Madri nella testa prima ancora che nella pancia

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Penso che ci siano delle ricorrenze, civili o religiose, delle festività che possono essere vissute in modo diametralmente opposto in base alle esperienze vissute o in relazioni a particolari fasi della vita di ognuno di noi.

La festa della mamma è indiscutibilmente una di queste.

L’idea che ci sia una giornata in onore della figura della mamma rende questo giorno, per le donne che non riescono a diventarlo, un momento doloroso.

Essere madre può essere sogno ed inferno, come può esserlo, essere figlio.

Il figlio di una donna che non riesce a concepirlo diventa inferno, la madre che non vuole il figlio partorito è per lui, devastazione e tormento.

La maternità è una medaglia con tante facce, sfumature e tinte dai colori forti o incolori e invisibili come i fili che legano le anime dei figli uniti alle proprie madri. O i figli dei figli non nati. Sognati, immaginati, desiderati e rimasti fiori non sbocciati.

Essere madri è per sempre e nonostante tutto.
Il che significa, eternamente sebbene la vita possa separare. Prima o dopo la nascita.

E’ a queste madri, madri nella testa prima ancora che nella pancia o nel cuore, che voglio fare i miei auguri.

Perché hanno bisogno di tutta la comprensione del mondo.
Sono donne che non ce l’hanno fatta, ma vanno avanti.

Colmano i propri vuoti come possono. Chi intreccia parole, chi la creta o chi fa della cucina un business o trasforma un hobby in passione. E continuano a danzare, nonostante le sconfitte, i fallimenti, le macerie.

Sono donne che ricorderanno sempre il loro sogno infranto, e, spesso ci piangeranno sopra, ma in silenzio.
Magari da sole per non farsi vedere dal proprio compagno, anche lui provato da una profonda assenza.
Sono donne che, nonostante tutto, sono ancora innamorate, credono all’amore e alla forza del suo motore.

Sono tante, silenti, forti e al tempo stesso infrante. Rotte dentro, magari per aver provato, per essere state madri anche solo per pochi giorni. Giorni che segnano come marchi indelebili.
Auguri a tutte quelle donne che hanno, invece, concepito nel modo più naturale possibile e hanno dato alla luce i loro figli, perché comprendano meglio le altre, quelle che non, che sono tante: che la solidarietà delle più fortunate le accompagni.

Perché si resta madri nel cuore, se lo si desidera tanto, anche quando non si riesce a vederli nascere, quei bimbi tanto amati.

A loro, un augurio più forte.

Raffaella Clementi

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