I costi della politica

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Ultima modifica 20 Aprile 2015


Grillo in politica ne ha fatto un suo cavallo da battaglia da tempo, lanciando le sue abituali invettive su tutto e su tutti, non che non ce ne fosse bisogno, ma…siamo seri, come possiamo pensare che i signori del vapore si autoriducano seriamente quello che incassano mensilmente sotto le voci più diverse che, forse, interamente nemmeno conoscono o se ne rendano conto, tanto sono abituati a ricevere di tutto e di più.

Nel marasma generale ( chiedete ad un neo parlamentare se conosce effettivamente l’ammontare dei compensi che, a vario titolo gli verranno corrisposti e ne sentirete di ogni) sono apparse le due anime belle dei neo presidenti delle Camere che hanno annunciato, urbi et orbi, la decisione di ridurre del 30% i loro stipendi.

Quali? E di quanto sarà questa effettiva  riduzione? A quanto ammonterà l’importo, al netto delle tasse, che entrerà mensilmente nelle loro tasche? A quanto ammonterà la somma che iscriveranno nella loro denuncia dei redditi?

Questo non è dato sapere, perché l’importo è nebuloso, non chiaro e netto, quindi, ma…

Prendiamo il caso di Grasso e svisceriamolo un po’ : il signore è un ex magistrato, e non uno qualunque, è stato, per anni, il super procuratore antimafia: a quanto ammontava il complesso dei suoi introiti, leciti per carità, mensili? Rassegnando le dimissioni riceve una pensione? Da quanto decorre e a quanto ammonta? Questo naturalmente oltre la liquidazione che non sarà stata di certo poca cosa. Inoltre, rassegnando le dimissioni, era sicuro di essere eletto senatore, perché la sua collocazione come capo-lista di quel partito in una circoscrizione elettorale sicura, gliene dava la certezza.

Non sto qui a fare la retorica sulle motivazioni del personaggio in questione, motivazioni elette, suffragate dal suo percorso di vita, dice lui, dalla volontà di dare una mano alla risoluzione del problema Italia, perché queste sono solo parole. Nei fatti si è assicurato dopo l’uscita dalla magistratura, un nuovo lavoro, ottimamente pagato, conservando di fatto i privilegi che gli assicurava l’appartenenza alla casta della magistratura ed aggiungendovi quelli precipui dei politicanti. Quindi l’annunciata riduzione del 30% dello stipendio, per lui, è veramente poca cosa, oltretutto non specificata. 30% dello stipendio base come senatore o si riduce anche il compenso che riceverà come Presidente del Senato? Ma scusate, quello è un compenso accessorio, non fa parte dello stipendio vero e proprio, o no?

E, scusatemi ancora, lui vive, dicono, abitualmente a Roma, ma incasserà ugualmente il compenso per  fuori sede, come del resto fanno tutti i suoi colleghi parlamentari? E, allora, l’annuncio della riduzione che cosa è? Fumo negli occhi? Dovuto a calcolo o ingenuità, alla voglia di cavalcare la rabbia popolare strappando il palcoscenico a Grillo o cercando di fagocitare qualche suo parlamentare ( indispensabile per ottenere una maggioranza al Senato) al partito nel quale è stato eletto (?) come indipendente?

È sempre lo stesso gioco delle parti del quale, mostrando somma indignazione, accusano Berlusconi? Non è il peccato di demagogia e populismo che, sino alla vigilia delle elezioni, imputavano a Grillo? Non è farsi belli davanti alla gente annunciare la rinuncia alla macchina blu o all’ abitazione nel palazzo, quando non se ne ha proprio bisogno in quanto si abita a Roma?

No, loro dicono che si tratta di cambiamento delle abitudini, di una rinuncia a privilegi assicurati da tempo, ma….non è, forse, solo un po’ di fumo….?

Nonna Lì

 

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