Il comandante Schettino

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Ultima modifica 20 Aprile 2015

Siamo arrivati al processo per il comandante Schettino o, meglio, all’incidente probatorio, all’ascolto di quanto registrato e conservato nella scatola nera, che tutto registra.

Hanno scelto un teatro per celebrarlo, hanno voluto un sala grande che potesse contenere il gran numero delle persone interessate alla vicenda, i passeggeri sopravvissuti e i familiari di chi ha perso la vita quella notte.

Ci sono stati 32 morti, ma lo Schettino sembra non esserne consapevole, lui difende a gran voce che la sua abilità, la sua pronta manovra, la sua capacità di utilizzare il vento che spirava quella notte, vento che, dice lui, gli ha permesso, a macchine spente, di realizzare un’inversione di rotta e l’avvicinamento alla costa.

Non voglio entrare nel merito tecnico, altri ne saranno in grado, ma mi domando come sia possibile che un tale colosso, una nave di tale stazza, con i motori spenti, senza vele che prendano il vento, possa con un colpo di timone che agisce sul nulla, essere guidata in una qualche manovra, quale che sia l’abilità del timoniere.

Un’altra cosami ha colpito sfavorevolmente e ha fatto scendere ancora più in basso, se la cosa fosse possibile, la mia stima per il comandante.

L’accusa che lo stesso ha lanciato e solo ora, verso il timoniere extracomunitario di non aver capito il suo ordine, di aver virato a destra e non a sinistra,  ma, a prescindere dalla comprensibilità della parlata del capitano, che, come abbiamo sentito si esprime in un napolitaliano e in un napolinglese assai improbabili, non aveva asserito lo stesso Schettino, e con lui tutti i presenti in plancia, che lui stesso aveva preso il timone e compiuto da se la manovra di avvicinamento all’isola e che era al timone al momento dell’impatto con lo scoglio?

Ma non basta!

La mia disistima nei suoi confronti ha raggiunto il limite massimo quando giovedì 18 ottobre un telegiornale ha inquadrato lo stesso personaggio mentre con passo baldanzoso si avvicinava al teatro e, prima di entrare, ha rivolto un galante saluto ad una giornalista televisiva rivolgendole queste precise parole: “Preferisce un baciamano o preferisce un inchino?”

A dir poco agghiacciante, vero?

Per quell’inchino sono morte 32 persone, 2 salme non sono state ancora ritrovate, molti i feriti anche gravi, e tuttti i sopravvissuti hanno vissuto ore non attimi di terrore. E tra loro molti erano i bambini.

Terrore che il comandante Schettino ha prolungato nel tempo perché non ha solo portato la sua nave a divellere uno scoglio (segnalato d tutte le carte nautiche), ma ha nascosto la verità, ha tentato di minimizzare l’accaduto non dando informazioni, forse nella speranza che un miracolo cambiasse le cose, cancellasse i suoi errori, invece ha aggiunto errori ad errori non ordinando l’abbandono della nave prima che questa si inclinasse paurosamente e quando, finalmente ha dato l’ordine, non curandosi del modo in cui questo veniva trasmesso ed eseguito, non prestando assistenza, nemmeno con gli altoparlanti, non dirigendo le azioni, anzi, e last but not least allontanandosi dalla nave con il suo secondo a bordo di un natante prima che i passeggeri fossero tutti sbarcati ed in salvo e rifiutandosi di tornare a bordo per prestare assistenza dietro preciso ordine del comandante del porto, come era suo dovere.

Si è fatto, forse, prendere dal panico, come un povero piccolo uomo pavido, dimostrando di non essere all’altezza del suo compito, del compito di un comandate!

Si dice che sbagliare sia umano, ma lo Schettino non ha solo sbagliato una volta, ma ha perseverato, ha accumulato errori su errori, ha superato ogni limite, anche di improntitudine.

E per questo 32 persone sono morte, ci pensi, comandante, se  ha una coscienza.

 

Nonna Lì

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