Ultima modifica 11 Marzo 2013

Mi piace la possibilità di analizzare le differenze tra genitorialità biologica e adottiva perchè credo che abbiano un punto di arrivo comune ma enormi differenze con il punto di partenza. Vediamo quali sono i passi per diventare un genitore adottivo: innanzi tutto, il 90 % delle coppie intraprende  questo percorso con un lutto da elaborare che è quello del non poter avere un figlio biologico. Non dico che non ci sono coppie che vivono entrambe le situazioni e che la scelta del figlio adottivo possa nascere esattamente come quella del figlio biologico ma, parliamoci chiaro, la maggior parte di noi arriva all’adozione dopo aver atteso e successivamente tentato e ritentato la strada del figlio biologico.

Non mi metto a disquisire qui se questa scelta sia un ripiego o no, magari ne riparleremo, perchè l’argomento è non liquidabile con un si o con un no. Comunque tu sei lì, con il tuo legittimo desiderio di diventare genitore ma per farlo devi percorrere una strada lunga, molto lunga e faticosissima fatta di domande, certificati medici, certificati penali (eh sì, devi avere la fedina penale intonsa per adottare altrimenti te lo scordi) e soprattutto indagini personali, di coppia, della famiglia e udite udite…il consenso scritto e autenticato in comune dei genitori…non importa se magari ormai settantenni e tu ampiamente maggiorenne visto che l’età media degli adottanti è  intorno ai 40 anni, devi avere il consenso firmato dai genitori come la giustificazione a scuola.

Ora, già è estenuante presentare il milione di documenti da richiedere in comune, in tribunale, in prefettura e alla Asl, quello che più pesa sulla coppia è l’indagine dei servizi sociali che ti fanno un vero e proprio percorso psicoterapico, più o meno intensivo a seconda dei “problemi” che secondo loro hai. Ora, intendiamoci, adottare un bambino non è proprio  una cosa da tutti quindi credo che tutte queste indagini alla fine siano necessarie per stabilire se la coppia ha la giusta stabilità per assorbire il ciclone che arriverà,  però non è facile mettere in piazza la propria vita davanti a degli estranei che tu sai ti giudicheranno e dai quali dipende o meno la realizzazione del tuo desiderio. Ed ecco che tutto si impernia sulla fatidica domanda: “perchè volete un figlio?”  e, state bene attenti perchè la risposta a questa domanda sarà la chiave di volta, rispondi male a questo e sei letteralmente fregato.  Ora, lì per lì ti incavoli anche e ti rendi conto che,  a chi fa dei figli biologici nessuno va a chiedere: “scusa perchè lo fai?” (anche se a volte sarebbe necessario) , al massimo fanno la domanda contraria quando qualcuno aspetta più dei fatidici 2 anni dal matrimonio ed ancora non ti vedono col pancione “ma come, ancora non fai un bambino?”.
No, a noi viene chiesto, in maniera anche un po’ torva a seconda che operatore ti trovi davanti, perchè lo vogliamo quasi fosse un desiderio peccaminoso e per quanto tu ti sia preparata la risposta preconfezionata cominci inequivocabilmente a balbettare qualcosa come:  “è il mio desiderio più grande, lo sogno da sempre, è lo sbocco naturale di una famiglia”… e balbetti sempre più a seconda del cambiamento di espressione della persona che hai davanti, in genere una psicologa, che passa dall’incredulo al decisamente schifato, al sufficiente. Alla fine resti lì esanime e pensi: “cavolo, ho sbagliato tutto, sono fregata!” e non importa tutto quello che dirai dopo, sei certa che tutto dipenderà da quello.
Per fare tutto questo percorso dovrebbero servire 6 mesi ma questo succede solo se sei fortunato ed abiti in una piccola regione, altrimenti ottenere una idoneità significa anche aspettare un anno, un anno e mezzo. Quando hai finalmente in mano l’doneità, ti senti finalmente ed ufficialmente incinta. Poco importa se poi farai la gravidanza di una balena ed a volte anche di più, tu ti senti felicemente incinta, cammini su una nuvoletta azzurra e fluttui nell’aere dalla gioia. Fa nulla se devi ricominciare la trafila tutta da capo per scegliere l’ente autorizzato…documenti, colloqui dove ti valutano se sei una coppia a loro idonea e non il contrario come per logica dovrebbe essere altrimenti abbassi la loro media di adozioni concluse, la scelta del paese quando possibile perchè non tutti gli enti te lo permettono di sceglierlo. Poi arrivi finalmente ad essere ammesso ai corsi, rigorosamente a pagamento e che pagamento, dove ti spiegano cosa ti aspetta.

