I viziati del calcio

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Ultima modifica 20 Aprile 2015

Lo ripetono in tanti: il calcio è lo sport nazionale.

Ma è vero? Cioè voglio dire è lo sport del calcio la nostra bandiera sportiva, oppure siamo da tempo condizionati dal tifo insano e malato che lo circonda? Siamo la nazione dai 1000 campanili, dalle 1000 patrie da sempre, nord contro sud e viceversa, Pisa contro Livorno e non parliamo poi di Firenze! E solo per fare un esempio! E torniamo alle squadre: Milan contro Inter, Lazio contro Roma, la Fiorentina  ha la sua nemica storica nella Juventus che ha, a sua volta, l’avversaria in casa nel Torino e la sua “nemica” di sempre nell’Inter!

Devo proseguire o vi basta?

E questo sarebbe sport? O è solo un pretesto per sfogare le rabbie e le prepotenze di alcuni, troppi, individui, cosiddetti supertifosi o ultrà, che ne combinano, da sempre, di tutti i colori, giungendo talvolta persino ad ammazzarsi, perché o per che cosa? Per una “fede sportiva”? Proprio non lo capisco.

Io, da sempre, tifo Juve, perché mi piaceva il suo nome “gioventù” e mi piaceva che una “vecchia signora” si chiamasse Juventus. Avevo 5 anni capite quando mi “innamorai” di un centromediano di nome Cesare Nay, per il suo amore per i bambini, qual ero io,  non era un “divo” ma un onesto e grintoso difensore.

Tanti anni sono passati e sono sempre juventina, ma… la mia squadra mi ha grandemente delusa, o meglio, mi hanno deluso i dirigenti, anche se, e ne sono profondamente convinta, non sono stati i soli ad agire scorrettamente e che, purtroppo il male era diffuso. Non che questo sia una scusante, non è che il cattivo modo di agire di altri ci autorizzi a seguire il loro esempio, anzi a superarli in cattivo comportamento.

E ora ci risiamo con il calcio-scommesse e con le frodi ad esso legate, calciatori, forse dirigenti e allenatori coinvolti nella compravendita di partite al fine di vincere non le gare o il campionato, ma soldi, denaro contante, sul quale non pagare le tasse e con il quale vivere alla grande.

Il nostro Premier, Mario Monti, ha confessato un suo pensiero, un suo intimo desiderio, da antico e deluso appassionato del calcio: fermare i gioco del calcio, i campionati, per 2 o 3 anni, per risanare, possibilmente, l’ambiente.

Ha precisato che non è una proposta né sua né tantomeno del governo, solo una sua riflessione.

Ma, apriti cielo, i signori del calcio si sono offesi. Ma come si può pensare di fermare il calcio! L’industria che “regala” al fisco una grande quantità di denaro, una passione della maggior parte degli italiani!

Chi ha sbagliato deve pagare, dicono ma non si devono colpire gli innocenti, non si può fare i tutta l’erba un fascio, il premier non sa quello che dice! ed altre amenità del genere.

Chi mi conosce sa che non sono tenera con Monti, anzi, ma questa volta non riesco a dargli torto.

Gli italiani orfani del calcio? E perché no? Forse si potrebbero dedicare come tifosi o, meglio, come praticanti ad altre discipline, ne guadagneremmo tutti.

Sapete mi viene una “botta di rabbia” quando vedo piccolissimi trafiletti, relegati in ultima pagina, sulle imprese di atleti di altri sport, che, magari, hanno guadagnato titoli italiani, europei o mondiali, mentre alle notti brave di Balotelli o alle bizze di questo o quel giocatore, alle trattative, molto presunte, di mercato ai bla bla, o alle vacanze nei lidi alla moda dei suddetti vengono dedicate pagine e pagine dei giornali “sportivi” o intere trasmissioni televisive.

E nessuno trova da ridire sui superingaggi dei “campioni”, che spesso si rivelano dei sonori flop, sui loro guadagni faraonici difficilmente adeguati alle loro prestazioni, anzi, sono pronti ad osannarli per un tiro di fino, per un assist indovinato, per un rigore o per un gol segnati e chiedono i rinnovi dei contratti. Non capiscono nulla, non vogliono capire nulla, desiderano solo i campioni che possano far vincere la loro squadra, pronti a perdonar loro qualsiasi cosa o a farli precipitare all’inferno se cadono in disgrazia.

E loro, i calciatori, nella maggior parte privi di cultura, capaci solo di dar calci al pallone, invidiosi dei guadagni iperbolici dei “migliori” tra di loro, non trovano altro sistema che quello di vendere le partite al migliore offerente. Qualcuno ha mai parlato loro di onestà, di etica?

Vivono in un mondo dorato senza leggi né responsabilità, pensano, forse, che tutto sia lecito, hanno bisogno di denaro per continuare quel tipo di vita.

Come procurarselo non fa differenza.

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