Metodo olistico a scuola. Il bambino, prima che studente, è una persona

Ultima modifica 16 Luglio 2019

Leggo un articolo condiviso da un’amica. Parla di una scuola a Baltimora che utilizza la meditazione al posto della punizione.

Gli studenti monelli vengono mandati in una stanza colorata, silenziosa, per fare esercizi di respirazione.

E’ un’idea sicuramente originale che ha di base la considerazione del bambino come persona, nella sua interezza. Un’idea particolare che offre al bambino un’alternativa valida alla reazione violenta per sfogare rabbia o nervosismo.

Metodo olistico a scuola. Il bambino, prima che studente, è una persona

Il metodo della scuola di Baltimora è senza dubbio valido, come ogni approccio educativo che consideri la persona in tutte le sue sfaccettature e non semplicemente lo studente.
Un metodo che aiuta la formazione accompagnando e non imponendo.
Metodo olistico

Questo approccio educativo oggi viene definito metodo olistico.

Considera il tutto e non solo la parte, è stato rivalutato in tutto il mondo in questo momento storico che si mostra sempre più spesso opprimente per la formazione della personalità.
Ma viene da molto lontano.

Affacciandosi alla finestra della pedagogia, si possono ammirare come scie che si toccano, si intrecciano e spesso fondono, gli indirizzi pedagogici nati da cento anni a questa parte, e anche prima.
Quando “scopriamo” nuovi metodi che sbocciano come fiori dal nulla, in realtà “pizzichiamo” gigantesche teorie pedagogiche che sulla formazione della persona hanno già detto tutto… o quasi.

Sono quelle teorie che oggi si chiamano olistiche. Quelle che consideravano il rispetto dei tempi, dei bisogni, della persona intera.
Teorie che affrontavano le difficoltà con professionalità amorevole per eliminarle e fare passi, piccoli passi ma va bene così), in avanti.

Maria Montessori, Don Milani, Mario Lodi: loro avevano la vista lunga, pur senza il sostegno delle conoscenze scientifiche di oggi.

E infatti le neuroscienze ora stanno apportando serene conferme sulla necessità di considerare l’apprendimento e la formazione della personalità come un fatto strettamente connesso alle emozioni, all’esperienza diretta, al fare per comprendere, alla dimensione sociale dello stesso processo di conoscenza.

Quindi ci urlano che un bambino va abbracciato tutto nel momento del conoscere.

Va portato fuori dal banco per apprendere, accolto e guidato nei suoi sfoghi, va guidato col sorriso nel suo percorso di crescita culturale ed emotiva.
Consolato e spinto da carezze di fiducia nelle sue possibilità.

Metodo olistico

Scontato? Direi di no.

Per niente, se ancora la professoressa Daniela Lucangeli tiene convegni su convegni per dirci che ogni conoscenza ed ogni concetto vengono veicolati dalle emozioni positive.

Per niente, se mettiamo un bambino di fronte alle prove Invalsi a 7 anni.

Quindi ben vengano tutte le novità in questo senso, senza dimenticare che abbiamo a portata di cuore e di mente tutti gli strumenti pedagogici per fare di più e meglio.

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