Ideologia gender a scuola, cosa succede in Italia

Ultima modifica 20 Gennaio 2017

Stamattina sono finita per errore su un sito che trattava l’argomento ideologia gender a scuola.

Ideologia gender a scuola, cosa succede in Italia

ideologia gender

Il sito riportava la notizia di uno spettacolo che è in tournée nei teatri italiani, dedicato alle scuole.
Lo spettacolo si intitola Fa’afafine – mi chiamo Alex e sono un dinosauro.
Lo ha scritto Giuliano Scarpinato, attore e regista teatrale.
È la storia di Alex, un bambino nella cui stanza ci sono bambole e principesse, ma anche dinosauri e palloni da calcio. Supereroi e collane di fiori, Alex è così.

Alex è un bimbo che si sente maschietto e femminuccia, ma non ha dubbi.
I giorni dispari ballerina i giorni pari calciatore. Lui è un bambino-bambina, si presenta così.

Qualcosa però succede quando Alex si innamora.
E quando non sa cosa indossare al primo incontro con Elliot, il suo innamorato.

La storia è ovviamente la storia di un gender, o Fa’afafine come si chiamerebbe se fossimo in Polinesia.

Il titolo dello spettacolo che vuole introdurre l’ideologia gender a scuola infatti prende spunto da un sostantivo usato nell’isola di Samoa, nell’Oceano Pacifico.

In questo remoto posto del mondo esiste oltre al maschio e alla femmina anche il terzo sesso, il fa’afafine.

Non crediate però che il trans-gender fa’afafine sia solo un “mito” polinesiano. In Thailandia li chiamano Kathoey, e neanche tanto lontano, a Napoli per dire, una volta i femminielli erano rispettati nei quartieri popolari (leggete qui cosa si racconta di loro).

Nello spettacolo che vogliamo raccontare per parlare di ideologia gender Alex si sente così. Fa’afafine, ornitorinco, dinosauro.

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Lo spettacolo, a giudicare da chi lo ha visto, sembra essere delicato, divertente, insomma scritto per trattare un argomento delicato come l’ideologia gender anche alla portata dei bambini di scuola.

Il sito che ho visitato stamattina aveva invece ben altra posizione riguardo all’ideologia gender.

“Migliaia di bambini e adolescenti saranno condotti dalle scuole a uno spettacolo che ha l’intento dichiarato di mettere in crisi la loro identità sessuale, la loro stabilità psicoaffettiva. Ancora una volta, sulla base della maledetta ideologia Gender” Recitava.

Io vi dico come la penso. Come sempre, a costo di risultare antipatica.

A me questa storia dell’ideologia gender ancora non mi ha convinto.
Non nel senso di questo sito però.

All’interno del quale ho letto di cose come lobby LGTB, stabilità psicoaffettiva, demoni, barbarie e chi più ne ha più ne metta. Ecco, questi estremismi non li condivido nonostante la mia poca convinzione sull’ideologia gender.

Sono però certamente convinta che le scelte sessuali degli individui siano private, e debbano essere rispettate a prescindere. Proprio come la razza, la religione, gli occhi azzurri.

Credo anche che come i genitori di Alex, il ragazzino dello spettacolo, forse non capirei se mio figlio mi dicesse di essere un fa’afafine. O meglio. Visto che non viviamo a Samoa, sarei preoccupata per lui.

Sarei preoccupata perché oggi in Italia, inutile negarlo, se non sei omologato hai una vita in salita.

Se sei gay rischi nonostante la nostra falsa emancipazione di essere deriso, sfottuto. Meno di 30 anni fa ma comunque sempre abbastanza da star male. A volte da ucciderti.

Ma te l’immagini Alex in una scuola elementare di un paesino dell’entroterra di qualsiasi parte d’Italia?

Noi che viviamo in un paese dove ancora un preside che decide di non fare la recita di Natale, e io amo le recite di Natale, viene travolto dalle sommosse dei genitori che lo additano come un indemoniato.

Allora è un bene introdurre l’ideologia gender a scuola?

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Non lo so.

Penso ai miei figli e penso a come viviamo noi in una famiglia con un papà e una mamma.
E penso al fatto che mio figlio maggiore si sia preso una cotta per una sua amica più grande. E a quando il piccolo mi ha svelato di essersi fidanzato con la sua compagna di banco. Se le cose fossero andate diversamente li avrei comunque amati incondizionatamente, ugualmente.

Anche di un’altra cosa sono sicura però.
So di certo che i nostri figli sono migliori di noi.

I bambini accettano la ‘diversità’ più di noi adulti.
Diversità intesa a 360 gradi: i disabili, i musulmani, i bambini neri, gialli, rossi.
Sono ancora senza sovrastrutture, e se ce le hanno è colpa di noi genitori.

A loro importa che giochino insieme, con le bambole o con le macchinine, con i supereroi o con i vestiti delle principesse.

E forse allora loro potrebbero accettare molto più un Alex di quanto lo possiamo fare noi grandi.

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1 COMMENT

  1. Sono d’accordo con te Alessandra, sarebbe difficile se uno dei nostri figli dovesse manifestare la sua diversità. Difficile non da accettare, ma difficile perchè sappiamo ciò che li aspetta. D’altra parte siamo nella generazione di “mezzo”, quella che ha il compito di insegnare alla nuova generazione a rispettare tutto e tutti, ma che al contempo convive con quella che è rimasta indietro.
    E’ come quando le donne hanno bruciato i reggiseni in piazza: ancora per qualche anno hanno dovuto subire i soprusi maschili (che poi … sono mai finiti?) prima di arrivare alla parità riconosciuta dai più (diciamolo, dai, solo qualche zotico ignorante la pensa in maniera diversa)
    Non dobbiamo mai arrenderci. E’ importante che educhiamo i nostri figli soprattutto se sono (tra virgolettissime e spero si capisca cosa intendo) dalla parte più tutelata. Quella dei cosiddetti “normali”.
    La materna di mio figlio (scuola pubblica) ha aperto uno sportello per bambini e genitori per affrontare il tema.
    Si fa un passetto alla volta per arrivare al traguardo!

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