Il “basta compiti” a priori non ci sta

Ultima modifica 20 Giugno 2019

Si parla di compiti. Troppi compiti ed inadeguati.

penne-e-quaderni_1Scusate…è lungo il discorso perché si considerano spesso aspetti parziali e non mi piace quando si spalma sulla scuola italiana tutto ciò che di negativo può esserci nell’istruzione mondiale.
Lo dice l’Ocse che i ragazzi italiani sono quelli che nel mondo intero studiano di più…senza risultati, dicono.
Le statistiche sono le grandi padrone del nostro tempo.
Mio nonno diceva : “Sì, gli Italiani mangiano due polli a testa, ma tanto nella realtà c’è sempre chi magna troppo e chi gnente“…era folignate.
Ed io la penso esattamente come lui.
Facciamo pure le crociate contro il troppo, ma diciamo anche che non è sempre così.
L’articolo di Repubblica e l’articolo del Corriere parlano dei coetanei di tutto il mondo e trattano l’argomento come fosse pieno di certezze.
Non vi fermate alle apparenze o alle notizie incomplete.
Vi invito invece a leggere cosa dice Kyu Tae Jeon, Chief Researcher presso CK Instructional Development Institute (Soongsil University) degli studenti coreani (la cui scuola è contemplata come una delle migliori al mondo e, sicuramente, come migliore di quella italiana…dicono) in merito alla competitività: i più ricchi mandano i figli a lezioni private il pomeriggio, mentre i più poveri non possono permetterselo.
E’ testimoniato che i ragazzi che frequentano corsi provati pomeridiani oltre la scuola hanno risultati migliori rispetto agli altri. Cioè, qui addirittura non si fanno i compiti, si frequenta direttamente un’altra scuola. Allora, se vogliamo fare i confronti facciamoli su tutto.
Prendiamo il sistema finlandese: secondo un’analisi piuttosto accurata dei ragazzi dell’istituto Alessandro Volta di Perugia che mi ha incuriosito per la sua completezza, si nota a pag 23 punto 9, che nella scuola finlandese ci sono carenze di materie formative e in particolare negli studenti è poco sviluppata la capacità di esprimersi oralmente in quanto non esistono verifiche orali. Sarà perché non gli viene chiesto di studiare e riferire?
A me sembra che la statistica appiattisca un un’unica direzione una questione che ha aspetti diversi e non sempre oggettivi da considerare; aspetti a loro volta capaci di molteplici riflessi.

Passiamo ai nostri studenti sovraccarichi.impegno dei compitiBasta compiti o basta compiti eccessivi ed inadeguati?
No, perché, se siamo per il secondo “basta”, io ci sto.
Ma andiamoli a controllare nelle realtà sbilanciate…senza fare una crociata nazionale.
Secondo me le crociate non portano a nulla, mentre i genitori e i ragazzi di realtà pesanti e oppressive, seriamente, si dovrebbero presentare con diari alla mano presso le dirigenze per discutere sul da farsi e per invitare i maestri e i professori “distratti” o pretenziosi a rivedere il carico dei compiti.
Eh, sì, perché io qualche domanda me la faccio, in quanto tutta questa evidenza non riesco a coglierla.
Si parla di genitori in affanno che devono aiutare i figli perché i compiti sono troppi o perché i bambini e ragazzi non li sanno fare? I genitori smettono di lavorare per aiutare i figli a fare i compiti oppure si lamentano semplicemente perché devono seguirli?
Anche qui ci sono eccessi che vanno considerati nelle singole situazioni e risolti.
La percezione del compito a casa è diversa per ogni genitore, essendo soggetta a variabili tipo considerazione del lavoro scolastico, disposizione a seguire i figli a casa, tempo disponibile.
Poi,  i bambini e i ragazzi non sanno fare i compiti perché gli esercizi sono realmente inadeguati o perché non stanno attenti a scuola? Ognuno avrà la sua situazione sotto gli occhi e bisognerà anche considerarlo.
D’altro canto esistono anche ragazzi e ragazze, tanti, che si allenano in qualche sport tre volte a settimana e che riescono ad avere buoni voti a scuola senza morire.
Esistono ragazzi che si dedicano al volontariato quasi ogni sera e riescono ad avere voti decenti ed anche ottimi. Voglio dire che forse realtà “illuminate” ci sono e forse sono in numero maggiore di quanto dicano queste statistiche.
In ultimo gli insegnanti…se volete continuare a leggere…ci siamo rimasti noi, colpevoli.
Nell’articolo di Repubblica si parla di maestri e professori in affanno che chiedono ai genitori di aiutare i figli a fare i compiti.
Mi chiedo…in affanno…perché?

Cioè, i professori che caricano di compiti, non ce li vedo proprio in affanno.
Certo che, se i ragazzi non eseguono affatto i compiti assegnati (tanti o pochi che siano), ci sta che un professore si preoccupi di dire al genitore di seguire il proprio figlio. Ma quello non dovrebbe chiamarsi affanno…forse interesse o “impicciaggine”, a seconda del punto di vista…
Poi, per tornare al confronto col mondo, se la media europea è di quattro ore di studio a casa, vuol dire che i compiti ci sono comunque diffusamente. Quindi il “basta compiti” a priori proprio non lo capisco.

Ylenia Agostini

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