Ultima modifica 19 Dicembre 2015

Finalmente, si possiamo dire un finalmente e tirare un bel “sospiro di sollievo” per l’arrivo di questa importante notizia.

scuola e figli adottivi

Si è lavorato tanto per arrivare a questo, ci sono voluti anni e dolore per mettere giù riga dopo riga questo protocollo di “buone prassi” che permetterà non solo un’entrata meno traumatica nel mondo della scuola da parte dei bambini adottivi arrivati da poco in Italia ma anche di applicare un atteggiamento comune verso tutti quei bambini che diventano figli tramite una adozione.

È un testo importante, studiato lungamente dal Care e proposto più volte al MIUR (ministero dell’istruzione, università e ricerca), un primo passo perché una cosa è firmare un accordo, altra è calare nelle realtà individuali delle scuole questi comportamenti adeguati.

Il mondo della scuola è, per noi genitori adottivi, un ambiente di forti emozioni.

Il bambino si relaziona con il nostro mondo principalmente attraverso la scuola e questa può diventare, a causa degli innumerevoli problemi che i nostri figli portano con loro, un terreno di scontro continuo fra noi e tale mondo.

Sono moltissimi gli “errori” che sono compiuti nei confronti dei nostri figli da parte dei docenti e non, errori spesso dovuti all’incomprensione del mondo interiore e del vissuto di questi bambini che già tanto hanno sofferto e altrettanto bene hanno imparato a difendersi dagli adulti.

Errori a volte involontari, a volte dettati dell’incapacità di gestione di bambini problematici (adottivi o biologici essi siano), errori che i nostri ragazzi pagano sulla loro pelle. Questa la ragione per cui ho prima detto che, per mettere giù queste righe, c’è voluto tempo e dolore. Dolore principalmente dei nostri figli ma anche dolore nostro, di genitori che sono, o meglio erano, disarmati rispetto certi comportamenti da parte della scuola verso i ragazzi adottati. Queste linee guida sono nate al fine di “Agevolare l’inserimento, l’integrazione e il benessere scolastico degli studenti adottati“. Il Protocollo ha la validità di tre anni poi andrà man mano valutato nella sua applicazione ed aggiustato ma la strada è ormai aperta. Ora, sta ai dirigenti delle scuole far conoscere in primo luogo e poi applicare queste buone prassi in maniera organizzata senza lasciare alla sola “buona volontà” dei singoli la gestione del “problema”, e lo virgoletto intenzionalmente, ragazzi adottivi.

Il protocollo di per sé tocca, a mio modesto parere, moltissimi dei temi che stanno a cuore a noi genitori, dalla carenza di attenzione all’iperattività, dalle difficoltà di apprendimento alla barriera linguistica che accompagna i nostri ragazzi per lunghissimo tempo come anche l’identità etnica e la necessità di avere un insegnante di riferimento. Certo, ci vorrà tempo e un attento controllo soprattutto da parte di noi genitori affinché questo sistema entri a far parte della normalità scolastica però almeno da questo momento in poi, non saremo privi di strumenti per pretendere un atteggiamento costruttivo per i nostri figli visto che le ore passate all’interno dell’ambiente scolastico sono tante e importanti per la rinascita, la crescita e lo sviluppo armonico dei nostri ragazzi. Sono insomma, insieme alla famiglia, quel trampolino di lancio verso un futuro sereno e ricco di soddisfazione che ogni ragazzo deve avere.

Elisabetta Dal Piaz

Riminese trapiantata per amore in Umbria da ormai 18 anni. Ex dietista e mamma attempata, di due fantastici figli del cuore che arrivano dal Brasile. Ma il tempo passa e i figli crescono (e non sia mai avere mamma sempre fra i piedi) ho ripreso a studiare e sono diventata Mediatore familiare, civile e commerciale. E a breve...mediatore penale.

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