Ultima modifica 6 Novembre 2015


Quanto può o deve uno stato interferire, intromettersi o gestire la vita e le scelte dei suoi cittadini ?

Me lo sono chiesta in diverse occasioni   e ancora una volta qualche giorno fa leggendo questa notizia: il parlamento irlandese da ok alla possibilità di abortire ma solo se la madre è in pericolo di vita.

Lo trovo assurdo. Trovo assurdo che ci sia una legge a decidere se devi o meno diventare madre. Ma il paradosso diventa ancora più assurdo quando si prosegue nella lettura dell’articolo. Dove si legge che una giovane donna di 31 anni ha perso la vita. Perché alla 17 esima settimana ha avuto un aborto spontaneo. Ma i medici che avrebbero potuto interrompere la gravidanza non lo hanno fatto perché il cuore del feto batteva ancora. Quindi la donna è stata ricoverata. Il cuore del piccolo ha poi smesso spontaneamente di battere, ma ormai era tropo tardi e la donna è entrata in setticemia e poi…la morte.

Mi ha ferito. Mi ha colpito il cuore.Fa male che una donna ancora non possa vivere o scegliere se far vivere dentro di se un bambino. E soprattutto non possa essere salvata, o almeno provare ad essere salvata, con un intervento. Perché ? Perché ha detta dei deputati contrari alla legge l’Irlanda è un paese cattolico. Tutto un paese o il governo al potere ? Potere di vita o di morte? Ma la donna non era irlandese e di fede Hindu. Non che conti molto o dovrebbe contare molto in quale Dio credi o su quale suolo nasci.

Posso capire che per alcuni sia difficile da capire o accettare, ma la verità è che la natura ha messo nelle mani e nel corpo di una donna la vita. E l’evoluzione della storia dell’uomo ha dato la possibilità di una scelta importante. Perché non è possibile essere madre semplicemente come contenitori di vita. Lo si diventa nell’animo, nel cervello, nel cuore e per sempre. E per quanto possa sembrare ingiusto agli occhi di qualcuno è così che stanno le cose: è una donna che deve decidere. Nessun’ altro, non fino a quando anche un uomo potrà procreare. Non sono una femminista ( anzi non le sopporto proprio ) ma è solo un dato di fatto. Capisco che agli occhi e nel cuore di un uomo possa anche essere ingiusto. Davvero lo capisco. Ma ci sono moltissime altre cose ingiuste in natura. Cose che ancora o che mai potremmo cambiare.

La decisione di dare questo primo ok alla legge è un passo dovuto a mio modestissimo parere. Venuta anche dopo un’latro caso assurdo. Una donna malata di tumore aspetta un bambino. Purtroppo la gravidanza potrebbe far acutizzare la sua malattia. Sceglie dolorosamente di abortire. Ma le viene vietato. Vietato. Lo stato decide per te. Della tua vita.

Ci tengo a precisare che non sono una donna a favore dell’aborto sempre e comunquee soprattutto non come metodo contracettivo. Ma sono una donna che crede nella libera scelta. Che crede che essere madre vada al di la del fatto di essere il corpo che da la vita e la fa crescere dentro di se. Ma che crede anche che sia impossibile separare corpo e anima in una gravidanza. E quindi se le condizioni cliniche o mentali o sociali o spirituali  o qualsiasi altra condizione non sono quelle che la donna in attesa desidera o ritiene possano fare di lei una madre a tutti gli effetti credo debba essere lasciata libera di scegliere. Perché di bambini nati soli, infelici o buttati via ce ne sono troppi. Troppa vita messa al mondo e poi abbandonata. E non sempre nelle amorevoli cuore di altre madri o padri. A volte anche in condizioni peggiori. E lo stato che tanto si proclama a giudice di vita quanto poi una volta nati è in grado di dare una vera vita a quei bambini ?

L’aborto dovrebbe essere l’ultima scelta possibile. Perché è chiaro che lo stato, che tutti dovrebbero poter aiutare una donna in attesa di una vita. Ma non contro la sua volontà. Non si può obbligare una donna ad essere madre. E tanto meno obbligarla a vivere o a morire anche per una legge. Decisa a tavolino dove non ci sono le storie e le vite di chi decide di interrompere lo sviluppo della vita di un bambino.

Io credo che spesso si nasconda un falso moralismo dietro il no all’aborto. Tutti a battersi le mani per quanto sono bravi nel tutelare un bambino. Ma alla vita di quel bambino non voluto chi ci pensa poi ? Alla vita di una donna non madre per scelta a chi importa ? E del padre ? E di quel marito che ha visto sua moglie morire per una legge sociale e religiosa a chi interessa ? Chi tutela questo ? Non credo sia giusto dire cosa è più importante. Credo sia giusto che la società e lo stato debbano tutelare, aiutare e dare tutto quello che è possibile ad una donna in attesa, proprio per salvaguardare la vita che nascerà e contemporaneamente ( e non dopo, insieme ) la vita della madre e del padre del nascituro. Ma se ciò non basta allora lo stato e chiunque deve fermarsi. E lasciare alla donna la decisione finale. Forse è questo che non va giù a molti. Un potere alla donna.

Continuo a credere e a sperare che si smetta di vedere la donna come un oggetto. Sessuale, contenitore, inferiore o da sfruttare. Per ora posso solo continuare a sperare. Ma ad ogni notizia che dice ancora tutto il contrario fa male. Fa davvero male.

Nathalie Scopelliti

La redazione del magazine. Nato nel maggio 2013, da marzo 2015, testata registrata al tribunale di Milano. Mamme di idee rigorosamente diverse commentano le notizie dell'Italia e del mondo, non solo mammesche.

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