Facebook censura le mamme che allattano…

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Ultima modifica 6 Novembre 2015

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È la provocazione della fotografa Jaed Beall, autrice del libro “The Bodies of Mothers”. Possibile che uno dei gesti più naturali del mondo sia equiparato a foto hot? La Rete si divide e insorge.

Facebook censura le immagini di madri che allattano. E l’autrice degli scatti le riposta tutte quante, ritoccate con una “pecetta” per superare lo sbarramento del social network. Che, con la sua “censura” equipara i nudi (ben peggiori) delle star a quelli di una serie di mamme che allattano. Come se non ci fosse alcuna differenza…

La censura dei corpi nudi costituisce una delle caratteristiche di molti social network. Basta poco per farla scattare, una misura preventiva per non turbare i più piccoli, con forme di comunicazione ambigua.

Si tratta di peculiarità alle quali fanno molta attenzione anche diversi altri circuiti della Rete. Il circuito pubblicitario di Google, Google Adsense, è ad esempio molto attento a che i siti che ospitano i suoi banner non offrano scene di nudo provocanti. E spiega ai publisher una linea d’interpretazione di massima: “Chiediti se i tuoi bambini sarebbero turbati dalla foto che pubblichi”.

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Sui social quest’attenzione è decisamente più alta: può bastare la semplice visione di un seno femminile in un’immagine per venire “censurati”. Succede spesso che le foto postate da alcune donne dello spettacolo vengano bloccate perché considerate troppo hot. Non vi è tuttavia una selezione sul contenuto. E così il capezzolo esposto in una foto “hot” viene considerato sul social network alla stessa stregua di un capezzolo che allatta un bambino. Mentre, com’è ovvio, tra le due scene esiste un’abissale differenza.

Vittima della scure della censura su Facebook è stata dunque anche la fotografa Jade Beall, che aveva postato su Facebook le foto di tante mamme che allattavano i propri figli. Un progetto nato dopo che lei stessa aveva partorito e che mostra i diversi cambiamenti che la gravidanza e la maternità porta sui corpi delle donne.

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Ne è nato un libro, “The Bodies of Mothers”, e un sito che riprende il sottotitolo del volume: “A beautiful body project”. Ma quando le immagini del progetto sono finite su Facebook, si è scatenato il finimondo. Soprattutto per i commenti negativi, in particolare di uomini.

Costretta a rimuovere le immagini, la fotografa le ha ripostate ritoccando con Photoshop le parti “sensibili”: capezzoli e genitali. Una provocazione nata da una domanda che si è fatta: cosa disturba così tanto – nelle mamme che allattano – il popolo di internet, estremamente tollerante su diverse forme di pornografia?

Il ritoccare le foto per ripostarle su Facebook costituisce così il tentativo di scuotere l’opinione pubblica. “È un fatto culturale – spiega – non solo di Facebook. Penso che sia sciocco che gli uomini possano avere i capezzoli in vista sul social network mentre alle donne è vietato in linea di principio. Mi piacerebbe pubblicare le mie madri che allattano nude senza ritoccare i capezzoli su Facebook. Ma ciò che mi piacerebbe ancor di più è che gli americani ridefinissero il loro rapporto con il seno di una donna”.

E noi abbiamo scelto di mostrarle e sfidare ancora la Rete. Non c’è niente di peccaminoso nel vedere una mamma che allatta. Anche su Facebook.

Paola Lovera

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