Bene, sappiate che i corsi di preparazione all’adozione sono pressappoco dei corsi a metà fra un corso di terrorismo ed uno di sopravvivenza e uno di preparazione di zucchero filato.  Ti si apre un mondo a te sconosciuto dove il futuro figlio viene descritto nel peggior modo possibile, dove ti spiegano per filo e per segno quante te le farà passare il frugolino che desideri tanto, di come la tua coppia potrebbe non sopravvivere a questo evento condita da qualche testimonianza diretta di neo genitori adottivi ancora sulla nuvoletta sulla quale inevitabilmente graviti dopo l’arrivo del bambino, e, quelli i più temerari, anche di qualche figlio adttato che esprime tutta la sua gratitudine nei confronti dei genitori adottivi (…orripilante, ma anche questo è un altro argomento!)  Mai, dico mai, mi sono sentita dire ad un corso che la mia vita sarebbe stata una normalissima vita familiare con i pro ed i contro che la genitorialità comporta. Quasi ogni coppia esce di lì con mille dubbi, mille paure e alcune coppia alla fine rinunciano terrorizzate. Se sei abbastanza forte, dopo qualche corso, ti convinci che tanto è inutile ascoltare sempre le stesse cose e spendere un mucchio di soldi e decidi di percorre fino in fondo questa strada.  Così cominci ad aspettare. Alla fine arriva quella benedetta telefonata ed, il più delle volte, finalmente partorisci.
Da quel momento in poi credo che i due percorsi si riuniscano, diventi genitore e vivi la genitorialità a tuo modo, con i tuoi errori e le tue gioie. Certo è che a noi genitori adottivi, durante tutto questo tempo, ci hanno infilato nella testa, a nostra insaputa, tutta una serie di microchip che ci fanno essere super sensibili ad ogni sbalzo di umore dei nostri bambini, ci fanno stare lì sulla porta a guardarli mentre dormono non solo con tenerezza ma anche con quel filo di apprensione, ci fanno parametrizzare tutto sul fatto che il nostro non è solo figlio ma anche altro e che ci fanno ricordare perennamene che lui/lei/loro sono arrivati a noi con la loro bella valigina di quel passato di cui tu sai poco e niente e che potrebbe aprirsi in ogni momento ma tu stai lì, sulla porta, incantato a guardare quel miracolo che finalmente si è compiuto.

PS: alla fine ho scoperto qual è la risposta preconfezionata che tutti apprezzano alla fatidica domanda del perchè vuoi un figlio. Sbatti gli occhioni, infila gli occhiali rosa che avrai comprato all’occorrenza e che fanno tanto mamma angelica e rispondi…..perchè ho tanto amore da donare.

Elisabetta Dal Piaz

La redazione del magazine. Nato nel maggio 2013, da marzo 2015, testata registrata al tribunale di Milano. Mamme di idee rigorosamente diverse commentano le notizie dell'Italia e del mondo, non solo mammesche.

2 COMMENTS

  1. Qualcuno mi ha spiegato che i bambini negli istituti crescono in maniera meno veloce rispetto ai loro coetanei che si trovano in famiglie che li amano perche il contatto ed il calore fungono da motore alla loro crescita. Non so se sia vero, ma pensare in questi termini ad un amore “negato” mi mi fa star male. Pensare che qualcuno possa negare l’idoneità genitoriale come una bocciatura, come un esame andato male, mi inorridisce.
    Perchè non mettere un esame anche per le coppie che concepiscono in maniera naturale, anche per adottare cani, e perchè no, anche per votare.
    Forse il mondo andrebbe meglio?
    Comprendo perfettamente la necessità di tutelare il minore, sempre e comunque, ma a volte mi sembra che i meccanismi in atto siano fatti a dovere per far desistere anzichè facilitare l’adozione.
    Nel supporto psicologico vedo l’indagine, il sospetto, la tendenza a mettere in discussioni le proprie abilità. Chi arriva all’adozione ha già fatto un percorso di analisi interiore, chi apre le braccia per accogliere, donare, ricevere e dare, è già genitore, anche senza la licenza dello specialista o del tribunale.
    Grazie.
    Raffaella

  2. Verissimo Raffaella, ogni anno vissuto dai nostri figli è come un anno perso nella loro crescita evolutiva e più piccoli sono più le lacune sono grandi. La manipolazione, lo stimolo vocale e l’amore inteso come la risposta alle richeste del bambino sono tutte componenti importanti nella crescita che in un istituto mancano. Questo certo varia da paese a paese; si va dal dramma delle culle in corsia dei paesi dell’est Europa dove i bambini non vengono nemmeno manipolati, all’accudimento quasi materno che si ha nelle case famiglie o quello più blando degli istituti del sud America, all’accoglienza in famiglie affidatarie nei paesi Asiatici. E questo a grandissime linee.

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