Halloween e l’americano che c’è in noi

Ultima modifica 21 Ottobre 2019

Ci sono moltissime cose di origine americana che ormai fanno parte della nostra quotidianità.

Moltissime parole:  OK, happy hour, self service.
Se poi parliamo di telefonia o internet non esistono parole italiane: smartphone, tablet, mouse… come si traduce mouse, “topo”?

Per non parlare dei moltissimi cibi e modi di mangiare.

Halloween e l’americano che c’è in noi

E non è che sia stato questo gran salto di qualità farci contagiare dalla cucina fast…
Ecco un’altra parola: fast  food. Noi che siamo i veri e unici detentori della vera, sana, buona e raffinata, casareccia e prelibata cucina. La cucina mediterranea in Italia non si batte. Sì, i francesi sono i secondi. Ma secondi.
Noi, primi rassegnatevi (e se ve lo dico io che sono mezza francese per parte di madre, vi potete fidare).
Eppure hamburger o hot dog sono il modo per dire svizzera o wurstel e pane esatto?

Gesti e modi. Il saluto tipico delle gang di strada ormai è normalissimo fra ragazzi.
Una normale stretta di mano fa tanto da vecchi, diciamolo.halloween

Ma attenzione. La nostra “americanizzazione” non finisce qui.
Abbiamo importato anche le loro feste… una fra tutte, Halloween.

Che significa? E’ una composizione di più parole inglesi “all saints day even”, serata di tutti i santi.

Nel nono secolo Papa Gregorio II volle aiutare il popolo cristiano a superare riti pagani.
Il Papa trasferì la festa di Ognissanti, dal mese di Maggio al primo Novembre, anteponendosi ai riti pagani che venivano comunemente celebrati nella notte antecedente.
In quella notte nella tradizione pagana era consuetudine sacrificare le cose più care al dio delle tenebre che prendeva possesso del creato nel periodo invernale, quando le tenebre prevalgono sulla luce.
I sacerdoti druidi andavano in ogni casa per ricevere l’offerta che aveva lo scopo di placare gli spiriti malefici, così non avrebbero maledetto o portato alla sciagura gli abitanti.

La domanda era: benedizione o maledizione?
Coloro che si rifiutavano di donare l’offerta ricevevano ritorsioni e disgrazie.

Quindi questa festa, tanto osannata e programmata anche nelle scuole dei più piccoli con lavoretti e disegnini da colorare, in effetti ha origini strettamente connesse alla magia, alla stregoneria e al satanismo. Gli adepti del satanismo e della magia riconoscono nel 31 ottobre uno dei giorni più importanti nell’anno: la vigilia di un nuovo anno per la stregoneria.

Strano no?

Sinceramente credo che non sia un gran ché come festa.
Mi sembra la versione macabra del nostro carnevale.
E poi qui da noi trovare un modo per andare in giro casa per casa a chiedere dolcetti? Ah si, già me la vedo la scena. Gente a cui non interessa che dice “no grazie“ infastidita per essere stata disturbata.

In America funziona in quanto la struttura delle case, delle strade facilita questo tipo di intrattenimento, i famosi quartieri sono davvero molto uniti e ci si conosce un po’ tutti. Qui da noi non esiste questo tipo di strade o di quartieri. Impossibile creare una festa che sia davvero simile all’originale. E mi domando perché dovremmo imitare le feste altrui.

Ma d’altro canto se sta entrando anche nella nostra cultura (ormai mi sembra ovvio) e rimane una semplice festa di mostri e qualche trucco, allora ok, coinvolgiamo i bambini con dolcetti e caramelle, nel cucinare ricette particolari guarnite da occhi gelatinosi e biscotti a forma di ossa. Che male c’è? Per me è solo una festa per giocare con le cose che normalmente ci fanno paura, ma che diventano buffe e ci fanno sorridere. Per il resto l’americano che c’è in me finisce qui per quanto riguarda halloween.

Spero solo che non cominceremo a sterminare tacchini anche qui…

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