Ho letto un libro…

Ultima modifica 20 Aprile 2015

Liliam ThuramAnzi no, ho iniziato a leggerlo, ma qualcosa mi ha turbato e sconcertato insieme.
Era li sullo scaffale e l’autore mi ha incuriosito:  Lilian Thuram, l’ottimo calciatore francese che ha militato per tutto il tempo in una squadra italiana.
Non è stato un guascone alla Balotelli , ma una persona seria e misurata, non ha provocato scandali o dicerie, nella sua vita pubblica e privata ed è stato generalmente apprezzato  non solo dai tifosi della sua squadra, ma anche dagli avversari , almeno da quelli senza pregiudizi.
Di pregiudizi da tifosi intendo e non di pregiudizi razziali, perché con Balotelli  Liliam Thuram condivide  il colore della pelle.
Ed è proprio questo il tema del libro.

Liliam , unico ragazzo nero in una classe di bianchi, ha scoperto che i suoi progenitori o, meglio, i progenitori di tutti i neri furono schiavi e, ovviamente, ne è rimasto scioccato .
Ma che razza di insegnante ha potuto dire una bestialità simile!

Alcuni, molti purtroppo, sono stati tratti in schiavitù, per puri motivi economici o per dimostrare la propria forza o per qualsiasi altro turpe motivo, da uomini indegni di essere chiamati tali, venduti e utilizzati da altri.

La storia dell’umanità, purtroppo, è piena di episodi, se possiamo chiamarli tali, di riduzione in schiavitù dei vinti da parte dei vincitori, per barbare razzie o per mille altri ingiusti motivi. Uomini bianchi, rossi, neri e gialli, i quattro colori della pelle umana, hanno subito queste prevaricazioni, in epoche diverse e per motivi diversi.

Chissà, forse ognuno di noi potrebbe avere nel proprio albero genealogico uno o più schiavi, come può averli Thuram, forse.

È vero, in un mondo di bianchi, il bianco è bello, è il colore del candore e della purezza, per convenzione come, sempre per convenzione, il giglio ne è il simbolo tra i fiori, ma se si riflette appena un po’ il bianco assoluto non è il colore della pelle che ha, invece, moltissime variazioni dal rosa pallido all’avorio, che a volte assume sfumature decisamente più scure fino a confondersi con quelle del marrone più chiaro che, sino al nero, è il colore della pelle delle popolazioni africane.

Ma qualcuno raggiunge effettivamente il nero assoluto? Difficile, quasi impossibile, forse lo è il carbone.
E da questo a dedurre che il nero è brutto, sporco e cattivo ce ne corre, e poi…che bella fiamma calda e luminosa sprigiona il carbone.
Io non ricordo di aver conosciuto la negritudine come equivalente di schiavitù, anzi….

Un vecchio, e molto usato, libro di mio padre, che io sfogliavo di nascosto per colpa di alcune immagini da lui ritenute troppo osè per la mia giovane età, parlava di paesi fantastici, di civiltà antiche ed importanti, di tradizioni millenarie, di culture diverse tramandate da generazione in generazione attraverso le parole, antiche memorie che gli autori del volume riportavano, credo, fedelmente.

E nessuno, più tardi, mi ha parlato dei neri come di una razza di schiavi, ma di persone appartenenti a popoli di etnie diverse.

Se guardo indietro, la storia mi porta tanti, troppi, esempi di sopraffazione, di crudeltà, di presunta superiorità di una civiltà rispetto ad un’ altra, imposta, come purtroppo spesso la religione, con le armi. E, purtroppo, ancora oggi ne esistono numerosi esempi.

libro Lilian ThuramNon penso che inventori, scrittori e poeti siano espressione di una sola razza, la nostra, non l’ ho mai pensato.

Uno dei miei zii amava appassionatamente i poeti persiani e leggendo i suoi libri, li ho amati e conosciuti anch’io: il milione di Marco Polo mi ha introdotto allo studio della cultura cinese, l’ amore per la bellezza i giardini pensili degli assiri, l’immensa cultura delle popolazioni arabe, la spiritualità e la semplicità delle diverse culture africane o, quelle a noi più lontane, dei nativi americani.

Qualcuno di voi conosce le danze rituali degli  uomini rossi? O la musica mongola che esprime e ci racconta l’intima essenza di un popolo che molti pensano barbaro? Ma se sentiste il suo antico canto, la voce che esprime in un ventaglio incredibile di tonalità, suoni vibranti, meravigliosi, suggestivi molto più delle semplici parole che usiamo noi.

Ma quante, troppe, cose che non conosco, quante civiltà non ho avuto ancora il tempo di incontrare, quante le meraviglie ancora da scoprire! E mai ho pensato che una superasse le altre, ognuna ha le sue peculiarità, i suoi acme.
È questo che mi sconcerta nel libro di Thuram : la ricerca, quasi maniacale, di esempi di superiorità, di primogenitura, vera o supposta, nelle civiltà nere.
Rivendica, per la sua razza, quello che rimprovera alla nostra, non pretende uguaglianza, ma superiorità.

Non si rende conto che francese in Francia, ha studiato, lo dice lui, solo poeti francesi, la scuola prevedeva solo poeti francesi, ignorando il resto del mondo, tutto il resto del mondo, ma lui richiede l’introduzione solo di poeti dalla pelle nera!

Che peccato!!!

Nonna Lì

 

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