. Ci si preoccupa, oggi, per la loro adolescenza perduta, perché la vivono in modo pesante e per niente affatto spensierato.
C’è uno studio su questo fenomeno, che risulta oggi aggravato dalla crisi economica. La mancanza di soldi spesso costringe il secondo genitore a lavorare e quindi a non poter curare il malato in famiglia che resta a carico del ragazzo di casa.
Rispetto per questi minori. Tanto rispetto.
Ecco sicuramente a questi giovani-adulti non viene in mente di farsi un selfie mentre vestono la loro mamma disabile, il loro papà paralizzato, o il loro fratello autistico nel momento della difficoltà o del dolore.

Le tre campionesse, nei tre giorni di sospensione da scuola, le farei dialogare un’oretta con uno di questi bravi ragazzi, per metterle di fronte al fatto che ci sono ragazzi e ragazzi.
Anzi no, meglio che ascoltino in silenzio, spegnendo il cellulare.

Ylenia Agostini

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