L’importanza di giocare con i nostri figli

Ultima modifica 18 Aprile 2015

Un bambino ascoltato, amato, rispettato e che ha giocato, sarà un adulto maturo”.

giochiamo insieme explora
E’ con queste parole, che giovedì pomeriggio scorso, la Prof.ssa Maria Rita Parsi ha aperto il secondo incontro di un ciclo di conferenze sull’importanza del gioco nella relazione tra genitore e figlio e come veicolo alla crescita del bambino.
Il primo dei tre incontri si è tenuto il 2 ottobre a Milano presso il MUBA e il ciclo si chiuderà a Napoli, con l’ultimo appuntamento del 6 novembre presso la Città della Scienza.

La conferenza da Explora

Sede della seconda conferenza di Roma è stato il Museo Explora, dal 2001 punto di riferimento culturale per i bambini, le famiglie e le scuole. Con oltre 150.000 visitatori l’anno, è il primo Children’s Museum privato e non profit: una struttura permanente con laboratori, eventi, mostre, giornate tematiche, che offre ai bambini e ai loro genitori l’occasione di vivere insieme un’esperienza di gioco e di crescita.

Insieme alla Prof.ssa Parsi, scrittrice, psicologa e psicoterapeuta, hanno partecipato alla conferenza: Elisabetta Scala (vice presidente nazionale del MOIGE), Patrizia Tomasich (Presidente di Explora-Il Museo dei Bambini di Roma), Juliet Linley (giornalista e curatrice del blog “Mammamia su Corriere.it e sull’edizione americana di The Huffington Post) ed è intervenuto Vincenzo Spadafora (Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza), ricordando che quest’anno, il 20 novembre, ricorre il 25° anniversario della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia.

Il rapporto genitori-figli e l’importanza di giocare insieme

Le conferenze hanno come oggetto la centralità del gioco nella costruzione della relazione tra genitori e figli, in un periodo in cui cresce purtroppo il fenomeno di minori “digitalizzati e solitari”.
Giocare è una cosa seria e giocare insieme migliora la relazione familiare e rafforza i legami di intimità. Sebbene lo si confini spesso tra le attività meramente ricreative, il gioco svolge una funzione strutturante dell’intera personalità del bambino: è attraverso il gioco infatti che i bambini sperimentano il loro mondo e quello degli altri, imparano a essere creativi ed esprimono i propri stati d’animo.
“I bambini sono poeti, sono grandi architetti dalle mani piccine, pronti a regalarci tutto quello che hanno dentro – ha sottolineato la psicologa (fondatrice del Movimento Bambino) – noi siamo i primi con i quali loro imparano ad interagire nella vita e dobbiamo tornare ad ascoltarli, ricordandoci sempre che i tempi degli adulti non sono i tempi dei bambini.
La partecipazione attiva e il nostro coinvolgimento, nel giocare insieme, sono gli strumenti che abbiamo a disposizione per riconoscere e rispettare i bisogni psicologici dei nostri bambini ma anche quelli del bambino che è in noi. Il gioco, infatti, è il motore più grande per l’apprendimento non solo per i bambini ma anche per l’adulto”.
I bimbi si divertono con la baby-sitter, molto con i nonni ma è con noi che vogliono giocare, non c’è possibilità di sostituzione e allora troviamo il sistema e trasformiamo ogni attività della casa in uno strumento di gioco. È più importante la funzione, non il mezzo!
Talvolta però dobbiamo anche essere capaci di dire stop e STARE con i nostri figli. Loro sono il presente, non solo il futuro!

E affinchè ognuno di noi possa farci una riflessione in merito, vi riporto di seguito le 7 regole d’oro di Giovanni Bollea, padre della moderna neuropsichiatria infantile, lette dalla Prof.ssa Parsi a conclusione della conferenza.

Le 7 regole d’oro di Giovanni Bollea

1. Dategli meno. Hanno troppo, non c’è dubbio. Il consumismo fa scomparire il desiderio e apre le porte alla noia.
2. Quella che conta è l’intensità, non la quantità di tempo passato con i bambini. I primi venti minuti del rientro a casa dal lavoro sono fondamentali. Devono essere dedicati al colloquio e alle coccole. E non certo a chiedere dei compiti o dei risultati.
3. I giochi più educativi sono quelli che passano attraverso la fantasia della madre e le mani del padre: bastano due pezzi di legno, ma i genitori ormai non sanno più inventare.
4. Dai tre ai cinque anni è bene avviare i bimbi ai lavoretti a casa, assieme ai genitori. È utile che sappiano stirare con un piccolo ferro o attaccare un bottone.
5. Sport. Prima di tutto deve essere lui a desiderarlo. Meglio se lo fa in gruppo, facendo capire che agonismo significa emergere con fatica e non diventare campioni. Ottime due o tre ore di palestra alla settimana. Poca competizione, grande beneficio fisico.
6. Va incoraggiata la cultura artistica abituandoli al bello. Teatro, musica, arti visive creano il desiderio di migliorare. I soldi spesi per la cultura sono quelli che rendono di più.
7. Ultimo suggerimento: ho una mia teoria e forse mi prenderanno in giro. La chiamo: la donna a tre quarti del tempo. Le donne che lavorano, la maggioranza, a fine giornata pensano già ai figli, alla spesa, agli impegni di casa e rendono poco. Non sarebbe meglio lasciarle uscire mezzora prima? I figli, tornando da scuola, le avrebbero a casa meno stressate e più disponibili. Più che di corsi, è di questo che i bimbi hanno bisogno.

Maria Teresa Esposito

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