Genitori per amore

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Ultima modifica 19 Dicembre 2015

Un uomo si innamora di una giovane donna, mamma di una bimba di sette mesi. Pur sapendo di non esserne il padre, riconosce come sua quella bambina, le da il suo cognome e dopo qualche tempo sposa sua madre. Diventano una famiglia, lei è la sua figlia legittima. Passano quarant’anni, l’amata sposa muore, e lui decide di far venir fuori la verità, impugna quel riconoscimento perché è falso e domanda che siano cancellati gli effetti di quella scelta, e insieme la storia personale e familiare di quella che non vuole più sia sua figlia. Perderà anche una nipotina, ma a pensar male potrebbe dirsi che guadagnerà la libertà di lasciare a chi vuole la propria eredità.

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Un altro giovane uomo acconsente alla fecondazione artificiale della moglie con il seme di un donatore sconosciuto, perché lui è sterile e questo è l’unico modo per avere un figlio. Poi però ci ripensa e vuole che sia dichiarata l’incompatibilità genetica tra lui e quel bambino, che non vuole sia suo figlio.

Il Tribunale di Roma ha deciso che questi signori sono padri per scelta, perché hanno liberamente deciso di esserlo pur sapendo di non avere nessun legame di sangue con quei bambini, e non possono tornare sui loro passi chiedendo ai giudici di accertare la verità biologica.

C’è ancora un altro uomo, che domanda di essere dichiarato padre naturale di un ragazzo, che risulta figlio legittimo altrui. Sostiene cioè che la madre ha avuto una relazione extraconiugale con lui, e vuole che la prova del DNA dimostri che il bambino è suo.

La Corte Costituzionale, nel 1991, decide che spetterà a quel figlio, una volta maggiorenne, decidere se vuole cancellare la storia di affetto che lo lega a quello che ha sempre chiamato papà, e far accertare una discendenza che è di sangue, ma non di amore.

Dietro questi casi ci sono nomi a volte famosi, altri sono sconosciuti ai più, e non voglio farli perché non è questo che fa la differenza, ma il sentiero tracciato dai giudici in difesa dell’amore familiare.

Spesso l’interpretazione formalistica delle norme schiaccia il fondamento dell’essere genitori: l’affettività, il vincolo di amore che è spendersi per la felicità dell’altro, specialmente per quella dei propri figli. Spesso si dimentica, per favorire l’accertamento della verità oltre ogni ragionevole dubbio, che con una sentenza si cancella la storia personale, familiare e l’identità stessa di una persona cui nulla si può rimproverare, perché non ha certo domandato di venire al mondo né di essere figlio o figlia di quei genitori.

Quel figlio ha domandato solo amore, e questo solo conta.
Anche per la legge, e ne sono profondamente felice.

Stefania

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